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Un sms Riformista (ep. 7)

Pubblicato: 21 ottobre 2009 in Varie
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Primarie

E’ quando ti ritrovi a comprendere di più dall’intervista tripla delle Iene che dalla lettura delle tre mozioni, che ti chiedi che senso abbia questo congresso del Pd.

Ambrox

Il Riformista, SMS/Mail, pag 16, mercoledì 21 ottobre 2009

Un sms Riformista (ep. 6)

Pubblicato: 19 ottobre 2009 in Varie
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Monocorde

Durante il dibattito del Pd Ignazio Marino afferma che il partito non si rinnova. Poi dà agli altri la colpa per la mancata legge sul conflitto di interessi. Dire qualcosa di nuovo?

Ambrox

Il Riformista, SMS/Mail, pag 16, sabato 17ottobre 2009

Al via il congresso del PD

Pubblicato: 11 ottobre 2009 in Politica
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Da Il Foglio di venerdì 9 ottobre:

Uno è già primo, l’altro è già secondo, il terzo è già terzo, ma perché serva una riunione fisica in pompa magna, domenica 11 ottobre, per sancire con tre-discorsi-tre la classifica congressuale Bersani-Franceschini-Marino – quella uscita dalle assise locali del Pd – è uno dei misteri dello statuto pensato dai padri costituenti del partito, seppure in tempi di grande ottimismo democratico veltroniano...continua….

E così anche la Germania si unisce al resto dell’Europa e conferma la svolta a destra. Era nell’aria da un bel po’. Per due elezioni di seguito l’SPD dell’ex Schroeder, dato per morto e sepolto, era riuscito a salvarsi all’ultimo tuffo. Oramai restano a sinistra solo il Portogallo, la Spagna e l’Inghilterra, almeno per ora. L’unica certezza è che i socialisti hanno ora vinto in Portogallo, anche se hanno perso molto in termini di voti (dal 45 al 36 %). Zapatero ha perso le ultime europee e deve guardarsi le spalle anche da El Pais che gli ha dichiarato guerra. Mentre i laburisti inglesi del premier Brown sono dati per sconfitti alle prossime e molto vicine elezioni.

Il responso delle urne in Germania è stato chiaro: i centristi del CDU/CSU ottengono il 33,8%, i socialisti dell’SPD 23 %, i liberali dell’ FDP toccano quota 14,6%, mentre i comunisti della Linke e i Verdi vanno rispettivamente a 11,9% e al 10,7 %.  Sono molte le conseguenze per il mondo politico tedesco che vede in un colpo solo spazzata via l’SPD, tornare i comunisti post-DDR, e vede riformarsi quella coalizione di governo che nella storia della repubblica tedesca ha dapprima affrontato il periodo post-bellico e successivamente la caduta del muro. E’ interessante però lanciarsi in due considerazioni facendo un paragone con la politica italiana.

Il grande risultato dei comunisti della Linke è stato salutato da Paolo Ferrero come un dato che deve far riflettere la sinistra in Italia e in Europa. Per il Ferrero, il risultato dell’SPD alle elezioni tedesche è frutto del “logoramento e (del)la frattura con la propria base socio-culturale, provocati inequivocabilmente da una stagione di subalternità alle politiche neoliberiste e di compresso moderato sul piano sociale e civile…ciò significa il fallimento del progetto a lungo perseguito dalla sinistra moderata in gran parte dell’Europa“. La ricetta proposta è quindi quella di guardare alla Linke e di dar vita ad una federazione di sinistra anticapitalista.

Il problema è che il buon Ferrero non tiene conto di un’analisi a 360 ° del voto tedesco e non fa le dovute proporzioni con la situazione italiana.  E’ vero che la scelta della SPD di partecipare alla grande coalizione con la CDU ha danneggiato i socialisti e ha rafforzato chi è rimasto fuori da questo sistema (vedi la Linke). Così come può essere vero che gli elettori di sinistra radicale hanno punito la sinistra arcobaleno per la subalternità a Prodi. Ferrero però non tiene conto del fatto che in Germania siamo passati da un sistema prevalentemente bipolare con due grandi partiti (CDU e SPD) e altri tre mini-partiti, ad un sistema di 5 partiti con un solo grande partito al centro dello schieramento (CDU). Questo è lo stesso sistema che si è venuto a creare in Italia con i risultati del voto delle ultime politiche: Lega, PDL. UDC, PD e Idv. La Sinistra Arcobaleno è rimasta fuori dallo schieramento perchè i voti di gran parte del suo elettorato sono stati dirottati sull’Idv che era vista come partner a sinistra del PD.

Quindi il vuoto politico denunciato da Ferrero è già stato colmato. Semmai potremmo evidenziare come siano state la legge elettorale e le mosse dei partiti a dare vita a questo sistema e non gli elettori. In Germania sono stati i tedeschi che hanno scelto di creare questo nuovo sistema politico. In Italia, gli elettori hanno solo ratificato quello che i partiti avevano già deciso. Un bipolarismo a 5 partiti. Se una cosa è stata voluta dagli italiani è stata la conferma dell’UDC nel sistema politico della penisola. La morte della sinistra radicale classica era già nell’aria da tempo. Il classico comunismo italiano è stato sostituito dal ben più martellante giustizialismo dell’Italia dei Valori.

E in questo quadro di desolazione a sinistra, l’unico che ride è il buon vecchio Veltroni. Il suo PD subì quella che a ragione fu definita come una disfatta elettorale, ovvero quel 33,7 % che oramai resta quasi un traguardo irraggiungibile per il pd nostrano. Ma se guardiamo bene in Germania l’SPD porta a casa il 23 %. Alle europee in Francia i socialisti sono scesi al 16, in Austria sono al 23, mentre i laburisti inglesi sprofondano al 15,3 %. Ride Veltroni che fu cacciato per l’onta della disfatta con il 33,7 %. Veltroni andò via ammettendo “non ce l’ho fatta”, e mentre il popolo del PD guardava stupefatto, già Franceschini e Bersani pensavano a spartirsi quel che restava del regno. Trentatre virgola sette per cento.  Sembra quesi un ricordo di quelli dolorosi, da dire con un filo di voce spezzato dall’emozione e dalla tristezza. Quasi lo ripete come un ossessionato all’inviato del Sole 24 Ore quel risultato che solo lui in europa (escluso il Portogallo) ha raggiunto. “33,7 %. le sembra poco?“.

E se non avesse perso Veltroni? Se il PD alla fine fosse solo il minore dei mali. Un male figlio di un male maggiore. Un partito vuoto perchè oramai ad essere vuote sono le idee che hanno animato tutta la sinistra negli ultimi dieci anni? E se fosse vero cosa dovremmo fare? Guardare indietro come i tedeschi che hanno votato Linke perchè orfani di uno Stato assistenzialista che provvedeva a loro dandogli dalla macchina, al lavoro alla moglie? Basta vedere ai non contenuti del dibattito per la battaglia congressuale del PD per capire che forse il buon Veltroni tutti i torti non li aveva. 33,7 per cento.

AAA PD cercasi

Pubblicato: 3 settembre 2009 in Politica
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Dicevano che al rientro delle vacanze sarebbe esploso un autunno caldo. Lo annunciavano da sinistra. Lo dicevano i giornali. Sarà che siamo in Italia e tutte le volte che annunciamo qualcosa finisce che va tutto al rovescio. Siamo tornati dalle ferie ma siamo stati accolti dalla nuova era dei falchi di Berlusconi e del PDL (con Lega annessa) e il PD e la sinistra sono scomparsi. Scomparsi dalle cronache politiche. Scomparsi dalla scena. Quello che andato in onda è stato un film diverso da quello che i sostenitori di D’Alema e soci si aspettavano. Speravano di mettersi comodi a guardare “Porzûs”, ma quello che hanno visto è tutto un altro film, un’altra città, altri protagonisti. All’avanzata della resistenza si sono sovrapposte le immagini di “Non ti Muovere”. Aprendo i giornali e sentendo i tg, per ogni italiano è stato come vedere Castellito che possedeva Penelope Cruz nel vicolo. Sotto la pioggia battente. Peccato che quel vicolo è la Puglia. Castellito è un assessore. Penelope Cruz è ora una professionista che vuole un contratto con la PA, ora una madre con figli disoccupata.

Non facciamo in tempo a stigmatizzare Feltri per gli attacchi a Boffo e a ricordare che questa guerra l’hanno iniziata Mauro e D’Avanzo, che sembra non esserci limite allo scandalo. Questa volta non si tratta di un escort. Non si tratta di una donna che prima riceve soldi per andare a letto con il premier (la domanda è da chi li riceve) e, stando a quanto scrivono Libero e Il Giornale, prende circa 30 mila euro per rilasciare dichiarazioni a La Repubblica. Si parla di una madre che vive il dramma della disoccupazione e che ha due figli da sfamare. Cosa non si fa per i figli. E cosa non si fa per un lavoro se pensiamo alla professionista che voleva accaparrarsi una consulenza con la Regione.

Non si parla neanche di Berlusconi. Si parla di due ex assessori della prima giunta Vendola. Vendola. L’uomo nuovo della Puglia. L’estermista (come scrisse lui genialmente in quella campagna di comunicazione che passerà alla storia) che vinse le primarie del PD e che travolse Fitto in Puglia. Il golden boy della sinistra radicale. Vanto di Bertinotti ed erede di quella tradizione di superiorità morale del centrosinistra che tanto è cara a ogni proletario. L’uomo che dopo la vittoria di Ferrero alla guida di Rifondazione, se n’è andato sbattendo la porta. Lui che era il più titolato. E’ l’ennesimo scandalo. Prima la sanità ora il sexgate. Ora una madre disoccupata con figli.

Per carità stiamo parlando di filoni di indagine. E in Italia vige il regime di presunzione di innocenza. Può darsi che tutto finisca in un proscioglimento, ma la notizia fa schifo lo stesso. Tocca il cuore stesso della famiglia. Dell’uomo. Dell’affetto.

E mentre Vendola si trova sempre più isolato, il PD cosa fa? Doveva esserci un grande dibattito congressuale, ma complice il ritiro dei ministri dalla festa del PD e l’attacco di Feltri, non si parla più di Franceschini-Bersani-Marino. In due giorni le dichiarazioni più importanti del PD sono state affidate a Sassoli che ha stigmatizzato il Premier per l’attacco all’UE. Certo non è l’ultimo militante che fa parcheggiare le macchine. Ma non è neanche la punta del partito.

A questo si aggiunge il sempre più nutrito gruppo dei non allineati. Così si chiamano e sono sempre di più. Capeggiati da Chiti, vediamo nomi come Amato, Finocchiaro, Chiamparino, Valtroni, Prodi, Zingaretti. Tre candidati e una massa di gente che se ne sta a guardare. Pare di essere all’Arci a vedere tre vecchi amici che urlano giocando a carte. Prima urlano sui segni, poi sul carico e infine sui punteggi. E all’improvviso il barista si fa coraggio e esce dal banco, si avvicina ai tre che stanno disturbando tutti. La gente lo guarda ed è con lui, ma si limita a guardare e a seguire la scena con gli occhi. Il barista vuole salvare il locale e la clientela. Non vuole che arrivi la polizia per schiamazzi. Ed ecco che i tre lo vedono e si calmano. Visto che ci sono ordinano anche un Fernet.

E’ quello che è  successo ieri. I non allineati si troveranno presto a Firenze per fare un appello per salvare il PD. Hanno preparato un documento che si chiama “salviamo il PD”. Speriamo. Nel frattempo i tre litiganti se ne esco di nuovo d’amore e d’accordo. Niente risse. C’è chi parla di un traghettatore. Tutti ora vogliono le primarie di coalizione e allearsi con l’UDC. E le differenze? Perchè litigavano?

D’Alema ieri con Tabacci ha fatto un piccolo show alla Festa del PD. Si parla di Comitato di Liberazione nazionale contro Berlusconi. Vedremo. Le incognite sono tante.

Innanzitutto c’è la debolezza di un partito che lascia a Ezio Mauro la responsabilità di un’opposizione. Un’opposizione di attacco contro Berlusconi. Giusta o sbagliata che sia, è una forza senza proposta politica. Mauro ora è dentro fino al collo. Berlusconi lo chiama in causa come evasore, e Libero ieri ha fatto vedere le contraddizioni della sua difesa alla festa del PD. Ora la via d’uscita è lanciare appelli on line. Ora per l’Europa, ora per la libertà di stampa. Ma intanto c’è pure una denuncia per diffamazione.

I tre sfidanti al titolo di segretario se ne tornano a casa. Abbassano i toni. Ora Berlusconi ha rifatto la voce grossa, non scanniamoci. Uniamoci. Uniamoci anche con l’UDC. E poco importa se nel 1996 avevamo la maggioranza senza l’UDC. Se nel 2006 siamo andati a governare con il paradosso di aver avuto meno voti in totale ma più seggi. E sempre senza l’UDC.

Ma ora che ci penso, siamo sicuro che Buttiglione, vero leader del partito di centro, voglia allearsi con il PD?

Caro Vannino hai ragione te. Salviamo il PD.