E’ passato un mese dall’ultimo commento sul blog. E’ passato mese controverso fra aprile e maggio. Un mese che ho passato più a osservare che a leggere, studiare, capire e parlare. Devo dire che noi italiani siamo dei geni nella divisione in fazioni su tutto e tutti.
Capiamoci la sana discussione il buon dibattito sono sempre cose ben accette, ma da qui a dire che è tutto si deve ridurre nell’essere sempre pro o contro qualcuno senza voler capire, o andare oltre il tifo da stadio è quanto mai desolante. Soprattutto quando tale tifo altro non è che l’arroccarsi su posizioni per lo più demagogiche e di facciata. Come diceva l’adagio “la strada per l’infermo è lastricata di buone intenzioni”.
Capita così che dalla scienza allo sport passando per la cronaca e la politica è tutto un fazionismo e un urlare gli uni contro l’altro. Ma forse mi capite meglio se porto avanti alcuni esempi. Il campionato italiano di calcio è diventato il festival dei rosiconi e della polemica: la squadra che gioca per perdere, il presidente della squadra retrocessa che permette ponti d’oro se la capolista viene battuta, la presidente dell’eterna seconda che monta la polemica su tutto e tutti per distogliere l’attenzione dei tifosi, e l’allenatore che compatta lo spogliatoio paventando nemici immaginari alle porte. Basta guardare in casa nostra, a quello che succede nella bella Firenze, patria della fiorentina e della polemica. Ora è tutto una divisione fra prandelliani e dellavalliani, moderni guelfi e ghibellini che fanno di Lady Radio e Radio Blu il loro campo di battaglia. Una battaglia desolante, che ci lascia pochi eletti che scuotendo la testa, e con lo sguardo fermo ora a terra e ora al cielo, sussurrano compostamente che il cuore sta “con Prandelli tutta la vita”, ma ci vuole cervello: di allenatori ce n’è tanti, ma di presidenti coi soldi come Della Valle ce n’è uno.
E dallo sport alla politica, sempre meno forma nobile di servizio al cittadino e più teatro per falsi anfitrioni. Urla in televisione il conduttore bandiera del dissenso al regime. L’uomo libero che lotta contro il tiranno miliardario che tratta l’Italia come il giardino di casa. Ma nessuno applaude al vecchio presentatore che guardando la liquidazione miliardaria del martire della televisione, scuote il capo dicendo che in fin dei conti “essere perseguitati è un affare”. Dopotutto la doppia moralità è sempre prolifica e se i miliardi li fanno i vari Santoro, Travaglio e Jovanotti sono sacrosanti, mentre se li fa Berlusconi è mafia. E’ l’Italia delle prese di posizione senza posizione, perchè poi vai a scavare a fondo e trovi il nulla. Adesso l’ultima trovata è il popolo dei post-it. Basta vedere le foto su Repubblica, baluardo della libertà e di tutte le campagna contro il regime, per vedere questo festival del voyerismo da manifestazione: siamo passati dalle manifestazioni di piazza alle occupazioni per arrivare alle foto con webcam da pubblicare su repubblica.it. Questa è la libertà di parola e di protesta. Andiamo bene! Poi ci piacerebbe sapere quanti di quelli che protestano e si fanno fotografare hanno davvero letto le carte o si sono limitati al vamos a matar compañero di Travaglio e Ezio Mauro che hanno subito lanciato campagne e creato sezioni ad hoc sui vari siti, blog e controblog.
Penso che il top di questo Festival della contrapposizione e della demagogia l’abbiano ascoltato ieri i fiorentini che mentre andavano a lavorare erano sintonizzati su Lady Radio. Andava in onda una trasmissione che vedeva contrapposti Marco Stella, consigliere comunale del PDL a Firenze e Giuseppe D’Eugenio, presidente del Quartiere 4 sempre di area PD. L’argomento era il taglio della spesa pubblica e la riduzione degli stipendi ai politici, nuovo cavallo di battaglia di Tremonti e del centrodestra. E’ stato interessante notare come l’appartenenza ad una parte politica abbia scavalcato anche il minimo senso del rispetto e della logica. Così abbiamo sentito D’Eugenio puntare il dito contro i tagli ai politici e protestare per la mancanza del versamento dei contributi pensionistici, abbiamo sentito sindacalisti della CISL gridare allo scandalo per i bassi compensi dei giovanissimi sindaci dei piccolissimi paesini, e abbiamo sentito rievocare gli scenari in cui il PCI portava gli operai in Parlamento, mentre ora è improponibile per la mancanza di contributi e di stipendi certi. Non faccio quindi fatica e pensare che non pochi si saranno identificati nelle parole del consigliere Stella che ha ricordato come innanzitutto fare politica non è obbligatorio ne deve essere un mestiere per sistemarsi, semmai è un servizio al cittadino, e di come non siano pochi i privilegi che spettano a chi fa politica a vario livello: che sia un abbonamento per lo stadio, o l’accesso in centro, che sia l’auto blu o il non pagare l’autostrada, sempre piccolo a grandi privilegi che il cittadino non ha.
Ma non importa andare sempre a pescare nel calderone della politica o del calcio nostrano, capita di vedere prese di posizioni astoriche e demagogiche anche guardando alle tante lodevoli iniziative di solidarietà. La più scioccante è senza dubbio l’introduzione di una tessera a punti da parte della Caritas di Prato per distribuire il cibo ai poveri. Una tessera a punti che già di per se rievoca i tempi di guerra e che tutto pare tranne che un’agevolazione per il povero. Facendo si che il povero si armi di tessera a punti per fare la spesa presso questo sedicente emporio della carità pratese si ottiene il solo risultato di controllare il povero e cosa prende, quando prende e quanto prende. Inoltre, visto che la sola tessera non bastava, hanno visto bene di attrezzarsi di un vademecum per la buona condotta del povero a tavola: ecco quindi che l’olio può essere preso solo una volta in un mese e che se per caso un povero prende una bottiglia di coca-cola, si vede decurtare ben 3 punti sulla tessera! Così non solo il povero è controllato nella spesa, ma anche indotto coattamente a prendere determinati prodotti. Non c’è niente di più scandaloso dell’etica moralistica applicata a chi non si può difendere. Nessuno pensa che magari un povero padre di famiglia vorrebbe regalare un momento di gioia a suo figlio prendendogli una bottiglia di Coca, in mezzo a già tanti stenti, almeno ti regalo un sorriso. No. Il problema è insegnare che la Coca è cattiva e che toglie punti. Oppure di stare attento con l’olio che fa male: quindi caro povero, niente fritto. Becchi e bastonati.
Chi sa se qualcuno di questi urlatori al regime, di questi educatori di poveri, abbia mai visto un vero regime o un vero stato di povertà diffusa. Se l’abbiano vissuto. E così forte la tentazione di proiettare se stessi su tutto ciò che ci circonda che è quasi un miracolo se un giorno qualcuno si accorge dell’altro e di cosa l’altro vuole.
