Avevo aperto questo blog per fare un punto sulle elezioni del 2008. Oggi, dopo due anni dall’ultimo post, riprendo da dove avevo lasciato per mettere un punto sull’esito del referendum.
Le chiacchiere stanno a zero. Hanno vinto i SI. Il quorum è stato abbondantemente raggiunto. E tutti i quesiti sono stati approvati.
Leggendo le prime dichiarazioni e i commenti sui vari blog e social network emergono due anime contraposte: chi grida Berlusconi vattene e chi dice che in fondo erano quesiti giusti e ragionevoli che andavano oltre il destra sinistra. Sbagliato.
In questo momento abbiamo una parte della popolazione che esulta, che grida “Ciao Silvio”, “t’abbiamo fatto un quorum così” e via discorrendo, mentre un’altra faccia di questa stessa medaglia chiede le dimissioni del governo. Una sacrosanta esultanza di una parte politica vincitrice.
Dall’altro lato assistiamo ad una cosa strana. Abbiamo elettori delusi e incavolati, ovvero il popolo dell’astensione, di coloro che non sono volutamente andati a votare facendo leva anche sui naturali disabituè del voto. Ma non solo. Si perchè la destra si è scissa, una parte che potremmo definire parasociale o popolare, rivendica di essere andata a votare, di aver sempre difeso quei valori (come l’acqua pubblica, l’energia pulita) e ammonisce la sinistra di non strumentalizzare il risultato perchè ci sono anche loro.
Bene. Penso che il solo fatto che sia Di Pietro a dire che il referendum non va strumentalizzato la dice lunga. Non per il povero Di Pietro, con il quale mai sono stato tenero ma che al momento dice cose giuste (e delle quali passerà all’incasso), ma perchè vedo che passando dal Terzo Polo (sapete quelli che hanno detto di andare a votare 2 si e 2 no…quelli del comunque andiamo a votare) al Pd e sinistra varia, tutti dicono che è un referendum contro Berlusconi. E non solo loro, lo dice anche la Lega Nord. Quella stessa Lega del governatore Zaia che ha detto che andava a votare.
Oggettivamente, escludendo i militanti della sinistra e in generale di tutti coloro che sono contro l’attuale governo (che da qui in avanti chiameremo elettore paladino), mi risulta assai difficile non scindere l’elettorato di questo referendum fra elettori romantici in buona fede (che chiameremo elettore Don Chisciotte) e chi c’è andato sapendo che avrebbe danneggiato il governo (che chiameremo elettore Iago).
L’elettore in buona fede, il Don Chisciotte della politica, è chi ci viene a raccontare che l’energia deve essere pulita e che l’acqua è un bene comune. E nel dire tante belle frasi, non si accorge, come il povero cavaliere partorito dalla penna di Cervantes, che i giganti non erano altro che mulini a vento. Che per “i cittadini sono uguali alla legge”, il risultato é che la magistratura farà sempre il buono e cattivo tempo sui governi. Che per distruggere la minaccia nucleare, andremo ad investire in un’utopica risorsa che finora vive solo sugli incentivi statali (quindi futuribili tasse o aggravi fiscali) e che non rende un decimo di quanto vale in bocca alla gente. Che la difesa dell’acqua pubblica contro i privati sfruttatori ci porterà ad acquedotti premedievali visto che tutti staranno lí a farsi rendere i soldi dallo Stato. Uno Stato che non investirà sull’acqua.
Il resto é fuffa.
Dell’elettore Iago mi sembra inutile parlare. Era la strumentalizzazione che cercava quindi lo mettiamo al fianco dei paladini.
Ho scritto all’inizio le chiacchiere stanno a zero. Infatti. Personalmente ritengo che un governo non possa reggersi solo su un manipoli di romantici Don Chisciotte, militanti dell’astensione e solo un 20 % circa (facendo ad occhio una differenza fra il quorum del referendum e il 78 % delle politiche del 2008) di elettorato fedele. Quindi a casa.
A casa perchè non si può non capire il senso politico di un referendum. A casa perchè non si può fare spallucce e scegliere la libertà di voto per non prendere una posizione chiara e netta con i vari Zaia e compagnia bella. A casa perchè chi ha votato ha sconfessato la politica del governo.
Alle urne quindi. Chi lo sa, magari i Don Chisciotte tornano cavalieri e la disfatta di oggi può diventare una vittoria.
