Archivio per la categoria ‘Costume e Cultura’
Caritas in Veritate
Pubblicato: 7 luglio 2009 in Costume e CulturaEtichette: Benedetto XVI, enciclica
Oggi è disponibile il testo della nuova enciclica di Papa Benedetto XVI.
Di seguito il link al sito della Santa Sede per la lettura dell’ultima fatica di Papa Ratzinger (qui).
Il testo della Caritas in Veritate è stato pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana ed è disponibile in libreria al prezzo di € 2,00.
Aspettando la nuova enciclica di Benedetto XVI
Pubblicato: 6 luglio 2009 in Costume e CulturaEtichette: Benedetto XVI, enciclica
Domani martedì 7 luglio sarà resa pubblica la nuova enciclica di Papa Benedetto XVI.
Il testo integrale dell’enciclica, “Caritas in Veritate” (questo è il titolo), sarà presto disponibile sul sito del Vaticano (www.vatican.va), altrimenti il testo può essere acquistato al prezzo di € 2,00
In attesa della nuova enciclica ho cura di inserire i collegamenti alle due encicliche precedenti di Benedetto XVI:
- Deus Caritas Est del 25 dicembre 2005 (testo disponibile qui)
- Spe Salvi del 30 novembre 2007 (testo disponibile qui)
L’ultimo volo di Mister No
Pubblicato: 26 giugno 2009 in Costume e CulturaEtichette: Bonelli, Mister No
Questo più che un articolo vuole essere un omaggio.
Capita ogni tanto, che come succede per le aziende e i negozi, anche le testate dei fumetti chiudano i battenti. Una di queste è Mister No.
Mister NO, il pilota Jerry Drake che vive le sue mille avventure nella foresta amazzoniana degli anni ’50. Facendo base a Manaus, il nostro Mister No vive la sua vita accompagnato dal sano spirito texiano di aiutare il più debole e da quel pizzico di sfiga alla Jessica Fletcher che lo mette sempre nei casini. Dove finisce lui scoppia una rivolta indios, oppure il boss locale minaccia la bella di turno, o lui viene adescato per fare qualcosa che fa incavolare qualcuno. Insomma se i casini non li vuole, i casini vanno a cercare lui.
Un bel fumetto. Un grande eroe. Anzi, antieroe. Si perchè a differenza di Tex o Zagor, suoi predecessori, Mister No non ci tiene a fare il bello e il buono. E’ un uomo che si ritrova in mezzo al patatarc e cerca di rimettere le cose a posto. Un pilota che ogni tre per due lo si trova in una bettola a ubriacarsi e a spassarsela con la signorina di turno.
Mister No nasce nel 1975 e segna l’inizio dell’armata bonelliana, che di lì a poco immetterà sul mercato Martin Mystere, Dylan Dog, Nick Raider, Nathan Never, e che andrà a marciare al fianco di Tex e Zagor che soli soletti si prendevano la loro dose di schiaffi e passavano il tempo a riempire i cimiteri (dei fumetti si intende!).
Una bella marcia quella di Mister No, figlio della mente di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli in persona, e della matita di Gallieno Ferri, l’esordio editoriale sembra quasi una favola: doveva essere una miniserie estiva, ma le 200.000 copie vendute convinsero l’editore a farne una serie regolare. L’intuizione è giusta, e Mister No decolla.
Poi come tutte le cose che finiscono, anche il nostro pilota sembra lasciato a terra dal suo fido Piper. La crisi del fumetto prima e il cambio generazionale dei lettori non lo premiano. Si perchè Mister No è un fumetto di avventura. Non è un western, un horror, un poliziesco o un’azione. Basta fare una considerazione: anni fa ci imbattevamo in film che alla voce genere riportavano la dicitura “Avventura”. Oggi non esiste più. O il film è d’azione o diventa altro, come fantasy, drama, commedia, thriller. L’avventura da sola non basta più, la puoi mettere di contorno per altro. E’ come col cellulare: chi è che lo compra perchè chiama e riceve? No oggi si compra un telefono per andare su internet, vedere le mail, lo vogliamo integrato con i social network, lo prendiamo con il pacchetto Office…
Nel 1995 chiude la testata Tutto Mister No, nata per ristampare le prime avventure del nostro eroe. Nel dicembre 2006, dopo un’ultima grande avventura durata 16 albi (in principio ne erano stati annunciati solo 6) chiude anche la serie regolare. Al numero 390. La serie è continuata con la promessa dell’editore di pubblicare ogni sei mesi un’avvertura nella serie degli speciali. Per ogni sano lettore di fumetti Bonelli, gli speciali sono album annuali con avventure più lunghe rispetto alle solite 100 pagine: inizialmente erano albi di 132 pagine che uscivano a ruota dalla metà di maggio a settembre per ogni personaggio dell’universo bonelliano (escluso Tex per i quali c’è la formula del “texone”). Ma anche questo filone, dopo due anni e 4 numeri, è giunto alla conclusione. Con il numero 20 ora in edicola, l’editore comunica che quello uscito è l’ultimo numero. I costi di produzione dell’albo e i troppo pochi lettori non consentono di continuare l’esperimento.
Stanco, oramai ritirato in uno sperduto angolo dell’amazzonia con il suo amico Esse-Esse, Mister No si gode il riposo dopo 34 anni di scorrerie, che l’hanno portato da Manuas a New York passando per ogni speduto angolo dell’America Latina. Misto fra i ricordi di reduce della seconda guerra mondiale, un uomo oramai fuori dal suo tempo, che vede trasformare il suo Brasile da terra di frontiera a grande capitale del mondo, con indios sempre più “civilizzati”, Mister No sembra aver detto “basta ragazzi, mi riposo, non ho più l’età”.
Oggi non resta che la ristampa pubblicata dalla casa editrice Edizioni IF ora al numero 27, che a cadenza bimestrale pubblica con ogni numero due avventure del pilota Jerry Drake.

Forse non usciranno più nuove storie di Mister No, non sarebbe il primo a chiudere i battenti (fra i più celebri ricordiamo Il Comandante Mark, il Grande Blak, Nick Raider, Kriminal, Satanik…), per me resterà sempre il primo fumetto che ho letto. Era l’eroe preferito di mio padre. E’ stato lui a farmelo leggere e a mettermi un fumetto in mano. Con Mister No poi sono venuto a conoscenza degli altri: Tex, Diabolik, Dylan Dog, Dago e i comics americani.
Adios gringo!
Il medioevo in scena: Bevagna e il mercato delle Gaite
Pubblicato: 22 giugno 2009 in Costume e CulturaEtichette: Bevagna, Gaite, Mercato
Sembra folle, ma in un paese come l’Italia possiamo permetterci questo e altro. E’ la nostra storia, noi abbiamo fatto la storia.
Nel cuore dell’Umbria, a pochi kilometri da Foligno c’è un piccolo borgo medievale che conta si e no 5000 anime. Niente di strano, siamo in Italia, in Umbria poi non ne parliamo, lì il medioevo, quello vero, è nato e ha mosso i primi passi. In questo piccolo fazzoletto di terra che ha dato i natali a San Benedetto, San Francesco e Santa Rita, è già di per se’ spettacolare sfrecciare sulla superstrada: borghi, monasteri, Cattedrali, il lago Trasimeno. Solo questo panorama vale il prezzo di una levataccia la mattina.
A Bevagna dicevamo, una settimana l’anno va di scena il Mercato delle Gaite: un’intera cittadina si sveglia la mattina catapultata nel 1250. Arceri, locandieri, predicatori di strada, vecchi artigiani e donzelle tornano prepotentemente alla vita. Poco importa se in mezzo a tanta storia stona il vedere dei finti muri di cartongesso..dopotutto se prima c’erano e ora non ci sono più, va bene anche rimetterli.
E poco importa al turista pensare che quello che vede è il frutto di un lavoro che tiene occupato il paese per circa un anno, in quella che è l’attività di ricerca degli antichi mestieri, della ricostruzione della vita dei loro avi e dell’organizzazione di questi sette giorni.
Bevagna, un piccolo borgo della provincia umbra che in una settimana passa da 5000 abitanti a 100 mila.
Non voglio soffermarmi sulla ricerca storica del paese e su come viveano all’epoca, ne fare da guida turistica: cose del genere vanno viste.
Girando per il paese colpisce la grandezza dell’uomo medievale che ha costruito monumenti a Dio e alla propria vita che sono arrivati fino a noi e che sono stati il fondamento della nostra civiltà. Da fiorentino non ho potuto non guardare con particolare interesse alle botteghe dei tessitori: tre botteghe per farci vedere come c’era chi curava i bozzoli con i bachi al loro interno, chi raccioglieva e bolliva io bozzoli per poi ottenere il filo che nadava al telaio. Oppure la bottega del dipintore, con la gerarchia dei lavori suddivisa fra garzone, allievo e maestro: immaginete un ragazzino di 11/13 anni che prende e vive in una bottega e che passa le sue giornate a preparare la tavole per il maestro, avendo cura di bollire la colla animale, mescolarla con il gesso, stenderla sulla tavola e levigarla. Per poi concentrarsi sulla preparazione dei colori, frantumando il mercurio per il rosso, il costoso lapislazzulo per il blu, e preparando i carboncini direttamente dal legno, avendo cura di metterli sul fuoco in un contenitore di creta e cotto sigillato.
Ma non finisce qui, il liutaro e l’arte dei suoni, la cartiera, lo zecchiere e lo scultore. Ogni serie di botteghe appartiene ad una Gaiata e si presenta con quella nella gara delle Gaite. Ma a parte la gara in se è bello lo spettacolo, ciò che si vede: poco importa se già domenica sembrava di essere a Venezia per il carnevale.
Uno spettacolo che ti colpisce ancor di più la sera, quando vai a mangiare in taverna, con musici girovaghi armati di cembalo e zampogna, con donne, ragazze e ragazzini vestiti da locandieri e cameriere, mentre bevi il tuo Sagrantino in un bicchiere di coccio e aspetti lo scottadito o lo spiedino di porco.
Meglio delle parole possono le immagini far capire cosa una persona può vivere a Bevagna. Ho avuto cura di fare una selezione delle molte, forse troppe foto fatte, potete cliccare qui.
