“Ma come si fa a decidere chi è di destra?”. L’on. Flavia Perini, braccio armato del pensiero finiano, pone questa domanda dalle colonne del quotidiano Il Secolo d’Italia. Una bella domanda non c’è che dire. Il problema è che la Perini si guarda bene dal rispondere.
Scorrendo l’intero editoriale (che potete leggere qui) si ha la sensazione di intraprendere un viaggio verso un grigio statalismo normativo privo di qualsiasi slancio ideale che non sia la legge. Mi spiego meglio. Con uno sbrigativo dovere di cronaca, viene completamente archiviata la parte relativa ai grandi valori etici della destra italiana, quei valori fatti proprio dai cosiddetti ex colonnelli e/o ex aennini che hanno firmato il documento di sostegno per Berlusconi. Un sostegno che va oltre il mero ricatto e il mero “tengo famiglia” paventato da Repubblica, sempre pronta a collezionare nuovi dei nel proprio pantheon dell’Altra Italia. Così come viene archiviata la pratica del consenso e dei numeri.
La difesa della vita, il valore della famiglia, tutto quel “conservatorismo etico” (per usare le parole del ministro Meloni) che sono state per anni il fulcro della destra italiana, sia missina che democristiana… Tutta questa eredità, che era ancora viva in AN, è stata messa in soffitta da parte del Presidente della Camera e dei suoi adepti in nome di un’evanescente concetto di innovazione e di destra europea che riempie a torto le bocche di molti. Sarebbe interessante confrontare le posizioni di Fini con quelle di Angela Merkel, dei popolari spagnoli e dei conservatori britannici. Le uniche e stiracchiate similitudine possono essere con la politica di Nicolas Sarkozy in Francia, con dei distinguo molto forti da fare: innanzitutto si parla di una nazione fortemente secolarizzata, dove la concezione di Stato laico ha una sua tradizione, fatta di pro e contro, e che non può essere traslata in Italia. UN nazione che storicamente ha tutta un’altra tradizione. E parlo volutamente di tradizione. Visto che la Destra, da che mondo e mondo, difende la tradizione. Un altro distinguo può essere sulla politica portata avanti dalla destra francese sull’immigrazione per capire che anche qui siamo lontani anni luce. E non ultima una considerazione riguardante l’apprezzamento della popolazione: pare evidente, sempre per citare Fini, che alle ultime elezioni in Francia, gli elettori abbiano in un colpo solo punito la politica della destra di Sarkozy e/o votato per “l’originale” e non per la copia. Appare evidente che una destra senza ideali etici forti, piegata nel totale statalismo non è poi così diversa dall’estrema sinistra. Sia quella storica che quella nostrana. Faccio un esempio:
“Crediamo, ad esempio, che abbia fatto molte più cose “di destra” la finiana Giulia Bongiorno fermando, correggendo o limando provvedimenti come la prescrizione breve (che avrebbe cancellato 600mila processi), piuttosto che tutti gli ex An (noi compresi) messi insieme. Senza la sua competenza e determinazione avremmo mortificato le forze dell’ordine che su quei 600mila casi hanno indagato, schiaffeggiato le vittime che hanno speso tempo e quattrini per avere giustizia, probabilmente premiato i colpevoli. Chi si fregia del titolo di difensore dei valori della cosiddetta “vera destra” dovrebbe spiegarci a quale punto della graduatoria mette la legalità. E a quale il senso dello Stato e dell’interesse nazionale, e un’idea repubblicana che non si basi sulla sopraffazione dei più deboli ma sulla garanzia di un diritto uguale per tutti.” (F. Perina, Il Secolo D’Italia, 21 aprile 2010)
Sinceramente faccio fatica a trovare delle divergenze con la posizione dell’Italia dei Valori. Dove i tanto proclamati valori si possono sintetizzare in uno: legalità. Quindi va tutto bene, tutti possiamo fare tutto ma l’importante è che sia salva la forma. La legge. Poco importa che la legge in uno Stato di Diritto non sia un dogma ma sia il frutto della volontà del legislatore e quindi del Parlamento. Poco importa il perchè. L’importante è che sia salvo il come. Una degenerazione ideale che mette quindi sullo stesso piano chi abortisce perchè in grave pericolo di salute e chi tratta il bambino come un raffreddore da curare con una pillola. Tanto l’importante è salvare il dogma della legge. Se in molti si rifiutassero di puntare il dito contro la spaccatura del pro/contro Berlusconi, forse potrebbero porsi una serie di domande interessanti su Di Pietro, sulla posizione di alleanza e della politica del PD, e su Fini stesso. Ma forse è chiedere troppo.
Quindi non stupisce il vedere la conclusione dello strale della Perina ”Il fatto è che il vero dna della destra, più che sul crinale della retorica dei valori e delle cosidette questioni di coscienza, dove il nostro mondo – fin dall’epoca del divorzio – ha sempre giudicato normale esprimersi liberamente, ruota intorno alle discriminanti ben più scomode (almeno nell’era berlusconiana) del senso dello Stato e della legalità, della protezione dei deboli e della valorizzazione del merito oltre i diritti di casta. Facile fare la morale in tema di coppie di fatto, che non incide sul “core busisness” di nessuno. Ma il coraggio della destra, a nostro giudizio, si mostra anche altrove. Anzi, soprattutto altrove.” Incuriosisce questa legalità che supera i confini dell’etica. In principio era il valore che ispirava un’azione e quindi, nel tempo, una legge. Valori che per la storia occidentale sono i valori cristiani. Poi vennero l’illuminismo e le grandi ideologie del novecento che puntarono a scardinare il valore cristiano cercando di far salva una forma. Una vera e propria sostituzione etica. E così non stupisce che valori come l’istruzione, l’assistenza dei malati, la legge, il valore della vita e la dignità della donna siano stati mano a mano slegati da quell’unica visione riconducibile al cristianesimo per essere assorti a valori “garantiti dallo Stato” per i più zelanti e opportunistici motivi. Dopotutto storicamente si trattava di sostituire la fedeltà al Papa e ai governi, con nuovi notabili e nuovi dittatori.
Con questo non voglio dire che dobbiamo morire tutti cristiani e convertiti perchè la storia di ciascuno è diversa, ma questo tentativo di voler per forza mettere tutti d’accordo in nome della Legge (entità metafisica), appare sterile quanto basta. Sono evidenti i numeri. Non è un caso che 75 parlamentari ex AN non abbiano seguito l’ex leader, trincerandolo dietro a una cinquantina di supporter. Dovrebbe far pensare anche il fatto che la mossa di Fini trae più consensi a sinistra che a destra. Più nei salotti che nella gente. C’è da chiedersi chi lo voterà e per favore smettiamola con questa storia del volere una destra europea: nessuno vuole martiri ne altri falsi totem a cui aggrapparci per comodità dialettica. Voglio chiudere mostrando un video. E’ interessante notare che iniziava con le parole “ho visto lottare perchè la vita e la famiglia vengano rispettate“. Che fine a fatto tutto questo? Possibile che sia stato tutto sacrificato agli altari dell’opportunità politica? E pensare che un tempo ai comizi di AN passava un video dove appariva continuamente Fini che diceva di essere orgoglioso e fiero di due cose: la sua famiglia e l’esser presidente di Alleanza Nazionale. C’è da chiedersi dove sia finito questo orgoglio.

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