Archivio per settembre, 2010

Riporto l’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Gianfranco Miccichè nella quale annuncia la nascita del Partito del Popolo Siciliano, e promette “io non divorzio da Berlusconi. Li può contare sempre su di me”

Per quale ragione, mi faccia capire.
“Semplice, se Berlusconi mi desse il partito nelle mani, come mi ha offerto, non cambierebbe niente, l’altra metà farebbe la fronda. Non ci starebbero con me”.

E’ un altro divorzio.
“Un momento, io non divorzio affatto da Berlusconi. Lui può contare sempre su di me, ha rapporti filiali con me….”

Non torna a casa, rompe con Lombardo. E poi? La strada è diventata angusta. Che cosa fa?
“Faccio il partito, naturalmente”.

Il partito del popolo siciliano o il partito del sud?
“Il partito del popolo siciliano”.

Berlusconi che ne pensa?
“Valuta con serenità questa prospettiva, sa di potersi fidare di me. La Sicilia è una cosa, il Pdl nazionale un’altra. Il mio partito non nasce contro Berlusconi e il Pdl. Troveremo un accordo alle elezioni politiche. C’è riuscito anche il Mpa con l’1,8 per cento ad entrare nelle Camere, grazie all’alleanza con il centrodestra. Sarò presuntuoso ma credo che il mio partito possa raccogliere maggiori consensi. Non spariremo di certo”.

…leggi l’intervista integrale…

L’effetto domino di Veltroni

Pubblicato: 17 settembre 2010 in Politica
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Basta che un Veltroni qualunque agiti lo spettro di una scissione, ed ecco che si risvegliano le fazioni all’interno del PD cittadino.  In questi giorni abbiamo visto un bel siparietto targato Fuso – Pierguidi – Collesei.  E’ bastato molto poco per far capire che le tensioni cittadine dei democratici sono ben lungi dall’essere sedate. Certo il decisionismo renziano unito alla fragilità del Pdl gigliato riescono a nascondere bene gli sguardi torvi che si scambiano i “compagni” di partito.

A Firenze in principio fu il caos della corsa a sindaco, una corsa che sembrava la solita battaglia fra poteri forti romani. C’erano tutti: il veltroniano, la dalemiana, il candidato bersaniano… Sembrava un film già visto e che purtroppo vediamo ancora oggi che sono passati due anni… ma è bastata tanta faccia tosta e molto internet per permettere all’unico candidato fuori dal palazzo di stravincere al primo turno. Le reazioni del mondo politico fiorentino a sinistra di Renzi sono note, così come le tensioni per i nuovi equilibri a Palazzo Vecchio.

Sono passati due anni. Due anni dove Renzi ha fatto di Firenze il suo trampolino di lancio per nuove alleanze, trovandosi stretto da un Provincia e da una Regione mai troppo indulgenti con l’uomo “contro tutti”. Al punto che Renzi se n’è andato da solo a trattare col Ministero a Roma per la scuola, defilandosi dal “blocco rosso” toscano ed è andato a cercare un ponte proprio con Civati, che vedremo a novembre. Quel Pippo Civati, esponente di punta dei giovani democratici, che si trovò proprio un anno fa a Piombino insieme a Sofri, Serracchiani e a Renzi stesso.  E pensare che finora le scelte del buon Matteo si sono rivelate vincenti: criticate da destra e dalla sinistra Pd, hanno però fatto presa sull’immaginario dell’elettore, che lo ha premiato come “il sindaco più amato”. E così mentre Renzi pensa già a nuove alleanze e si gode il consenso, ecco che Mauro Fuso, segretario cittadino della CIGL, sferra l’ennesimo attacco a Renzi. Un attacco che ha scatenato la pronta reazione del consigliere Pierguidi, falco renziano della prima ora, che è arrivato a definire la CGIL fiorentina come “la peggiore del paese”, usando toni  che nemmeno Gasparri o Feltri userebbero. Oggi è entrata sul ring la consigliera Stefani Collesei, docente, Presidente della Commissione Lavoro ed esponente della Sinistra Pd. “Non so dove voglia andare questo Pd esprimendosi così.” Frasi e parole che abbiamo già udito proprio in questi giorni da Veltroni, il quale ha lanciato proprio ieri un nuovo “Movimento” con i suoi vecchi compari. Quello che è certo è che né la Collesei né tanto meno Fuso stravedono per Veltroni e per questo Pd.  E se fosse Vendola la loro idea di Pd? Riuscirà Renzi a difendere Palazzo Vecchio dalle inside che nuove primarie e nuove elezioni possono risalire da Roma?

Anche l’Udc scatena i probiviri

Pubblicato: 16 settembre 2010 in Politica
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Nell’Udc volano gli stracci e cominciano a fioccare le espulsioni, guarda caso a danno dei parlamentari che le cronache danno già con un piede fuori dal partito di Pier Ferdinando Casini. Il primo a farne le spese è stato il deputato campano Michele Pisacane, colpevole di avere rilasciato un’intervista a Repubblica, intitolata: «Sto con l’Udc, tratto col Pd e forse voto Pdl». Con una lettera indirizzata ai probiviri del partito, il segretario Lorenzo Cesa ha chiesto che vengano presi provvedimenti, tra i quali anche l’espulsione, nei suoi confronti. Intervista «allucinante» che, a detta di Cesa, rischia di recare «gravi danni all’immagine del nostro partito». Il segretario centrista attendeva una smentita dell’intervista (in realtà dal tono scherzoso), che non è mai arrivata. E anche questo è un sintomo dell’aria che tira nel partito di Casini.

…continua…

Lo scacco del sud

Pubblicato: 15 settembre 2010 in Politica
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FeL, Mpa, Udc. Tre sigle, tre partiti che negli ultimi giorni abbiamo imparato a conoscere. In principio fu Lega, Pdl e Pd. Poi vennero i piccoli. Vennero dei nuovi gruppi di pressione. Si avete capito bene, non sto parlando di partiti, non parlo di progetti, parlo di gruppi di pressione.
In molti fanno finta di non vederlo e tanti non lo dicono, ma non puo’ essere solo un caso se questi tre partiti hanno una parola che li accomuna: Sud. Quel Sud nel quale l’Udc ha storicamente la sua cassaforte di voti, soprattutto fra Calabria, Sicilia e Puglia. Quello stesso Sud che diventa Sicilia per l’Mpa di Lombardo, che ha passato due anni a montare e dsfare maggioranze sull’isola per cercare una quadra del cerchio che fosse il suo cerchio. Quel Sud che fu per AN una risorsa e che ora per FeL e’ il vero terreno fertile per cercare voti. Sara’ un caso forse che i tre colonnelli, i tre nuovi falchi di Fini sono due siciliani e un campano? Sara’ un caso se Fini fa la voce grossa quando si parla male del Sud? Fu proprio il Presidente della Camera a fare una dura replica a Tremonti quando si lamentava che in tema di sanita’ c’era un divario di costi che diventava quasi salasso nel mezzogiorno rispetto all’efficiente lombardia. Per non parlare degli strali di Brunetta.
Ebbene, pare proprio che il governo a trazione nordista Bossi-Tremonti sia passato a pagare dazio al casello del Sud: e se il prezzo fosse Berlusconi?

Quell’ultimo respiro in volo

Pubblicato: 11 settembre 2010 in Cronaca
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di Serena Milaneschi

Nove anni dopo si bagnano ancora gli occhi. Non ci si abitua alla tragedia, grazie a Dio. Incollati alla televisione cerchiamo di catturare volti e istanti per guardare chi ce l’ha fatta, per cercare di sentirci sollevati. Guardare chi come un fantasma esce da quella voragine di fumo indenne, magari in braccio a qualche pompiere o mano nella mano a qualcuno o semplicemente da solo, tenendosi un fazzoletto davanti alla bocca, il viso sporco di nero, capelli bruciacchiati e occhi sbarrati, rossi e rovinati per sempre, occhi testimoni di una strage umana che mai più dimenticheranno.

Ma a guardare quegli occhi ancora ce la facciamo, ci commuoviamo sì, ci prendono i crampi allo stomaco, ci portiamo la mano alla bocca come per reprimere un “Oh-mio-Dio”, ma resistiamo, ce la facciamo.

Quello che davvero non siamo in grado sostenere, quello che realmente il nostro sguardo non sostiene, quello che supera l’orrore immaginabile per cui distogliamo lo sguardo e fingiamo di guardare da un’altra parte, sono le immagini di chi, sempre con quegli occhi sbarrati, sempre con i capelli bruciacchiati e le lacrime che bruciano sul viso, chi è aggrappato alle finestre dei grattacieli, chi, quasi sospeso, grida un aiuto che non potrà arrivare lassù, in quei mastodontici grattacieli bellissimi e terribili. Distogliendo lo sguardo ti chiedi “io-cosa-avrei fatto”, ti domandi con che coraggio o con quale terrore si decide di buttarsi da quattrocentoquindici metri di altezza, facendo in volo tutti e centodieci piani che, quella mattina, ognuno di loro aveva salito in ascensore, magari di cattivo umore, magari con la gioia nel cuore perché quella mattina a New York  splendeva il sole, era una bellissima giornata in cui l’autunno sembrava essersi dimenticato del corso delle stagioni e lasciava godere ancora del tepore dell’estate.

Ti chiedi cosa avresti fatto. Poi di scatto ti volti e vedi che qualcuno ha già deciso, che non c’era altra scelta, che era l’unica cosa da fare. Che soltanto lasciarsi cadere nel vuoto avrebbe portato a uscire dalle fiamme, a respirare. Quell’ultimo respiro in volo, pensi, avrà dato loro la speranza, un’ultima speranza di libertà. Una decisione troppo estrema, troppo grande, troppo triste da poter capire, non riusciamo a immedesimarci. Il cuore non regge a guardare quell’ombra che vola accanto alla torre, un’ombra che sembra planare, che in volo assume la forma di una bellissima aquila, un’aquila malata ,che sai, precipiterà.

Non resistiamo a questo. Non è umanamente comprensibile, ogni evento, ogni gesto, ogni lacrima di quel giorno non è contenibile in un dolore umano. Tutto va oltre, così la bellissima e mastodontica New York ha provato, quel giorno, un terribile e mastodontico terrore disumano.

Nove anni dopo, davanti agli occhi, nella nebbia e nella foschia, ciò che sembra restare è solo l’immagine dell’incredulità, l’immagine di un uomo che assomiglia a Il viandante sul mare di nebbia di Friedrich ma, al contrario del viandante, eretto e stupito di fronte a quell’immensità, lui ha le braccia abbandonate lungo i fianchi e la testa alzata come a tentare di guardare ciò che i suoiocchi non riescono a contenere.