Nel PD è scontro aperto in vista del congresso. Anzi a quanto sembra anche sul congresso. Lo facciamo o non lo facciamo? Alla fine è passata la linea di Franceschini e il congresso si farà a ottobre. “Confrontarci ci farà bene” ha detto Franceschini. Balle. Il congresso a ottobre può essere una delle carte che permetteranno a Franceschini di restare in sella.
Procediamo con ordine. Bersani contro Franceschini per la guida del PD. Il vecchio esponente del PCI contro l’ex dirigente della DC. Come abbiamo già visto Bersani è il candidato della rottura. Quasi del ritorno a casa. E’ il candidato di chi si è stancato di perdere e di prendere gli schiaffi da Berlusconi, dal PDL, dalla Lega, dall’Italia dei Valori e ora pure dall’UDC. Bersani è l’uomo che al momento sembra vantare dell’appoggio di Massimo D’Alema e che sembra avere dalla sua una schiera di big del partito che vanno dalla prodiana-ulivista-cattolica Rosy Bindi al presidente della provincia di Roma Zingaretti (si lui..il grande politico che per fare la vera prevenzione a Roma e nei giovani ha decretato che la risposta giusta è quella di mettere distributori di preservativi nelle scuole superiori..un grande..propongo flotte di aerei che lanciano preservativi su tutta l’Africa..così debelliamo la malattia, magari ci mandiamo Mister No).
Contro questo che pare sulla carta un candidato invincibile si è schierato Franceschini. Sembra di vederlo, solo, avvolto in un trench, capello oramai per terra, winchester alla mano, che si prepara a sfidare il mucchio selvaggio di Bersani e soci. Un Jack Beauregard dei nostri tempi. In questa battaglia però Franceschini non è solo. Veltroni ha dichiarato il suo appoggio e Coffereti idem.
Di per sè a ben vedere sembra, con tutto il rispetto, la lega dei “perdenti”. Si perchè Veltroni è l’uomo del grande passo. L’uomo che ha fatto la svolta del lingotto. allora tanto apprezzata ma ora tanto deprecata. L’uomo che ha fatto cascare Prodi, che ha chiuso i conti con l’Ulivo, con Rifondazione/Comunisti Italiani e Verdi ma che ha creato anche lo spauracchio di Di Pietro. L’uomo che ha perso le elezioni facendo prendere al PD un bottino del 33,2 % ma che lo ha anche portato a 9,2 punti percentuali di distanza dalla coalizione di Berlusconi. Cofferati invece è il contestatissimo ex sindaco di Bologna. Il grande sindacalista della CGIL che poi però, complice anche qualche mossa politica non molto azzeccata, è caduto nella grande contraddizioni della sinistra: la sicurezza, Si perchè a fare proseliti sull’integrazione sono tutti buoni, poi quando governi e vedi che i cittadini chiedono una sicurezza che non c’è più, un degrado che non si ferma, la risposta è riportare ordine. Nono sono le belle parole che riempiono i salotti e scaldano il cuore.
E Franceschini? E’ il traghettatore. Chiamato per riprendere il mano le redini di un partito allo sbando dopo la disfatta di Sardegna, al grido di “Rinnovamento” è uscito dalle europee dove il suo PD ha perso alri 9 punti rispetto alle politiche (26,1%), ed è uscito dalla amministrative dove il centrosinistra rappresentava 27.541.359 cittadini e governava in 50 province. Adesso il centrodestra rappresenta 21.250.592 cittadini e governa in 34 province. Il centrosinistra rappresenta 12.930.386 cittadini e governa in 28 province. Fra le sconfitte eccellenti: la Provincia di Milano, il Comune di Prato, la Provincia di Venezia, la Provincia e il Comune di Napoli.
Il buon Dario si candida perchè sa che non ha nulla da perdere. Alla testa di una corrente che da un anno racimola solo sconfitte, Franceschini invoca il congresso a ottobre per ottenere una nuova ricoonferma per arrivare fino alle elezioni regionali del prossimo anno. Si perchè fra un anno si vota. E come ci va il PD al voto regionale?
Nel Nord del paese il PD è praticamente estinto. Restano solo gli oramai avamposti della Provincia di Torino, dove governa un ex DC con l’appoggio dell’UDC, il Comune di Trento, dove il PD governa con l’UDC, e la Provincia di Padova. L’Emilia-Romagna, fino ad oggi grande roccaforte della sinistra contro il nord, sembra una linea gotica sempre più compromessa. Perchè se regge Bologna, oramai nella regione la Lega Nord è all’11 %, ci sono sindaci leghisti e zone in mano al PDL. Con queste elezioni nelle Marche e nell’Umbria il PDL è diventato il primo partito. In Toscana, dove il PD riconquista Grosseto e Montecatini, il centrodestra espugna Prato. Nel Lazio le cose non vanno meglio. Roma è in mano ad Alemanno e solo nella Provincia regge Zingaretti. Le isole sono saldamente in mano al PDL. In Campania il PDL espugna Napoli, roccaforte storica della sinistra, e la poltrona di Bassolino scricchiola sempre di più. Le buone notizie vengono dalla Puglia, regione dalemiana, dove il PD tiene stratta Bari (anche se perde Lecce).
In uno scenario come questo, la domanda è: chi ci mette la faccia per guidare un partito che in un anno rischia di crollare ancora di più? Si perchè metterci la faccia ora vuol dire rischiare di bruciarsi. L’arma di Franceschini è questa. Per questo ha tanta fretta di fare il congresso. Poi possiamo parlare di volti nuovi, tirare in ballo la Serracchiani, ma di certo un partito non lo resusciti con i ventenni.
Franceschini vs Bersani. Sembra una sfida già scritta. Ma forse non saranno gli unici candidati. In molti si aspettano il terzo outsider. e sembra che il candidato più accreditato sia uno della banda dei “quarantenni”, ovvero uno della premiata ditta Filippo Penati, Massimo Cacciari, Sergio Chiamparino e Linda Lanzillotta. Al monento l’unica che sembra quasi apertamente scesa in campo è la Lanzillotta, che fra l’altro sembra possa contare dell’appoggio dei Rutelliani, che indubbiamente mirano ad un terzo candidato per poter aver un loro peso negli equilibri del partito.
Ne vedremo delle belle.