E’ iniziata l’era dei falchi. Così sembrerebbe. Il primo tassello di questo nuova fase politica del Presidente Berlusconi è iniziata quando ha chiamato Feltri a dirigere Il Giornale. Si capiva che il vento stava cambiando. Erano mesi e mesi che La Repubblica con il duo Mauro – D’Avanzo andava avanti senza sosta con la storia delle dieci domande a Berlusconi e con le inchieste sulla D’Addario e su Noemi. Polemiche che hanno fatto passare inosservato il voto italiano delle amministrative e delle europee, e che si sono giusto placate cion la riuscita del G8 de L’Aquila. Uno dei G8 più riusciti fra quelli che si sono finora svolti, anche se con molta probabilità ha segnato la fine di tale istituto.
Deve essere maturata lì la volotà berlusconiana di andare all’attacco. In molti cominciavano a mugugnare dentro la maggioranza per la perdita di spirito combattivo del Premier. E così la prima mossa è stata quella di ridare nerbo alla stampa di centro-destra (o meglio di famiglia): via il bravo ma troppo soft Giordano e dentro Feltri. A Libero si piazza Belpietro, guardacaso figlioccio di Feltri stesso. Questo neo attacco a due punte è stata la prima mossa estiva di Berlusconi, poi da bravo se n’è andato in ritiro. Zitto. Non è entrato in polemica con la figlia Barbara. Ha lasciato alla Lega il compito di animare questa estate smorta che rischiava di passare alla storia come “i caldi giorni della morte del PD”.
Ci avviciniamo a ferragosto e Belpietro, fresco di nomina, parte la sua crociata contro Agnelli, che sale alla ribalta per un’indagine dell’Agenzia delle Entrate per una possibile evasione. Si parla di 2 miliardi di euro. Gli altri quotidiani? Zitti. Tentano qualcosa ma dalle colonne del Sole 24 ore, il direttore Riotta si scaglia contro questo insulso giornalismo. I quotidiani mollano e Libero resta attaccato all’osso. E non contento Belpietro inaugura le dieci domande ad Agnelli.
Inizia il Meeting di Rimini di CL e la Festa nazionale del PD a Genova. Si torna a parlare di politica. Berlusconi sempre zitto.
Finalmente Feltri torna in sella su Il Giornale e si vede che qualcosa sta cambiando. Giampaolo Pansa nel suo bestiaro l’aveva detto: si scatenerà una guerra. I primi titoloni di Feltri sono per De Benedetti: riprendendo quanto era emerso dal dossier Mitrokin (di cui molto poco si è parlato perchè in tanti hanno fatto presto a distogliere lo sguardo su altro) sui traffici dell’ingegnere con l’Unione Sovietica. All’ordine del giorno c’era la diffusione di strumentazione elettornico-informatica per scopi militari. Anche Cossiga conferma la notizia. Sono i primi fuochi. E’ la prima brezza che si alza e che fa intuire che sta per scoppiare un temporale. Te lo senti perchè prima c’era quel venticello strano che fino a poco fa era solo un tuo desiderio recondito per sfuggire al tepore del sole. Poi alzi gli occhi e cominci a vedere il nero, ma a quel punto è tardi. Saetta. Tuono. E sei fradicio.
E’ successo così. Il giorno prima tutti parlavano della polemica di Fini sul testamento biologico e della Lega. Si parlava di Draghi che annunciava la quasi fine della crisi. Poi apri il giornale venerdì mattina e leggi “Il supermoralista condannato per molestie”. Apriti cielo. Il lampo. Il tuono. Feltri parte all’attacco del direttore di Avvenire Boffo e mette alla luce una sua macchia giudiziaria di qualche anno fa. Viene fuori anche un caso di omosessualità. Che fa storia in quanto si tratta di Avvenire, il quotidiano della CEI, se era un altro giornale magari nessuno ci faceva caso.
Ecco il primo attacco. Feltri affonda Boffo. Scoppia la polemica. Il mondo del giornalismo è in subbuglio. Repubblica chiama a raccolta le truppe e si scaglia contro una vendetta mediatica premeditata e parla di “intimidazione”. L’Unità parla di fango. Pansa su Il Riformista apre la nuova era del giornalismo italiano fatto si sesso, potere e droga. Feltri ha rotto il muro. I giornalisti non se ne stanno più in una jepp a sparare agli animali-politici. Ora sono a piedi e possono finire fra le fauci del leone.
E Berlusconi? In questi giorni l’hanno chiamato in causa in tanti. Lui si è limitato a dissociarsi. Logico. E a far causa a Repubblica per diffamazione. In molti hanno chiamato allo scandalo. La Repubblica ha aperto l’ennesimo appello on line per libertà di stampa. Ma la domanda che io mi pongo è: se è libertà di stampa, vorrà dire che il processo finirà in un nulla di fatto. Se temi il processo vuol dire che hai paura di una sentenza di diffamazione. Quindi se è diffamazione non è libertà di stampa..o no? E’ un esercizio di pensiero. Verrebbe quasi da chiederci se a questo punto non è bene riconoscere una certa immunità ai giornalisti. Giusto. Ma poi dopo avvalli il Lodo Alfano. Che casino.
Poco fa Berlusconi si è fatto vivo. Ha rilasciato delle dichiarazioni. E’ stato un Berlusconi diverso dal solito. Arrivato in Libia i giornalisti gli hanno chiesto conto dell’UE che ieri ha chiesto spiegazioni sui respingimenti. Gli hanno chiesto dell’opposizione. Gli hanno chiesto della polemica sulla richiesta libica di far volare le freccie tricolori con il fumo verde in onore dell’islam. Domande normali, niente di che. Ma come il vento che ha cambiato direzione, Berlusconi ha cambiato faccia e strategia:
1) Sul PD: “I miei avversari non hanno nessuna considerazione da parte mia”
2) Sull’UE: “Deve parlare il presidente della Commissione. O l’Italia non darà più il suo voto” e bloccherà di fatto i lavori dell’UE.
3) Sulle freccie tricolori: “Frecce con tricolore o non voleranno”
Tre dichiarazioni. Tre niet. L’Italia berlusconiana è partita al contrattacco dell’Unione Europea. Visto che l’UE si regge anche sulle nostre finanze, farà bene a occuparsi dell’Italia come se ne conviene a uno dei 6 paesi fondatori e non come se fosse l’ultimo atollo in mezzo al pacifico. E’ inutile gridare allo scandalo come fa Schulz “Berlusconi non si sogni di potere chiudere la bocca all’Unione europea. L’Europa ha già dolorosamente sperimentato queste pratiche” o come grida il PD “Berlusconi non può pensare di imporre alle istituzioni europee regole che vogliono imbavagliare chiunque non la pensi come lui”. Il presidente non si inventa niente di nuovo. Ricordiamo alla memoria di quanti fanno i distratti che negli anni ’60, il generale de Gaulle attuò per diversi anni la politica della sedia vuota nell’allora CEE per protestare contro l’allargamento alla Gran Bretagna (e non alla Turchia come si parla oggi) e contro l’allargamento del mercato. Ha fatto bene o male? Forse male in ottica generale, ma sicuramente ha tutelato gli interessi francesi che oggi in Europa sono messi meglio dei nostri. Basta con questo europeismo di facciata e con questa politica che “l’importante è esserci”. Un governo deve tutelare i suoi cittadini. E in questo caso Berlusconi ha solo chiesto che parli Barroso e non un funzionario.
Sulla Libia l’effetto è lo stesso. Basta stare ai capricci di Gheddafi. Siamo alleati. Abbiamo ricucito i rapporti. Siamo amici. Collaboriamo insieme. Ok, ma basta alzate di testa. Siamo l’Italia, mica pizza e fichi. E infatti, le frecce tricolore hanno fatto il loro numero con il rosso-bianco e verde.
E sul PD? Beh fermiamoci a quanto dice Berlusconi e chiudiamo dicendo che per ora “sono arrivati a un livello tale da farmi tacere ogni commento su di loro per amor di patria”.

[...] Ambrox's Blog Non sono venuto a portare la pace, ma la spada Chi sonoAmbrox nel webLink consigliati « Parla Berlusconi e va in scena il cambio di strategia [...]
“E in questo caso Berlusconi ha solo chiesto che parli Barroso e non un funzionario.”
Appunto. La protesta non per ottenere un intervento concreto sul problema immigrazione, ma per chiudere la bocca ad un funzionario. Com’è lontano De Gaulle.
infatti, diciamo che da una parte ha chiesto una cosa giusta, ovvero basta con il caos nell’UE che permette ad un funzionario di rilasciare dichiarazioni sullo stato dei rapporti fra UE e Stati Membri, e dall’altra si limita a zittire un burocrate invece che fare inviti e proposte politiche.
Ambrox