La versione di K di Francesco Cossiga ha la forma di un libro. Si sfoglia come un libro. Ma mai come questa volta la definizione di libro pare troppo immobile e statica rispetto alla cosa che vi trovate in mano acquistandolo.
Ha la forma di un libro, ma leggendolo vi trovate per magia a parlare con Cossiga che vi racconta alcuni fatti storici accaduti in Italia dal dopoguerra ad oggi. Un racconto che supera la dimensione Porta a Porta per approdare in una dimensione più intima e familiare. Come trovarsi a prendere un caffè con un vecchio amico o mettersi in poltrona ad ascoltare il nonno che ti parla della sua vita. Spero non se ne abbia a male il Sen. Cossiga se lo paragono ad un nonno. Ma è questa l’impressione che si ha leggendo il libro.
Aprendo la copertina e sfogliandone le pagine, si ha l’impressione che Cossiga ti faccia accomodare su una poltrona, e che poi inizi a raccontare la sua vita. Ora fissandoti in volto, ora spostando il suo sguardo al centro della sala. perdendosi negli aneddoti e in quella che è stata la sua vita.
Non è un libro sensazionalistico. Non è un memoriale che rovescia sessant’anni di storia Italia. Cossiga è chiaro fin da subito “ la mia impressione è che ormai nessuno creda più alla realtà così come è. E dunque c’è sempre una seconda realtà da ricercare.” Niente controstoria. Niente complottismi. Nessuno vi dirà dove sono i documenti di Calvi, il memoriale Moro e chi c’era dietro il delitto Montesi.
Cossiga parla di storia e di cronaca. Passa in rassegna oggi il delitto Moro, i rapporti fra Mafia e Dc, parla di Lama e infine arriva a Berlusconi. Ne ha per tutti. Lo stile del libro è quello della tipica parlata del senatore a vita.
In questo modo le pagine prendono vita e assumono la forma del sardo ex presidente.
Aneddoti e storie di vita vissuta raccontate con gli occhi di un nonno a un nipote. Così succede che per spiegare la risaputa contrarietà dell’Inghilterra all’ingresso dell’Italia nella Nato, ci racconti che il tutto si basava su pregiudizi e mancanza di conoscenza. “(la Gran Bretagna ndr.) Era convinta che noi saremmo stati un peso. E, del resto, cosa ne sapevamo noi del Regno Unito? Nulla o molto poco. Gli scozzesi e i gallesi si inquietano quando noi, riferendoci al regno Unito, diciamo Inghilterra. Per noi italiani è difficile comprendere come un unico Stato si consideri comprensivo di tre nazioni [...] Però noi parliamo confusamente di Inghilterra. Una volta un ambasciatore di Sua Maestà Britannica, come si dice formalmente, prima di andar via dall’Italia, fu invitato da me a colazione. Mi portò in dono un bel libro sulla Scozia e disse che mi era grato di molte cose e, soprattutto, del fatto che io avevo sempre detto ambasciatore britannico e non ambasciatore inglese“. Una storia d’Italia così umana che spazza via tutte le nubi e le polemiche sui segreti e sui complotti. Da leggere.
