Vittorio Feltri al Giornale. Questa è la mossa del Cavaliere per preparasi alla “guerra” d’autunno.
Dopo quasi undici anni di esilio, Vittorio Feltri torna a dirigere il quotidiano della famiglia Berlusconi.
Una mossa a sorpresa per alcuni. Un sottile calcolo politico per altri. Ci sia dato di vedere nel richiamo di Feltri alla direzione de Il Giornale, la prima mossa della controffensiva del Cavaliere agli attacchi dei Repubblica e ai nuovi scenari che si riapriranno al ritorno dalla pausa estiva.
Vittorio Feltri lasciò la direzione de Il Giornale alla fine del 1997, dopo una polemica che l’aveva visto coinvolto per non aver appoggiato la candidatura di Ferrara, che nel Mugello sfidava niente di meno che l’ex pm Antonio Di Pietro. Dopo l’esilio berlusconiano, per Feltri arrivò una breve parentesi alla direzione de La Nazione per poi fondare nel 2000 il quotidiano Libero. Un quotidiano a sua immagine e somiglianza.
Feltri va a sostituire Mario Giordano, già direttore di Studio Aperto, che arrivò al giornale dopo Belpietro che passò a Panorama. Giordano ha avuto sicuramente il merito di dare un restyling grafico al quotidiano, ma oggettivamente ha fallito nel cercare di fare argine alla carica di Repubblica. La chiave della vicenda è proprio il quotidiano fondato da Scalfari che ha portato avanti un’azione mirata contro il Cavaliere da aprile a oggi. Offensiva che è iniziata con la vicenda Noemi, per culminare poi nella pubblicazione delle registrazioni della escort Patrizia D’Addario. Poco ha potuto Giordano per opporsi a questo assalto. Alcuni ricorderanno il timido tentativo di ritirare fuori una storia vecchia e già archiviata su D’Alema. Un’operazione che si è rivelata un fallimento totale e che ha fruttato solo querele. Più sagace l’azione di Feltri, che rispondendo colpo su colpo, a trovato anche il tempo di attaccare il PD, D’Alema e Franceschini: a partire dalle interviste con “scosse” per arrivare alle conseguenze interne al partito sullo stupratore di Roma.
Via Giordano e dentro Feltri. L’anarchico di destra (come alcuni suoi colleghi arrivano a chiamarlo dalle colonne di alcuni quotidiani). Sinceramente l’articolo che oggi più colpisce è l’editoriale di Sansonetti su L’Altro “Il più bravo ma anche il più fottuto reazionario”. Sansonetti riconosce a Feltri un ruolo di primo piano nella cultura della destra oggi. Vede nel direttore di Libero una delle tre punte, insieme a Berlusconi e a Bossi, della destra nostrana. Riconosce l’onore delle armi al nemico, e sottolinea come dove sia passato lui, i quotidiani che prima erano dati per morti, arrivavano a vendere 140 mila copie. Così è stato con L’Indipendente, con L’Europeo e con Libero. Un quotidiano quest’ultimo, che partito da zero e senza soldi (come lo stesso Feltri sottolinea oggi), si è imposto come uno dei sei quotidiani più venduti in Italia. Sansonetti non dispendia solo rose e fiori per l’avversario, anzi imputa a lui di “aver reso peggiore questo paese” e di come ”abbia contribuito a incattivirlo”.
Se da un lato assistiamo alla mossa di Feltri (in termini di scacchi potremmo definirlo un arrocco di Berlusconi), sul fronte Repubblica notiamo una parziale ritirata. Le perquisizioni di ieri nelle sedi dei partiti del centrosinistra (escluso Idv) sembra che abbiamo squarciato il velo daddariano dell’inchiesta di Bari, ricordando a tutti che il filone che segue la magistratura è quello dello scandalo della sanità. Non le vicende di Berlusconi. Repubblica e Unità sono parse da ieri un po’ spaesate. Dai loro siti on line si vedeva grandi titoloni sul rapporto Istat e sul sud, mentre l’inchiesta di Bari era relegatanegli articoli a fondo pagina.
Dopo il danno la beffa! Sembra infatti che De Benedetti stia facendo piazza pulita di molte firme del suo quotidiano, a cominciare proprio da Giuseppe D’Avanzo che è stato il segugio sull’inchiesta della D’Addario e che ha inventato le famose “dieci domande al premier”. Malumore quindi in casa Repubblica: sono 84 i giornalisti che saranno mandati a casa e che magari potranno rientrare con vari collaborazioni esterne. Un duro colpo. Oggi il Giornale riporta un commento anonimo di un collega di Repubblica su Ezio Mauro “Scalfari almeno è riuscito a mandare Craxi ad Hammamet. Ezio invece s’è scornato inutilmente, perchè Berlusconi è ancora saldamente al suo posto, più di lui. Ed ora gli tocca anche l’umiliazione di vedere impoverita la redazione.”
Per un Feltri che si prepara alla guerra, c’è una Repubblica che si riorganizza. E’ indicativa la data di insediamento del nuovo direttore: 24 agosto. Alla fine dell’estate. Giusto il tempo di muovere le prime pedine per aspettare la ripresa del dibattito politico e prepararsi all’autunno caldo.
Per quanto riguarda Libero, che resta orfano della sua stessa anima, auguriamo un buon lavoro al nuovo direttore, sperando che non si avveri la triste profezia di Sansonetti “Domanda: e L’indipendente e L’Europeo dopo Feltri che destino ebbero? Le vendite crollarono e i due giornali furono chiusi. Pazzesco”.
