Archivio per la categoria ‘Varie’

Ogni mondiale fa storia a sè. Ogni partita fa storia a sè. Certo se l’arbitro non fischiava quel fallo sarebbe stata tutta un’altra partita. Se passava quella palla…Potremmo stare qui fino a Natale e potremmo citare e trovare diecimila frasi fatte e mille alibi per spiegare come mai la Spagna ha battutto la Grande Germania e rivelare al mondo com’è che questa fantastica macchina da guerra ha fallito la finale. Ma forse le cose sono più semplici: i tedeschi non sanno giocare a calcio.

Tranquilli non ho bevuto, nè sono uno spagnolo cammuffato, nè sono ancora offeso per i cori “scheiß italien” dopo la semifinale di Germania 2006. Niente di tutto questo, voglio solo evidenziare come per l’ennesima volta, questa tanto decantata macchina da guerra germanica che sembra sempre sul punto di conquistare il mondo, si inceppa e torna a casa. Proprio come durante la prima e la seconda guerra mondiale: al massimo dell’espansione, quando ti aspetti il colpo del KO, ecco che tutto si ferma e perdi Stalingrado. Così nel calcio. Paragoni eretici, quasi bestemmie, ma che forse possono far capire bene quello che può essere la grande frustrazione covata dalla ex locomotiva d’Europa.

I numeri parlano chiaro. Freddi, crudi, espliciti. Forse troppo spesso male interpretabili ma sempre un utile indicatore. La Germania ha vinto 3 mondiali: nel 1954, nel 1974 e nel 1990. Se guardiamo l’abo d’oro del massimo trofeo calcistico, la nazionale tedesca si piazza al terzo posto, preceduta da Italia (4 titoli) e Brasile (5), e seguita da Argentina e Uruguay (2). Chiudono il corteo Inghilterra e Francia con un titolo. Tanto di cappello. Sembrerebbe una patria di calciatori e gladiatori…appunto sembrerebbe. Si perchè a ben guardare più che di gladiatori io parlerei di eterni secondi (quando va bene, sennò anche terzi e quarti). Su 19 mondiali disputati, la Germania è approdata in semifinale ben 12 volte (DO-DI-CI VOL-TE…più di metà delle competizioni). Nessuno ha toccato queste cifre. Ma come una maledizione, ecco che la grande calata dei barbari va a sbattere contro le mura di Roma. Sarà per sudditanza psicologia, sarà indice di poca freddezza e poca cinicità, sarà perchè lo dice anche il polpo Paul, ma gli eredi dei Goti si trasformano di colpo in una massa di giovani marmotte. Di 12 semifinali disputate solo in 7 casi i tedeschi hanno sfondato la linea Maginot per arrivare alle porte della finalissima. Ma anche in questo caso, di 7 finali, solo 3 volte la storia è stata clemente.

Sono numeri impressionanti. Forse indici che la Germania è molta potenza e poca tattica. Forse il cinismo italiano e la samba brasiliana sono ben più utili della pura potenza nordica. Italia e Brasile hanno disputato meno semifinali dei germanici: rispettivamente 8 e 10. Ma sono riuscite a vincere il trofeo ciascuna la metà delle volte: 4 e 5. Racimolando ciascuna solo due sconfitte (e il caso ha voluto che ambedue le sconfitte dell’Italia in finale siano state contro il Brasile). Potremmo anche metterci a parlare delle 6 Champion vinte da club tedeschi, ovvero la metà di quelle vinte da club spagnoli e italiani (12), ma sarebbe troppo lungo.

I numeri sono freddi. Come fredda è l’aria che si respira negli spalti e nelle piazze tedesche. Come fredda è la Germania che ci immaginiamo da piccoli; popolata da barbari coperti di pelliccia e di elmi con le corna. Come freddo è il tedesco che impariamo a conoscere dai film e dalle testimonianze. Un monolite privo di emozioni con i suoi occhi azzurri tendenti al bianco, la sua pelle pallida e i capelli biondissimi. Più che un uomo una macchina perfetta per combattere e lavorare.  S’è mai vista una macchina giocare a calcio?

Se Hitler usa Facebook

Pubblicato: 18 febbraio 2010 in Varie

Ogni tanto in rete si trova delle cose bizzarre…

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Auguri da Ambrox

Pubblicato: 21 dicembre 2009 in Varie

Ambrox’s Blog augura a tutti Buon Natale e Felice Anno Nuovo. L’attività del blog riprenderà subito dopo la pausa natalizia. Non sarà un Natale all’insegna dell’ozio: sto preparando una sorpresa per l’inizio del nuovo anno che spero sia di Vostro gradimento.

Auguri

Ambrox

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La versione di K

Pubblicato: 6 novembre 2009 in Varie
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La versione di K di Francesco Cossiga ha la forma di un libro. Si sfoglia come un libro. Ma mai come questa volta la definizione di libro pare troppo immobile e statica rispetto alla cosa che vi trovate in mano acquistandolo.

Ha la forma di un libro, ma leggendolo vi trovate per magia a parlare con Cossiga che vi racconta alcuni fatti storici accaduti in Italia dal dopoguerra ad oggi. Un racconto che supera la dimensione Porta a Porta per approdare in una dimensione più intima e familiare. Come trovarsi a prendere un caffè con un vecchio amico o mettersi in poltrona ad ascoltare il nonno che ti parla della sua vita. Spero non se ne abbia a male il Sen. Cossiga se lo paragono ad un nonno. Ma è questa l’impressione che si ha leggendo il libro.

Aprendo la copertina e sfogliandone le pagine, si ha l’impressione che Cossiga ti faccia accomodare su una poltrona, e che poi inizi a raccontare la sua vita. Ora fissandoti in volto, ora spostando il suo sguardo al centro della sala. perdendosi negli aneddoti e in quella che è stata la sua vita.

Non è un libro sensazionalistico. Non è un memoriale che rovescia sessant’anni di storia Italia. Cossiga è chiaro fin da subito “ la mia impressione è che ormai nessuno creda più alla realtà così come è. E dunque c’è sempre una seconda realtà da ricercare.” Niente controstoria. Niente complottismi. Nessuno vi dirà dove sono i documenti di Calvi, il memoriale Moro e chi c’era dietro il delitto Montesi.

Cossiga parla di storia e di cronaca. Passa in rassegna oggi il delitto Moro, i rapporti fra Mafia e Dc, parla di Lama e infine arriva a Berlusconi. Ne ha per tutti. Lo stile del libro è quello della tipica parlata del senatore a vita. la_versione_di_kIn questo modo le pagine prendono vita e assumono la forma del sardo ex presidente.

Aneddoti e storie di vita vissuta raccontate con gli occhi di un nonno a un nipote. Così succede che per spiegare la risaputa contrarietà dell’Inghilterra all’ingresso dell’Italia nella Nato, ci racconti che il tutto si basava su pregiudizi e mancanza di conoscenza. “(la Gran Bretagna ndr.Era convinta che noi saremmo stati un peso. E, del resto, cosa ne sapevamo noi del Regno Unito? Nulla o molto poco. Gli scozzesi e i gallesi si inquietano quando noi, riferendoci al regno Unito, diciamo Inghilterra. Per noi italiani è difficile comprendere come un unico Stato si consideri comprensivo di tre nazioni [...] Però noi parliamo confusamente di Inghilterra. Una volta un ambasciatore di Sua Maestà Britannica, come si dice formalmente, prima di andar via dall’Italia, fu invitato da me a colazione. Mi portò in dono un bel libro sulla Scozia e disse che mi era grato di molte cose e, soprattutto, del fatto che io avevo sempre detto ambasciatore britannico e non ambasciatore inglese“. Una storia d’Italia così umana che spazza via tutte le nubi e le polemiche sui segreti e sui complotti. Da leggere.