Poco fa il Ministro degli Esteri Frattini ha reso noto che decine di basiji (corpo paramilitare al servizio dell’Ayatollah) hanno tentato di fare irruzione presso la nostra ambasciata a Teheran. La polizia ha sventato il tentativo. L’assalto è stato portato avanti con lanci di pietre e grida “A morte l’Italia, a morte Berlusconi”. E’ evidente che l’iniziativa è figlia della visita del Premier in Israele e del “cazzotto all’occidente” di cui ieri parlavano le agenzie di stampa iraniane.Sembra che la stessa cosa stia accadendo con altre ambasciate come Olanda e Francia.Non penso che ci sia molto da commentare, se questa è la reazione di un regime repressivo come quello iraniano per la politica di avvicinamento dell’Italia a Israele, ritengo doveroso fare alcune riflessioni:

1) Una considerazione sulla politica estera italiana: L’Italia ha fatto finalmente una scelta di campo verso un paese democratico, l’unica democrazia in medio oriente. Un paese che è costantemente sotto la minaccia di kamikaze, missili e governi ostili come quello iraniano. Era inaccettabile continuare a stare zitti o a fare quelli che vogliono stare per forza nel mezzo.

2) Una considerazione sullo scacchiere internazionale: Ancora oggi vediamo come l’Iran abbia deciso di portare avanti il programma di arricchimento dell’uranio al 20 %. Dice che serve per ospedali. Nessuno ci crede, ma tutti stanno fermi. Non è un caso che di fronte alla volontà di Francia, Germania, Gran Bretagna e USA di aumentare le sanzioni per il regime iraniano, sia solo la Cina che continua a dire “negoziamo”. Fino a quando? Quanto deve essere tesa questa corda prima di spezzarsi?

3) Una considerazione di politica interna: Leggendo sulla rete alcuni commenti di alcuni utenti ho capito perchè non passa giorno che a sinistra non ci sia uno scontro fra riformisti e massimalisti. Per anni è stata cavalcata la tigre del nemico Berlusconi, dell’assassino Israele, che oggi, di fronte all’evidenza, in rete fioccano messaggi pro iran e contro il Premier. Che avrà diecimila difetti e centomila motivi per non essere votato, ma che su Isreale e sulla questione medio-orientale si è mosso con un coraggio e una decisione che l’Italia non aveva mai visto. Se pur di andare contro Berlusconi ci si schiera con un regime che impicca gli oppositori, è inutile anche cercarlo il dialogo.

Vedere per credere: dalle diatribe nostrane alla Scala delle librerie on line. Il Partito Democratico si ritaglia un palcoscenico di tutto rispetto per raccontare ai più l’aspra battaglia delle primarie, gli strali di Repubblica e gli affondi di Di Pietro. LUNGA VITA AL PD di Andrea Ambrosino, pubblicato dall’editrice lulu.com, è un volume che percorre i sei mesi di aspri scontri all’interno del Partito Democratico. Dalle europee di giugno fino agli

“inciuci” di Massimo D’Alema.  Un viaggio attraverso i giorni che hanno infiammato il dibattito politico italiano in questi ultimi mesi.  Lo sguardo dell’autore si concentra ora sui momenti di massima tensione ora sui picchi di iniziativa politica dei vari Bersani, Serrachiani, D’Alema, Fassino, Rutelli, sui tentennamenti di Chiamparino e  Veltroni, e sui non allineati di Chiti a Firenze. E sullo sfondo la guerra editoriale fra quotidiani, i continui attacchi di Di Pietro , lo scandalo escort, il G8, il lodo Alfano e la manifestazione sulla libertà di stampa in Italia.

Dalle premesse si capisce che tutto nasce dal dopo voto delle Europee di giugno. Mentre le televisioni mostravano il distacco di 7 punti fra PDL e PD, e i leader del PD si limitavano a rispondere piccati che avevano vinto le elezioni. Da qui  parte il viaggio attraverso le dichiarazioni, gli schieramenti. Un diaro di viaggio delle politiche e nell’antipolitica del più «grande partito riformista».

Andrea Ambrosino, nasce a Firenze, la Rossa Firenze. Qui vive, va a scuola e si laurea in Scienze Politiche. Lavora presso una cooperativa che opera nel settore della formazione, istruzione e lavoro.

Il libro è disponibile on line sia presso il sito lulu.com che presso il circuito Amazon.com e Amazon.co.uk. E’ disponibile sia nella versione cartacea standard che in formato ebook da scaricare.


Mentre la Camera approva il legittimo impedimento. Mentre il rebus delle regionali mette in evidenza contrasti non solo fra i candidati locali e la dirigenza nazionale, ma anche fra veltroniani e franceschiniani, fra bersaniani e dalemiani, fra laicisti pd e cattolici pd. Mentre infuria il totonomi per la poltrona a primo cittadino di Bologna, dopo le dimissioni di Del Bono, travolto dal Cinzia-gate e dopo il niet di Romano Prodi. Mentre Berlusconi in Israele viene accolto come il salvatore della patria…. Bene. Mentre succede tutto questo, cosa ti va a capitare a Barberino del Mugello, nei pressi di Firenze? Un nuovo scandalo per il PD.

A metà strada del tratto autostradale fra Firenze e Bologna, in pieno appennino toscoemiliano, là dove il lago di Bilancino diventa d’estate rifugium peccatorum per i fiorentini circondati da caldo afa e asfalto, dove puoi entrare in contatto con cibi mangiarecci nei tipici ristoranti che ti servono i tortelli alla mugellana, e dove puoi fare una gita con la famiglia all’Outlet per cercare di risparmiare qualcosa, che di questi tempi non fa mai male. E’ proprio là che gli inquirenti hanno scoperto un sistema di potere che mirava a lottizzare il territorio del comune di Barberino.

I reati contestati sono abuso d’ufficio e corruzione. In pratica sarebbe emerso dalle intercettazioni un sistema che ruotava intorno alla figura dell’ex sindaco Paolo Cocchi, ora assessore regionale alla cultura e al commercio, e che vede coinvolti il suo successore Gian Piero Luchi, l’ex vicesindaco ed assessore all’urbanistica Alberto Lotti, il consigliere regionale Gianluca Parrini, tutti esponenti del Pd, nonché alcuni imprenditori fra cui il titolare della società Mugello Lavori. Dal canto suo l’assessore regionale Cocchi si difende “conosco i fatti e le persone ma sono completamente innocente”. Sembra non essere contestato di per se’ alcun atto amministrativo, ma appunto un sistema mirante a favori determinate persone e imprenditori.  ”Negli atti si parla di due giorni trascorsi in una località termale pagati da lui: è vero, ma non vedo dove si possa ravvisare il reato. È un imprenditore che stimo, una persona perbene, spesso ci sono andato a pranzo e ha pagato lui. È reato?” si difende Cocchi. Da un certo punto di vista l’inchiesta sembra una sorta di calciopoli. Certo è che comunque vada a finire questo è l’ennesimo scandalo locale per un partito che ha sempre avuto la pretesa di fare della “questione morale” il suo cavallo di battaglia.

Di seguito una parte delle intercettazioni riportate oggi su La Nazione:

Consigliere: «Hai saputo il risultato delle Comunali?».
Luchi: «Ho saputo? Ma, e ho fatto lo scrutinio fino alle due».
Consigliere: «Ah, ecco. Allora t’avrai visto qual era il giochino. Allora… a casa mia i comitati d’affari… Qui abbiamo il Lotti assessore all’urbanistica, il Guerrisi, il geometra con interessi sul territorio, il suo zio costruttore edile e la sua fidanzata in un’agenzia immobiliare a Barberino. A casa mia questo cose qui diventano molto pericolose all’occhi della gente».
Luchi: «E lo so. Ma, questo e bisogna essere svegli noi».
Consigliere: «Si ho capito, però il segnale forte che viene dall’analisi di questo voto guardando i nomi e c’è… traspare come il sole che c’è un comitato d’affari che ha evidentemente interessi forti su quello che è il piano regolatore, l’urbanistica futura, lo sviluppo urbanistico ecettera…».
Luchi: «No, no, mi dispiace, io non la leggo così».
Consigliere: «Speriamo che mi sbaglio. Speriamo che mi sbaglio».

…..

Avvocato: «Te l’hanno detto dell’assegno di 1000 euro?».
Lotti: «Di chi?».
Avvocato:«Del nostro amico Mugello… Lavori e quell’altro…».
Lotti: «No, non m’hanno detto nulla».
Avvocato: «C’abbiamo un assegno da 1000 euro intestato al partito democratico di Barberino».
Lotti: «E che… però c’è la cosa… porca madosca…».

……

Parrini: «Che sei a mangiare?».
Cianti: «No, no sono in ufficio».
Parrini: «allora… io ho fatto quelle cose che dovevo fare… tutto a poto… si è deciso quello che si doveva decidere… e ora si sta a vedere… ascolta compagno, non c’è fretta… ho visto quelle persone… ho sistemato tutto…».

Segnalo di seguito un interessante articolo tratto da ilfoglio.it.

Cinque smaliziati osservatori spiegano che cosa c’è dopo il Pd:

abbiamo raccolto la domanda provocazione di Barbara Palombelli, che mercoledì, sul Foglio, parlava di un suo “pensiero ricorrente, quasi un incubo”: quello di “svegliarsi, più o meno il 30 marzo prossimo, e non trovare più il proprio partito, la propria area di riferimento”. Ma davvero l’ipotesi di superamento del progetto del Partito democratico può passare dal novero delle eresie a quello delle ipotesi sulle quali è già possibile – forse necessario – cominciare a ragionare?

continua…

Un sms Riformista (ep. 13)

Iniziativa

I magistrati lasciano l’aula per protestare. Solidarietà dalle carceri. Pare che anche i detenuti vogliano adottare la stessa iniziativa: lasciare le carceri per protesta.

Ambrox


Il Riformista, SMS/Mail, pag 14, domenica 31 gennaio 2010