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Renzi tradisce Firenze

Pubblicato: 1 ottobre 2010 in Cronaca
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Le bugie hanno le gambe corte, mentre gli slogan fanno i bilanci stretti.

E’ così, dopo il grande annuncio di luglio 2009, quando Renzi annunciò la fine dei temuti vigili, ecco che a settembre 2010 spuntano dei nuovi ausiliari del traffico: pettorina d’ordinanza, blocco delle multe sempre in mano e scorta di penne.

Certo il sindaco ci dirà che è colpa dei tagli del governo e che lui ce l’ha messa tutta, ma fatto sta che ci piacerebbe capire la convenienza per i fiorentini:

1) un anno fa c’erano circa 15 persone che lavoravano come ausiliario del traffico con l’obiettivo di multare gli automobilisti. Da luglio 2009, lavorano sempre per il Comune ma svolgono un non meglio precisato servizio di monitoraggio del territorio;

2) Renzi ha provveduto a ritarare gli autovelox, azzerando quella che era definita soglia di tolleranza: oggi uno si prende una multa anche se passa a 61 Km/h invece che a 60 km/h

3) Renzi è come Domenici: nel 2007 Domenici aveva fatto 48milioni di euro, nel 2008 51milioni, nel 2009 47 milioni, ora scopriamo che nel 2010 Renzi ha messo in bilancio 49.306.200 euro;

4) a questo si aggiunge che per fare le veci dei vecchi vigilini sono stati incaricate 30 nuove persone.

Non vedo il risparmio, e siceramente concordo che i consiglieri Roselli e Torselli: “sono aumentati gli autovelox in città e sono tornati i vigilini. Renzi sta lanciando una nuova moda: quella di rimangiarsi la parola data, come già hanno fatto in tanti. E lui sarebbe la ‘faccia nuova’? La lista delle promesse non mantenute si allunga ogni giorno di più: questo del resto è lo stile di Renzi, stile Volta&Gabbana”.

Quell’ultimo respiro in volo

Pubblicato: 11 settembre 2010 in Cronaca
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di Serena Milaneschi

Nove anni dopo si bagnano ancora gli occhi. Non ci si abitua alla tragedia, grazie a Dio. Incollati alla televisione cerchiamo di catturare volti e istanti per guardare chi ce l’ha fatta, per cercare di sentirci sollevati. Guardare chi come un fantasma esce da quella voragine di fumo indenne, magari in braccio a qualche pompiere o mano nella mano a qualcuno o semplicemente da solo, tenendosi un fazzoletto davanti alla bocca, il viso sporco di nero, capelli bruciacchiati e occhi sbarrati, rossi e rovinati per sempre, occhi testimoni di una strage umana che mai più dimenticheranno.

Ma a guardare quegli occhi ancora ce la facciamo, ci commuoviamo sì, ci prendono i crampi allo stomaco, ci portiamo la mano alla bocca come per reprimere un “Oh-mio-Dio”, ma resistiamo, ce la facciamo.

Quello che davvero non siamo in grado sostenere, quello che realmente il nostro sguardo non sostiene, quello che supera l’orrore immaginabile per cui distogliamo lo sguardo e fingiamo di guardare da un’altra parte, sono le immagini di chi, sempre con quegli occhi sbarrati, sempre con i capelli bruciacchiati e le lacrime che bruciano sul viso, chi è aggrappato alle finestre dei grattacieli, chi, quasi sospeso, grida un aiuto che non potrà arrivare lassù, in quei mastodontici grattacieli bellissimi e terribili. Distogliendo lo sguardo ti chiedi “io-cosa-avrei fatto”, ti domandi con che coraggio o con quale terrore si decide di buttarsi da quattrocentoquindici metri di altezza, facendo in volo tutti e centodieci piani che, quella mattina, ognuno di loro aveva salito in ascensore, magari di cattivo umore, magari con la gioia nel cuore perché quella mattina a New York  splendeva il sole, era una bellissima giornata in cui l’autunno sembrava essersi dimenticato del corso delle stagioni e lasciava godere ancora del tepore dell’estate.

Ti chiedi cosa avresti fatto. Poi di scatto ti volti e vedi che qualcuno ha già deciso, che non c’era altra scelta, che era l’unica cosa da fare. Che soltanto lasciarsi cadere nel vuoto avrebbe portato a uscire dalle fiamme, a respirare. Quell’ultimo respiro in volo, pensi, avrà dato loro la speranza, un’ultima speranza di libertà. Una decisione troppo estrema, troppo grande, troppo triste da poter capire, non riusciamo a immedesimarci. Il cuore non regge a guardare quell’ombra che vola accanto alla torre, un’ombra che sembra planare, che in volo assume la forma di una bellissima aquila, un’aquila malata ,che sai, precipiterà.

Non resistiamo a questo. Non è umanamente comprensibile, ogni evento, ogni gesto, ogni lacrima di quel giorno non è contenibile in un dolore umano. Tutto va oltre, così la bellissima e mastodontica New York ha provato, quel giorno, un terribile e mastodontico terrore disumano.

Nove anni dopo, davanti agli occhi, nella nebbia e nella foschia, ciò che sembra restare è solo l’immagine dell’incredulità, l’immagine di un uomo che assomiglia a Il viandante sul mare di nebbia di Friedrich ma, al contrario del viandante, eretto e stupito di fronte a quell’immensità, lui ha le braccia abbandonate lungo i fianchi e la testa alzata come a tentare di guardare ciò che i suoiocchi non riescono a contenere.

Devo ammettere che mi sento più a mio agio con i giochi della politica politicante che non nelle insidie della politica economica, ma ieri è successo un fatto che non può passare inosservato: Federmeccanica ha annunciato la rescissione del contratto dei metalmeccanici a partire dal 2012.

L’associazione delle imprese metalmeccaniche, Federmeccanica, all’unanimità del suo direttivo ha deciso di recedere dal contratto dei metalmeccanici firmato nel 2008. Apriti cielo: Landini della Fiom parla espressamente della volontà di “voler abolire il contratto nazionale contro il parere dei lavoratori e con il coinvolgimento di sindacati minoritari” mentre Cisl e Uil che lo avevano disdettato circa un anno fa, quando firmarono il contratto nazionale del 15 ottobre 2009 (non firmato dalla poi dalla Cgil) parlano di «un fatto scontato e puramente formale».

Ma è davvero un atto di guerra del padrone contro gli operai? Cosa significa? Sono finiti i diritti o la questione è ben diversa? Qual’è il significato di questo gesto?

Devo dire che è indubbio il peso giocato dalla FIAT in tutto questo. Sarebbe da ingenui dire il contrario. Certo magari mi sembra evidente, anche vedendo la reazione di tutte le sigle sindacali (perchè ricordiamo che la FIOM è una, ma ce ne sono anche altre) che forse a ben vedere questo non è altro che uno sbocco naturale di un percorso avviato tempo addietro.

Chiunque abbia visto la televisione in questo periodo o abbia letto i giornali si sarà reso conto di una cosa: le imprese vogliono restare competitive e chiedono chiaro e tondo di rivedere tutta la situazione, visto che il delicato momento chiede a tutti di stringere i denti e che il clima da conflitto sociale, figlio degli anni ’60, oggi non ha senso. Inutile dirlo ma la FIOM ha sempre portato avanti una sua azione sindacale di rottura, di noperai contro padrino, di conflitto sociale, di diritta da strappare con picchetti e con il blocco della produzione. Spesso e volentieri, come accade ultimamente, anche in un modo abbastanza pretestuoso.

Ritengo necessario che datoriali e sindacali si guardino negli occhi e prendano atto di quella che è la situazione oggi giorno, sinceramente quello che non capisco è come sia possibile che lo abbiano imparato i sindacati statunitensi e non i nostri che hanno bel altra storia. Forse il conflitto sociale senza se e senza ma, la lotta dei duri e puri come a Pomigliano, fa perdere tutti e non solo gli operai.

Non capisco cosa ci sia di scandaloso nella proposta di legare parte degli stipendi alla produzione dell’azienda, mi sembra un criterio equo e non da profittatori: certo è chiaro che non deve essere un mezzo per pagare due lire un operaio, ma non possiamo temere qualsiasi novità con una rigida difesa dello status quo. Come parimenti non può essere possibile che se 50 operai su 500 vogliono scioperare si blocchi l’attività di uno stabilimento.

Vi suggerisco di ascoltare il commento di Oscar Giannino a radio 24 stamattina sulla questione. Può aiutare a rendere bene l’idea.

Nove in punto 10 settembre \’10

C’era una volta un piccolo Renzi

Pubblicato: 1 settembre 2010 in Cronaca
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Un video d’annata..Renzi a 19 anni alla ruota della fortuna, chissà che non si stato lo stress delle continue domande di Mike Buongiorno a suscitare questo rifiuto categorico al confronto: sembra che nessun consigliere del PDL sia riuscito a fare un interrogazione con la presenza del sindaco.