Archivio per settembre, 2009

Il muro cadde a Praga

Pubblicato: 30 settembre 2009 in Costume e Cultura
Etichette:

«Sono venuto da voi oggi – esordì Genscher con voce tonante – per dirvi che il vostro espatrio…» – ma non finì la frase. Sotto di lui, la folla esplose in un boato. Urla, pianti, applausi. La tensione di settimane si sciolse in un istante, ottomila tedeschi stremati dall’attesa capirono che potevano raggiungere finalmente la Germania ovest, capirono che era finito un incubo. Ma Genscher aveva annunciato solo una parte della notizia. Chi udì il resto, rimase di pietra. ..continua…

E così anche la Germania si unisce al resto dell’Europa e conferma la svolta a destra. Era nell’aria da un bel po’. Per due elezioni di seguito l’SPD dell’ex Schroeder, dato per morto e sepolto, era riuscito a salvarsi all’ultimo tuffo. Oramai restano a sinistra solo il Portogallo, la Spagna e l’Inghilterra, almeno per ora. L’unica certezza è che i socialisti hanno ora vinto in Portogallo, anche se hanno perso molto in termini di voti (dal 45 al 36 %). Zapatero ha perso le ultime europee e deve guardarsi le spalle anche da El Pais che gli ha dichiarato guerra. Mentre i laburisti inglesi del premier Brown sono dati per sconfitti alle prossime e molto vicine elezioni.

Il responso delle urne in Germania è stato chiaro: i centristi del CDU/CSU ottengono il 33,8%, i socialisti dell’SPD 23 %, i liberali dell’ FDP toccano quota 14,6%, mentre i comunisti della Linke e i Verdi vanno rispettivamente a 11,9% e al 10,7 %.  Sono molte le conseguenze per il mondo politico tedesco che vede in un colpo solo spazzata via l’SPD, tornare i comunisti post-DDR, e vede riformarsi quella coalizione di governo che nella storia della repubblica tedesca ha dapprima affrontato il periodo post-bellico e successivamente la caduta del muro. E’ interessante però lanciarsi in due considerazioni facendo un paragone con la politica italiana.

Il grande risultato dei comunisti della Linke è stato salutato da Paolo Ferrero come un dato che deve far riflettere la sinistra in Italia e in Europa. Per il Ferrero, il risultato dell’SPD alle elezioni tedesche è frutto del “logoramento e (del)la frattura con la propria base socio-culturale, provocati inequivocabilmente da una stagione di subalternità alle politiche neoliberiste e di compresso moderato sul piano sociale e civile…ciò significa il fallimento del progetto a lungo perseguito dalla sinistra moderata in gran parte dell’Europa“. La ricetta proposta è quindi quella di guardare alla Linke e di dar vita ad una federazione di sinistra anticapitalista.

Il problema è che il buon Ferrero non tiene conto di un’analisi a 360 ° del voto tedesco e non fa le dovute proporzioni con la situazione italiana.  E’ vero che la scelta della SPD di partecipare alla grande coalizione con la CDU ha danneggiato i socialisti e ha rafforzato chi è rimasto fuori da questo sistema (vedi la Linke). Così come può essere vero che gli elettori di sinistra radicale hanno punito la sinistra arcobaleno per la subalternità a Prodi. Ferrero però non tiene conto del fatto che in Germania siamo passati da un sistema prevalentemente bipolare con due grandi partiti (CDU e SPD) e altri tre mini-partiti, ad un sistema di 5 partiti con un solo grande partito al centro dello schieramento (CDU). Questo è lo stesso sistema che si è venuto a creare in Italia con i risultati del voto delle ultime politiche: Lega, PDL. UDC, PD e Idv. La Sinistra Arcobaleno è rimasta fuori dallo schieramento perchè i voti di gran parte del suo elettorato sono stati dirottati sull’Idv che era vista come partner a sinistra del PD.

Quindi il vuoto politico denunciato da Ferrero è già stato colmato. Semmai potremmo evidenziare come siano state la legge elettorale e le mosse dei partiti a dare vita a questo sistema e non gli elettori. In Germania sono stati i tedeschi che hanno scelto di creare questo nuovo sistema politico. In Italia, gli elettori hanno solo ratificato quello che i partiti avevano già deciso. Un bipolarismo a 5 partiti. Se una cosa è stata voluta dagli italiani è stata la conferma dell’UDC nel sistema politico della penisola. La morte della sinistra radicale classica era già nell’aria da tempo. Il classico comunismo italiano è stato sostituito dal ben più martellante giustizialismo dell’Italia dei Valori.

E in questo quadro di desolazione a sinistra, l’unico che ride è il buon vecchio Veltroni. Il suo PD subì quella che a ragione fu definita come una disfatta elettorale, ovvero quel 33,7 % che oramai resta quasi un traguardo irraggiungibile per il pd nostrano. Ma se guardiamo bene in Germania l’SPD porta a casa il 23 %. Alle europee in Francia i socialisti sono scesi al 16, in Austria sono al 23, mentre i laburisti inglesi sprofondano al 15,3 %. Ride Veltroni che fu cacciato per l’onta della disfatta con il 33,7 %. Veltroni andò via ammettendo “non ce l’ho fatta”, e mentre il popolo del PD guardava stupefatto, già Franceschini e Bersani pensavano a spartirsi quel che restava del regno. Trentatre virgola sette per cento.  Sembra quesi un ricordo di quelli dolorosi, da dire con un filo di voce spezzato dall’emozione e dalla tristezza. Quasi lo ripete come un ossessionato all’inviato del Sole 24 Ore quel risultato che solo lui in europa (escluso il Portogallo) ha raggiunto. “33,7 %. le sembra poco?“.

E se non avesse perso Veltroni? Se il PD alla fine fosse solo il minore dei mali. Un male figlio di un male maggiore. Un partito vuoto perchè oramai ad essere vuote sono le idee che hanno animato tutta la sinistra negli ultimi dieci anni? E se fosse vero cosa dovremmo fare? Guardare indietro come i tedeschi che hanno votato Linke perchè orfani di uno Stato assistenzialista che provvedeva a loro dandogli dalla macchina, al lavoro alla moglie? Basta vedere ai non contenuti del dibattito per la battaglia congressuale del PD per capire che forse il buon Veltroni tutti i torti non li aveva. 33,7 per cento.

Ci siamo, dopo un mese passato all’insegna dei richiami di Repubblica sulla libertà di stampa in pericolo, ecco che da destra si leva una nuova voce. L’urlo è sempre lo stesso: firmiamo!, anche se in questo caso è contro il canone RAI.

L’oggetto della firma non cambia molto da quello proposto da Repubblica, questo sta a significare almeno una cosa: comunque la vogliamo vedere la posizione di Repubblica e la posizione del Giornale sono speculari e indice di una contrapposizione che sta passando sempre più dai partiti ai giornali.  L’attacco a Berlusconi da parte di Repubblica (con l’Unità che fa da cassa di risonanza, forse anche per mancanza di idee) ha completamente travolto il clima politico tanto che non solo i leader dell’opposizione faticano a fare proposte alternative al governo (basta vedere Franceschini che si limita sempre a montare la polemica), ma anche il governo e la maggioranza entrano in polemica con Repubblica stessa, dandole de facto il ruolo di interlocutore dell’opposizione.

A Repubblica risponde da fine agosto Il Giornale. Il quotidiano della famiglia Berlusconi, guidato da Feltri, si è imbarcato in una dura campagna di reazione al “fango” su Berlusconi e il governo. In un mese, Vittorio Feltri ha conseguito i seguenti risultati:

1- aumentare di 250 mila copie  le vendite del Giornale;

2- far dimettere Boffo dall’Avvenire;

3- Attaccare Fini e guadagnarci una denuncia;

4- imporsi come bersaglio agli occhi della stampa di sinistra e come guida dei pasionari del centro destra.

Soprattutto l’ultimo punto è il risultato migliore: ha alleggerito la pressione su Berlusconi che prima non aveva alcuno schermo e ha catalizzato il malessere e il tifo di quanto si riconoscono nel PDL. Non a caso a ben guardare nella puntata d’esordio di Annozero, oltre a Berlusconi, il bersaglio è stato proprio Vittorio Feltri, reo di usare un quotidiano per mandare avvertimenti mafiosi (??).

Proprio in questo nuovo ruolo giocato dai quotidiani e da Feltri nello scontro politico, si inserisce il nuovo appello che vede gli italiani chiamati “alle armi”: l’obiettivo è boicottare il Canone Rai. Il Giornale ha lanciato questo fine settimana, in tandem con Libero, una campagna che ha il sapore di essere l’edizione opposta a quella lanciata da Repubblica. Se il quotidiano diretto da Ezio Mauro grida alla dittatura e all’attentato alla libera informazione per le querele e la presenza di Berlusconi in televisione, Il Giornale grida allo scandalo per l’egemonia della sinistra nei talk show politici e  nella presenza-ricatto di Santoro. La campagna lanciata da Feltri e soci è puramente provocatoria e ha il chiaro intento di mettere in evidenza come la tanto citata libertà di informazione non sia affatto in pericolo, anzi i vari Santoro, Fazio, Floris, Gruber sono segno che mai come ora la voce dell’opposizione è garantita. Semmai il problema resta quello della radicalità crescente dello scontro, dell’ideologia galoppante dell’una o dell’altra parte, del proliferare di pasionari pro-Repubblica e pro-Giornale. Dalle colonne de Il Giornale, è Marcello Veneziani che meglio spiega questo clima:

programmi come quelli di Santoro non hanno finalità politica come si ripete, ma settaria. Sono due cose diverse. Una tv politica sposta consensi, fa cambiare opinione, si rivolge a quelli che la pensano diversamente per far loro vedere anche l’altra faccia della luna. I programmi alla Santoro non sono così, radicalizzano le convinzioni di ciascuno, non spostano consensi, confermano ciascuna tifoseria nell’odio o nell’amore e dunque hanno finalità di setta o di curva, producono l’effetto fatwa o Colosseo. Non fanno pensare e dubitare chi la pensa in un modo, ma ti fanno uscire più berlusconiano e più antiberlusconiano di prima, rafforzando le rispettive convinzioni. La missione giornalistica dunque è tradita due volte: la prima perché non informa ma deforma, la seconda perché non fa mutare opinioni ma rafforza la fede in una tesi. (leggi articolo integrale)

Se Micromega spara sull’Italia dei Valori

Pubblicato: 25 settembre 2009 in Politica
Etichette: ,

In questi giorni è uscito in edicola il nuovo numero della rivista Micromega diretta da Paolo Flores d’Arcais. Rivista della sinistra dura e pura, non manca di regalarci in copertina un geniale Berlusconi-Joker che dichiara di essere il miglior Presidente della Storia d’Italia (qui a lato). Tutto qui? No altrimenti non ci sarebbe niente di nuovo. La novità è nell’inchiesta giornalistica targata Marco Zerbino che si intitola “C’è del marcio in Danimarca (L’Italia dei Valori regione per regione)”.

mm4_cop_big_294L’indagine di Zerbino (un saggio di 50 pagine!) punta l’indice sul partito Italia dei Valori e nei suoi non congressi e miracolosi tesseramenti. Della notizia si sono occupati oggi La Stampa e Libero, ma riteniamo che sarà argomento di ampio dibattito.

Se l’origine dei mali è nel partito personale («una forma di autocrazia legalizzata» nella quale «la partecipazione degli iscritti era di fatto impedita ex lege»), il primo male è che questo è diventato il partito record dei commissariamenti. In Piemonte gli ultimi congressi risalgono al 2005. In Veneto è commissariata Treviso. In Friuli sono state a lungo commissariate Udine e Pordenone. In Liguria il capo Paladini in un anno ha allestito un congresso moltiplicando le tessere (da 700 a 7000, roba che neanche il Pd). In Toscana è commissariata Lucca. In Umbria c’è un «garante» (Leoluca Orlando). Nelle Marche tutte le sezioni provinciali sono commissariate. In Campania non si fa congresso dal 2005, come in Puglia. In Calabria spopolava fino a poche settimane fa Aurelio Misiti, ex sindaco comunista di Melicucco, ex assessore della giunta Carraro a Roma, presidente (di nomina berlusconiana) del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Tonino lo ha alfin sostituito con Ignazio Messina, capo degli enti locali dell’Idv, che ha ruoli di rilievo anche in Sicilia. Piccolo particolare, Messina, per nove anni sindaco a Sciacca, è uno degli antesignani del trasversalismo: nel 2004 sostenne laggiù il candidato sindaco di Forza Italia, Mario Turturici. Tonino con Silvio, che orrore. Ma accade, e pure spesso, in Italia. …continua su La Stampa…


Diritto di Cronaca, informazione e giustizia

Pubblicato: 25 settembre 2009 in Cronaca
Etichette: ,

Nessuno vuole ergersi a Solone, ma dovremmo più spesso ricordare che il diritto all’informazione, garantito dall’art. 21 Cost. deve essere caratterizzato – come ha spiegato la Corte costituzionale (sent. n. 112 del 1993) – “dall’obiettività e dall’imparzialità dei dati forniti”, oltre che “dalla correttezza dell’attività di informazione erogata”.

Si chiude così un interessante articolo, pubblicato mercoledì da Il Riformista nella rubrica RadioCarcere, ad opera del professor Alfonso Celotto, docente di diritto Costituzionale all’Università Roma Tre. Un articolo molto interessante che aiuta a comprendere, in modo tecnico, quelli che sono gli spazi riconosciuti del diritto di cronaca, le novità portate dal ddl Alfano sulla pubblicazione di intercettazioni e atti giudiziari, e lo stato della normativa pre-ddl Alfano.

leggi qui