La mozione Bersani

Posted: 25 luglio 2009 in Politica
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E infine giunse Bersani. Ieri pomeriggio l’ex Ministro dell’Economia ha presentato la sua mozione (visibile qui). Occorre dire che rispetto alle altre due, il contenuto della mozione Bersani era in gran parte già stato rivelato attraverso il Riformista a inizio settimana, ed è già stata oggetto di dibattito. Ciò che colpisce leggendo il testo di Bersani è che si ha l’impressione di leggere non la mozione di un candidato alla segreteria, ma il discorso del segretario del PD. Bersani redige un documento che trasuda sicurezza nella vittoria e nella guida del PD. Bersani parla come leader del PD.

A differenza di Franceschini e di Marino che preferiscono presentare il loro programma dividendolo in punti, Bersani opta per un documento unico: da una panoramica sul nuovo secolo alle alleanza del PD. Il tutto in 14 pagine (contro le 40 di Franceschini e le 15 di Marino). “Il Partito Democratico è la più grande intuizione degli ultimi venti anni. Noi crediamo nel progetto cresciuto sulle radici dell’Ulivo. Desideriamo alimentarlo con le passioni e le intelligenze di donne e uomini pronti a rinnovare la politica italiana.” Subito all’inizio Bersani sottolinea Partito Democratico e Ulivo. E’ dall’Ulivo che tutto è nato. E poi l’affondo “Il non ancora del Pd indica ciò che possiamo diventare: il grande partito riformista che milioni di italiani non hanno avuto, la forza capace di unire Sud e Nord e di portare l’Italia nel XXI secolo, l’energia civile per arricchire la nostra democrazia, il fermento di una nuova cittadinanza italiana ed europea”.

Nelle prime 10 righe sta tutta la forza e il contenuto del messaggio di Bersani. Dobbiamo ripartire da ciò che ci ha portato a fare l’Ulivo e soprattutto da fatto che non siamo stati il partito che volevamo. Le accuse sono chiare. Veltroni e Franceschini sono sul banco degli imputati. A causa loro  ”la vocazione maggioritaria si è ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico, mentre avrebbe richiesto un paziente lavoro di radicamento rivolgendosi con concretezza ai ceti popolari, alle categorie produttive e ai veri innovatori. E’ successo perché invece di fondare un partito mai visto nella storia italiana, si è preferita spesso la suggestione mediatica alla definizione di una riconoscibile identità politica. E’ successo soprattutto perché, dopo aver invocato la partecipazione popolare alle Primarie ed aver ottenuto la risposta formidabile di quasi quattro milioni di cittadini, non si è riusciti a costruire una organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli “.

Finita l’introduzione della mozione, Bersani potrebbe mandare tutti a casa. Invece no. Questa era l’introduzione: adesso il programma. Come Franceschini, anche lui guarda alla vittoria di forze riformiste in USA, India e in Brasile (quest’ultimo omesso da Franceschini, dopotutto più che riformista, Lula è un socliasta) e punta il dito contro l’Europa, dove il neoliberismo ha schiacciato le titubanti forze di sinistra che non hanno saputo rispondere colpo su copo alla crisi. C’è un po’ di nostalgia dell’eurocomunismo di Berlinguer. Dopotuttto le radici sono quelle.

Il punto da cui ripartire è la cattiva distribuzione della ricchezza e il blocco della mobilità sociale ” per diventare un Paese meno diseguale l’Italia deve dotarsi di una moderna rete di sicurezza sociale: riqualificare l’intervento pubblico e promuovere una nuova alleanza tra Stato, terzo settore e privati ispirata al principio di sussidiarietà, nella chiarezza delle responsabilità.” Il candidato Bersani richiama all’etica nell’Economia e per farlo cita anche l’enciclica papale Deus Carita Est.

Guardando all’Italia si parla di riforme, e torna il suo cavallo di battaglia delle Liberalizzazioni : “Per affermare una reale eguaglianza delle opportunità occorre una rivoluzione copernicana che ponga al centro il merito e la responsabilità. L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni: meno barriere di accesso alle professioni, più concorrenza nei servizi, imprese maggiormente contendibili, autorità realmente indipendenti, class-action a difesa dei consumatori.”. Dalle liberalizzazioni alla scuola, alla pubblica istruzione e soprattutto al conflitto di interessi.

Ridistribuzione della ricchezza, laicità e valori condivisi, e legalità sono i tre assi sul quale si muove il pensiero di Bersani e all’interno delle quali si  articola il complesso di riforme e di lotta proposto. ” Il principio di laicità è la nostra bussola, la via maestra di una convivenza plurale. La laicità si nutre di rispetto reciproco e di neutralità – che non significa indifferenza – della Repubblica di fronte alle diverse culture, convinzioni ideali, filosofiche, morali e religiose. È anche impegno per la loro salvaguardia, promozione del dialogo interculturale e interreligioso, mutuo apprendimento: purché, naturalmente, tutti accettino un comune spazio pubblico di confronto e incontro nel quale gli unici principi non negoziabili siano quelli della Costituzione italiana e della Carta dei diritti dell’Uomo. In questo spirito i democratici hanno formulato proposte di legge largamente condivise sulle convivenze civili, sul testamento biologico e sulla libertà religiosa, che vanno rilanciate senza tentennamenti in Parlamento e nel Paese.” Fondamentalmente Bersani, come Marino e Franceschini, pone il problema e dice che lo risolverà. Si capisce un po’ come si muoverà. Ma non dice cosa farà.

Sul tema delle alleanze, l’idea è quella di ricercare alleati perchè da soli non si va da nessuna parte. Bersani parla di una casa da costruire insieme e che “non possiamo più confondere il bipolarismo, che è una conquista della nostra democrazia, con il bipartitismo, che non ha fondamento nella realtà storica, sociale e politica del Paese.” Occhi puntati verso sinistra e UDC. Anche se oggi Casini dice chiaro e tondo che non ci sta a fare un altro centrosinistra.

Geniale è la fine della mozione Bersani. Non è un “come deve essere” o un “come io farò”. No. La formula di Bersani è “Noi siamo un partito” : Noi siamo un partito popolare, Noi siamo un partito riformista, Noi siamo un partito dell’uguaglianza, Noi siamo il partito delle donne e degli uomini, Noi siamo un partito laico, Noi siamo il partito dei diritti civili, Noi siamo un partito ambientalista, Noi siamo il partito dei territori e della sussidiarietà, Noi siamo il partito dei giovani, Noi siamo il partito della conoscenza e dei saperi, Noi siamo il partito dei cittadini e del nuovo civismo. NOI, IL PARTITO DEMOCRATICO. Bersani non pensa al congresso, lui guarda più avanti. Guarda alle elezioni del 2010. Guarda ad una forza che deve diventare maggioranza del paese. Bersani non ha la testa al congresso di ottobre, ma alle elezioni del 2013.

Commenti
  1. Evergreen scrive:

    Ambientalista? Ma nessuno intanto ha scritto cosa vogliono fare per l’ambiente, né Franceschini né Bersani.
    Che cosa dicono in merito all’Ambiente le mozioni di Franceschini e di Bersani? E sulle fonti rinnovabili e lo sviluppo sostenibile?

  2. Fedro scrive:

    Per evergreen:
    Sull’ambientalismo sia Bersani Che Franceschini sono abbastanza chiari.
    Abbi la bontà, fai uno sforzo e leggi le loro mozioni e non chiedere i bignamini!

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