Archivio per aprile, 2010

C’era una volta Botteghe Oscure

Pubblicato: 27 aprile 2010 in Politica
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Vi segnalo un’interessante iniziativa editoriale del quotidiano il Riformista. In concomitanza con il trasferimento della redazione in via delle Botteghe Oscure, la storica sede del PCI, sono state pubblicate una serie di interviste e racconti sugli anni del Partito Comunista Italiano: da Longo a Berlinguer arrivando fino al patto Occhetto-D’Alema e all’interrengo di Natta.

Il tutto visto attraverso le testimonianza dell’ex presidente Cossiga, di Armando Cossutta, Giampaolo Pansa e altri preziosi resoconti dell’epoca. Per rivivere le atmosfere del “bottegone” e della “Direzione”, dalla clandestinità amorosa di Togliatti fino al lancio delle microspie dalla finestra per ascoltare le riunioni dei compagni. Dai timori per l’invasione sovietica della Cecoslovacchia ai tempi de l’Unità e dei giornali borghesi. Una bella pagina di storia.

Li trovate qui

Un reale stato di dipendenza

Pubblicato: 26 aprile 2010 in Senza categoria

Di argomenti su cui scrivere ce ne sarebbero tanti, dalla visita dell’amico Putin alle ultime dichiarazioni di Fini, passando per l’arroganza di Bersani e la vena referendaria di Di Pietro. Ma oggi voglio parlare di altro, voglio parlare di quello che mi è successo oggi. Della Grazia che mi è capitata.

Era una giornata di lavoro come altre, perso fra progetti e appuntamenti, e lì alla mia scrivania, poco dopo pranzo, stavo distrattamente parlando con un fornitore al telefono. Ed ecco che all’improvviso mi chiama mio padre. Gli riattacco. Ero già al telefono. Di lì a ruota mi chiama anche mia madre. Quasi scocciato rispondo al cellulare, mentre con l’altro braccio abbasso la cornetta e dico “ma sono al telefono, non posso! E’ successo qualcosa?”. Dall’altra parte del filo la voce di mia madre che mi diceva che si, stava succedendo qualcosa, doveva andare all’ospedale. Mi fiondo fuori dall’ufficio fra gli occhi vitrei dei colleghi e monto in macchina. Mi attacco al telefono e dai miei genitori non mi riesce sapere niente.

Il panico monta. Quelle parole ti rimbombano in testa. E ti colpiscono, un destro, un sinistro, sei alle corde. E poi quell’immagine: mamma. E’ il montante. Ti rompe la guardia, prende pieno il mento e caschi a terra. E sei nel panico più totale, guidi ma non stai guidando perchè con la mente sei oltre. Film interi ti passano davanti agli occhi e nonostante i tuoi affanni non riesci a stargli dietro. E allora chiami il primo volto che ti viene in mente: quello della tua ragazza. La chiami e mentre cerchi di parlare senti la sua risposta. Niente coccole. Non banali “vieni qui” e “su dai che si rimette”. No. Come un pugile suonato tu te ne stavi a terra e mentre la vista annebbiata e la stanchezza ti fanno venir voglia di mollare, ecco che all’angolo vedi l’allenatore che ti urla in faccia di alzarti. Come il miglior Mourinho che urla ai giocatori di non stare per terra doloranti ma di correre a difendere. Eccola. Urla, strattoni e tratti di apparente  glacialità per richiamarmi alla realtà. A dove ero e cosa facevo. A chi sono. A cosa stava succedendo.

Ti rialzi quindi da terra e nel primo barlume di lucidità ti rendi conto che devi sapere cosa sta succedendo e che non puoi stare lì con quello che pensi te e con quello che dovrebbe essere. Ti riattacchi al telefono e chiami l’unica donna che sai che può risponderti e che sa cosa dirti. Senti il calore della voce della tua amica, della moglie del tuo migliore amico, della madre di quel miracolo vivente che è Zeno, che ti spiega per filo e per segno cosa sta succedendo da un punto di vista medico. Quello che devi sapere. Con quella voce calda e sicura che solo una madre conosce. Che solo una donna che di lavoro si prende cura dei malati conosce.

E pian piano riprendi la tua lucidità. Ti passa davanti l’ambulanza ma freni l’istinto di correrle dietro come un cane con la volpe. Parcheggi la macchina e vai in casa a preparare la borsa per l’eventuale ricovero. Poi via verso l’ospedale, ed è durante quel viaggio che ti chiama il tuo amico, il marito di cui sopra: che ti parla della situazione che stai vivendo con lo stesso tono che userebbe per descrivere lo scazzo al lavoro, la serata a ballare e la sua nuova scoperta in quel viaggio chiamato “padre”. Quella voce che vorresti da lui e cui ti senti chiamato a farci i conti sempre.

Arrivi in ospedale, parli con medici e finalmente con tua madre. E capisci tutto. Capisci la Grazia e la Misericordia (misereor e cordis) che ti è stata data.  Scorci quel filo che collega un dolore sottovalutato ad un passare per caso da un medico. E di come quel medico che inizialmente non voleva starci dietro, dica “ma si..si faccia vedere…”. Di come sia stato possibile fermarsi ad un laboratorio di analisi mediche sulla strada e trovare disponibilità immediata per fare analisi. E da lì la storia di cui sopra. Eventi. Troppi per poter essere solo “culo” e “caso”. Un disegno chiaro e preciso che ti ha portato a quel momento. Ti fermi e vedi come tutta la tua giornata, la tua vita, sia una dipendenza verso gli altri e verso l’Altro. E’ più grande l’uomo che non entra mai nel panico o quello che si circonda di persone che possono farlo rialzare quando casca. Che lo riprendono. Che lo sostengono. Che sono compagni del suo destino.  Tua madre che ti chiama, la tua ragazza, la Lisa, Andrea, e quindi i colleghi e l’amico che quasi in punta di piedi torna a chiamarti per sapere come stavi e che ti dice “ma perchè invece di scrivere sempre politica non scrivi una cosa così bella”. Perchè non la racconti.

E così arrivi alla sera grato e contento. Quello che poteva essere fatto è stato fatto. Niente è lasciato al caso. Senti il calore di chi ti è stato accanto e ti senti vicino una Presenza che ti è amica. Un Volto amico. Il resto non dipende da te. E così mentre sei a casa davanti al tuo mac a scrivere, ti torna alla mente quella famosa frase di Cesare Balbo: Solo i codardi chiedono al mattino della battaglia il calcolo delle probabilità; i forti e i costanti non sogliono chiedere quanto fortemente nè quanto a lungo, ma come e dove abbiano da combattere. Non hanno bisogno se non di sapere per quale via e per quale scopo, e sperano dopo, e si adoperano, e combattono, e soffrono così, fino alla fine della giornata, lasciando a Dio gli adempimenti.

Continuando il dibattito sulla cosiddetta destra “normale ed europea”, così tante volte evocate dai finiani, dagli elettori di sinistra (che non stanno più nella pelle da quando si è aperto questo dibattito nel PDL), e da quella parte dell’elettorato moderato che non si riconosce in Berlusconi; vi propongo la lettera che il Ministro Giorgia Meloni ha inviato al Secolo d’Italia in merito all’editoriale del direttore Perina “Ma come si fa a decidere chi è di destra?” (e che abbiamo già analizzato ieri).

….le rotture possono anche essere benefiche quando salutano la nascita di una identità politica (o culturale) altra rispetto all’identità originale.
Allora parliamo di questo. Ho iniziato a fare politica in un partito che rappresentava alcuni principi e valori come: l’amor di patria, la lotta alla mafia, ma anche la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale, l’opposizione al relativismo etico (eutanasia, clonazione, aborto, fecondazione senza regole, etc…), una visione spirituale della vita, una scuola e una memoria condivisa che non fossero succubi della vulgata violenta che ha criminalizzato la nostra comunità politica per tanti anni, dividendo l’Italia. Nel Popolo della Libertà questo sistema di valori ha trovato casa. Come nella Giovane Italia, nonostante la difficoltà di fare sintesi tra percorsi diversi. Per questo mi ci riconosco e qualunque mia iniziativa politica sarà sempre orientata a difendere dentro il partito queste idee, non a sostituirle con altre. Altrettanto legittime, ma che non sento come le mie
. [continua]

Capita che dalla mente geniale dei “foglianti”, lo scontro Berluscones- Finiani passi attraverso Twitter. E così lo strumento nobile che ha raccontato al mondo della morte di Michael Jackson e dell’onda verde in Iran, si presta per un giorno al duello interno al PDL. E così dalle provocazioni della Direzione Nazionale del partito al cinguettio della rete, ecco che @ilfoglio_it  lancia “Lo scontro Berlusconi-Fini su Twitter: dite la vostra in 140 caratteri”.

Fedeli al mio ruolo sia di fogliante che di microblogger ecco il mio commento, leggibile sul sito del foglio.it:

Ambrox forse definitiva,però i finiani non vengano a dire che non c’è spazio per il dibattito. Più botta e risposta di così…

segnalo anche….

MatteoVilla Fini ha rotto… in tutti i sensi

walteredicola finalmente se ne va!! vai con casini vai, vai!!

lucapasquin fini è com’erano Bodini o Alessandrelli ai tempi di Zoff: loro eterni dodicesimi, lui eterno secondo

areaweb due vecchi che litigano al parco per chi ha più diritto di sedersi sulla panchina.

lorebenassi83 Spero che vinca Silvio! E che Fini se ne vada. Tenerlo dentro è come tenere la sabbia nel motore…

“Ma come si fa a decidere chi è di destra?”. L’on. Flavia Perini, braccio armato del pensiero finiano, pone questa domanda dalle colonne del quotidiano Il Secolo d’Italia. Una bella domanda non c’è che dire. Il problema è che la Perini si guarda bene dal rispondere.

Scorrendo l’intero editoriale (che potete leggere qui) si ha la sensazione di intraprendere un viaggio verso un grigio statalismo normativo privo di qualsiasi slancio ideale che non sia la legge. Mi spiego meglio. Con uno sbrigativo dovere di cronaca, viene completamente archiviata la parte relativa ai grandi valori etici della destra italiana, quei valori fatti proprio dai cosiddetti ex colonnelli e/o ex aennini che hanno firmato il documento di sostegno per Berlusconi. Un sostegno che va oltre il mero ricatto e il mero “tengo famiglia” paventato da Repubblica, sempre pronta a collezionare nuovi dei nel proprio pantheon dell’Altra Italia. Così come viene archiviata la pratica del consenso e dei numeri.

La difesa della vita, il valore della famiglia, tutto quel “conservatorismo etico” (per usare le parole del ministro Meloni) che sono state per anni il fulcro della destra italiana, sia missina che democristiana… Tutta questa eredità, che era ancora viva in AN, è stata  messa in soffitta da parte del Presidente della Camera e dei suoi adepti in nome di un’evanescente concetto di innovazione e di destra europea che riempie a torto le bocche di molti. Sarebbe interessante confrontare le posizioni di Fini con quelle di Angela Merkel, dei popolari spagnoli e dei conservatori britannici. Le uniche e stiracchiate similitudine possono essere con la politica di Nicolas Sarkozy in Francia, con dei distinguo molto forti da fare: innanzitutto si parla di una nazione fortemente secolarizzata, dove la concezione di Stato laico ha una sua tradizione, fatta di pro e contro, e che non può essere traslata in Italia. UN nazione che storicamente ha tutta un’altra tradizione. E parlo volutamente di tradizione. Visto che la Destra, da che mondo e mondo, difende la tradizione. Un altro distinguo può essere sulla politica portata avanti dalla destra francese sull’immigrazione per capire che anche qui siamo lontani anni luce. E non ultima una considerazione riguardante l’apprezzamento della popolazione: pare evidente, sempre per citare Fini, che alle ultime elezioni in Francia, gli elettori abbiano in un colpo solo punito la politica della destra di Sarkozy e/o votato per “l’originale” e non per la copia. Appare evidente che una destra senza ideali etici forti, piegata nel totale statalismo non è poi così diversa dall’estrema sinistra. Sia quella storica che quella nostrana. Faccio un esempio:

Crediamo, ad esempio, che abbia fatto molte più cose “di destra” la finiana Giulia Bongiorno fermando, correggendo o limando provvedimenti come la prescrizione breve (che avrebbe cancellato 600mila processi), piuttosto che tutti gli ex An (noi compresi) messi insieme. Senza la sua competenza e determinazione avremmo mortificato le forze dell’ordine che su quei 600mila casi hanno indagato, schiaffeggiato le vittime che hanno speso tempo e quattrini per avere giustizia, probabilmente premiato i colpevoli. Chi si fregia del titolo di difensore dei valori della cosiddetta “vera destra” dovrebbe spiegarci a quale punto della graduatoria mette la legalità. E a quale il senso dello Stato e dell’interesse nazionale, e un’idea repubblicana che non si basi sulla sopraffazione dei più deboli ma sulla garanzia di un diritto uguale per tutti.” (F. Perina, Il Secolo D’Italia, 21 aprile 2010)

Sinceramente faccio fatica a trovare delle divergenze con la posizione dell’Italia dei Valori. Dove i tanto proclamati valori si possono sintetizzare in uno: legalità. Quindi va tutto bene, tutti possiamo fare tutto ma l’importante è che sia salva la forma. La legge. Poco importa  che la legge in uno Stato di Diritto non sia un dogma ma sia il frutto della volontà del legislatore e quindi del Parlamento. Poco importa il perchè. L’importante è che sia salvo il come. Una degenerazione ideale che mette quindi sullo stesso piano chi abortisce perchè in grave pericolo di salute e chi tratta il bambino come un raffreddore da curare con una pillola. Tanto l’importante è salvare il dogma della legge. Se in molti si rifiutassero di puntare il dito contro la spaccatura del pro/contro Berlusconi, forse potrebbero porsi una serie di domande interessanti su Di Pietro, sulla posizione di alleanza e della politica del PD, e su Fini stesso. Ma forse è chiedere troppo.

Quindi non stupisce il vedere la conclusione dello strale della Perina ”Il fatto è che il vero dna della destra, più che sul crinale della retorica dei valori e delle cosidette questioni di coscienza, dove il nostro mondo – fin dall’epoca del divorzio – ha sempre giudicato normale esprimersi liberamente, ruota intorno alle discriminanti ben più scomode (almeno nell’era berlusconiana) del senso dello Stato e della legalità, della protezione dei deboli e della valorizzazione del merito oltre i diritti di casta. Facile fare la morale in tema di coppie di fatto, che non incide sul “core busisness” di nessuno. Ma il coraggio della destra, a nostro giudizio, si mostra anche altrove. Anzi, soprattutto altrove.” Incuriosisce questa legalità che supera i confini dell’etica. In principio era il valore che ispirava un’azione e quindi, nel tempo, una legge. Valori che per la storia occidentale sono i valori cristiani. Poi vennero l’illuminismo e le grandi ideologie del novecento che puntarono a scardinare il valore cristiano cercando di far salva una forma. Una vera e propria sostituzione etica. E così non stupisce che valori come l’istruzione, l’assistenza dei malati, la legge, il valore della vita e la dignità della donna siano stati mano a mano slegati da quell’unica visione riconducibile al cristianesimo per essere assorti a valori “garantiti dallo Stato” per i più zelanti e opportunistici motivi. Dopotutto storicamente si trattava di sostituire la fedeltà al Papa e ai governi, con nuovi notabili e nuovi dittatori.

Con questo non voglio dire che dobbiamo morire tutti cristiani e convertiti perchè la storia di ciascuno è diversa, ma questo tentativo di voler per forza mettere tutti d’accordo in nome della Legge (entità metafisica), appare sterile quanto basta. Sono evidenti i numeri. Non è un caso che 75 parlamentari ex AN non abbiano seguito l’ex leader, trincerandolo dietro a una cinquantina di supporter. Dovrebbe far pensare anche il fatto che la mossa di Fini trae più consensi a sinistra che a destra. Più nei salotti che nella gente. C’è da chiedersi chi lo voterà e per favore smettiamola con questa storia del volere una destra europea: nessuno vuole martiri ne altri falsi totem a cui aggrapparci per comodità dialettica. Voglio chiudere mostrando un video. E’ interessante notare che iniziava con le parole “ho visto lottare perchè la vita e la famiglia vengano rispettate“. Che fine a fatto tutto questo? Possibile che sia stato tutto sacrificato agli altari dell’opportunità politica? E pensare che un tempo ai comizi di AN passava un video dove appariva continuamente Fini che diceva di essere orgoglioso e fiero di due cose: la sua famiglia e l’esser presidente di Alleanza Nazionale. C’è da chiedersi dove sia finito questo orgoglio.

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