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Dedicato al Presidente Cossiga

Pubblicato: 18 agosto 2010 in Politica
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Signor Presidente, Le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra di origine. Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tanta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra Patria, nell’ufficio di Presidente della Repubblica. A Lei, quale Capo dello Stato e Rappresentante dell’Unità Nazionale, rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri più fervidi di una lunga missione al servizio dell’amato Popolo italiano. Con viva, cordiale e deferente

Francesco Cossiga

Devo dire che ha ingannato molti, me compreso. Tutt’oggi aprendo Il Giornale, si legge che Fini avrebbe paura del voto anticipato.

Io non ci credo. Non credo ne’ al delirio mediatico che in questo mese ha visto farsi largo l’idea del complotto anti-berlusconi e dell’asse Fini-Casini, ne’ tanto meno all’idea di un Fini timoroso delle elezioni anticipate. Credo molto più semplicemente che il problema non si pone e non si è mai posto.

Che Gianfranco Fini si sia smarcato e cerchi di dar vita ad un dibattito culturale e identitario all’interno del PDL è vero. Il PDL è un partito nato dalla fusione dei due prinipali schieramenti del centrodestra. Un partito nato in mezzo ad una piazza con Silvio Berlusconi che urlava da un’auto in mezzo alla folla. Un cartello elettorale quindi. La strada per diventare partito passa dal dibattito e dalla democrazia interna. Non siamo mica al PCI degli anni ’50, che magari non aveva democrazia ma aveva una solida base ideologica.

berlusconi_e_finiFacciamola breve. Posto che Berlusconi chiede di poter governare senza dover essere tirato per la giacca dai PM ogni tre per due, occorre trovare una soluzione. In principio fu il Lodo Schifani, ma la Corte Costituzionale lo bocciò. Poi venne il Lodo Alfano, bocciato anch’esso. A questo punto che fare? Di per se’ il PDL e la Lega avrebbero i numeri alla Camera e al Senato anche solo per decidere che da oggi in Italia, è vietato portare gli orologi al polso, quindi non avrebbero di sicuro problema ad approvare un nuovo lodo Alfano. Il problema semmai è di opportunità politica, è di comun sentire delle forze politiche. Posto che l’Italia dei Valori è allo sfascio, dilaniata da una guerra civile interna, e che il PD è in ricostruzione, occorre creare un plenum che arrivi all’UDC e che faccia passare un lodo tris come volontà del Parlamento e non di Berlusconi.

Ritengo che in questo mese abbiamo assistito ad un simpatico siparietto fatto ad arte: Feltri che attacca Fini, testimoni che riferiscono di urla dalla stanza Fini-Berlusconi, il riavvicinamento di Casini, la minaccia di elezioni anticipate, l’intervista di Cossiga. Il tutto per arrivare al punto in cui siamo ora. De facto Berlusconi sta passando per quello che oggettivamente è: un perseguitato dalla magistratura. Che gli innumerevoli procedimenti che lo vedono coinvolto siano giustificati o meno, lo stabilirà la magistratura. Certo mi sembra strano che tutti questi processi lo coinvolgano da quando si è dato alla politica e non da prima. Ma sono idee personali.

Se Berlusconi passa agli occhi dei comuni mortali come un martire dei giudici, dal punto di vista politico si conferma scaltro: bocciate lo scudo per le alte cariche dello Stato? Allora approviamo una legge abbrevia processi che me li manda tutti in prescrizione. Per sintetizzare il succo dell’intervista di Cossiga sul Giornale “quando hai indiani e frecce da tutte le parti, se non vuoi fare la fine di Custer, l’unica è spezzare l’assedio. Attaccare è la miglior difesa”.

Il Premier ha alzato la posta in palio, i numeri sono dalla sua, e ora da Fini a Casini si parla di rendere costituzionale il Lodo Alfano. Fini ha anche aggiunto “si può andare avanti con entrambi i progetti”, il Lodo Alfano costituzionale e i processi brevi. Nei giorni scorsi c’era stata un bellissima pagina sul Foglio su Gianfranco Fini e le sue truppe (qui),e notevole è anche l’analisi di Pansa uscita ieri su Il Riformista dal titolo “Se molla tutto, Fini va ko” (qui). Analisi che vi consiglio di leggere. Sono state le uniche due pagine che si sono approccciate al rapporto Fini-Berlusconi senza polemica. Per sintetizzare l’analisi di Pansa “ Tutto va avanti come oggi. Il Cav continua a governare. Cercando di salvarsi da chi lo vuole condannato in uno dei tanti processi. Da chi lo vuole in bancarotta finanziaria. E dalla moglie Veronica che pretende la metà del suo patrimonio. Questa ipotesi è l’unica che giova a Fini.” E anche a Berlusconi, oserei aggiungere.

La dichiarazione di ieri di Fini che in un colpo solo avvalla un lodo costituzionale, l’avanti tutta sui processi brevi,  il basta alle accuse di complotto, segna per mio dire una svolta. Fini dal mio punto di vista ha sempre recitato volente o nolente la parte del quasi traditore senza esserlo. Non so se ne era cosciente o meno. Ma sono certo che anche Berlusconi non ha mai avuto dubbi su Fini. Il riavvicinamento di Casini è strategico per il Lodo, poi le alleanze arriveranno. Ma non sono così importanti in questa fase.

Il Pd fa sapere che il “testo non piace” e che i principi del ddl Alfano sono contrari al principio di uguaglianza, ma chi lo sa se dopo l’elezione di D’Alema a Ministro egli Esteri UE le cose cambieranno. Dopotutto il testo sui processi brevi fu a sua volta presentato dalla Finocchiaro. Quindi una loro opposizione al testo è quanto mai ridicola.

Dunque ricapitoliamo: il ddl Alfano sembra avere la strada spianata per diventare costituzionale, la legge sui processi va avanti. Siamo sicuri che Fini e Berlusconi si stanno facendo la guerra?

 

 

Dopo il lancio del suo ultimo libro “La versione di K”, l’ex presidente Cossiga rilascia a Il Giornale un’intervista in cui parla di Berlusconi, di Fini, di Veronica Lario, e dell’assedio dei magistrati.

«Memore del calembour che recita: il miglior suggerimento è quello che non viene chiesto, non viene dato e, ottenutolo, non viene seguito, dico a Berlusconi che alla prima bocciatura in aula del ddl sul processo breve, grazie al voto dei finiani, il premier dovrebbe provocare la crisi, impedire la formazione di un nuovo governo e portare il Paese a nuove elezioni». …vai all’intervista…

La versione di K

Pubblicato: 6 novembre 2009 in Varie
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La versione di K di Francesco Cossiga ha la forma di un libro. Si sfoglia come un libro. Ma mai come questa volta la definizione di libro pare troppo immobile e statica rispetto alla cosa che vi trovate in mano acquistandolo.

Ha la forma di un libro, ma leggendolo vi trovate per magia a parlare con Cossiga che vi racconta alcuni fatti storici accaduti in Italia dal dopoguerra ad oggi. Un racconto che supera la dimensione Porta a Porta per approdare in una dimensione più intima e familiare. Come trovarsi a prendere un caffè con un vecchio amico o mettersi in poltrona ad ascoltare il nonno che ti parla della sua vita. Spero non se ne abbia a male il Sen. Cossiga se lo paragono ad un nonno. Ma è questa l’impressione che si ha leggendo il libro.

Aprendo la copertina e sfogliandone le pagine, si ha l’impressione che Cossiga ti faccia accomodare su una poltrona, e che poi inizi a raccontare la sua vita. Ora fissandoti in volto, ora spostando il suo sguardo al centro della sala. perdendosi negli aneddoti e in quella che è stata la sua vita.

Non è un libro sensazionalistico. Non è un memoriale che rovescia sessant’anni di storia Italia. Cossiga è chiaro fin da subito “ la mia impressione è che ormai nessuno creda più alla realtà così come è. E dunque c’è sempre una seconda realtà da ricercare.” Niente controstoria. Niente complottismi. Nessuno vi dirà dove sono i documenti di Calvi, il memoriale Moro e chi c’era dietro il delitto Montesi.

Cossiga parla di storia e di cronaca. Passa in rassegna oggi il delitto Moro, i rapporti fra Mafia e Dc, parla di Lama e infine arriva a Berlusconi. Ne ha per tutti. Lo stile del libro è quello della tipica parlata del senatore a vita. la_versione_di_kIn questo modo le pagine prendono vita e assumono la forma del sardo ex presidente.

Aneddoti e storie di vita vissuta raccontate con gli occhi di un nonno a un nipote. Così succede che per spiegare la risaputa contrarietà dell’Inghilterra all’ingresso dell’Italia nella Nato, ci racconti che il tutto si basava su pregiudizi e mancanza di conoscenza. “(la Gran Bretagna ndr.Era convinta che noi saremmo stati un peso. E, del resto, cosa ne sapevamo noi del Regno Unito? Nulla o molto poco. Gli scozzesi e i gallesi si inquietano quando noi, riferendoci al regno Unito, diciamo Inghilterra. Per noi italiani è difficile comprendere come un unico Stato si consideri comprensivo di tre nazioni [...] Però noi parliamo confusamente di Inghilterra. Una volta un ambasciatore di Sua Maestà Britannica, come si dice formalmente, prima di andar via dall’Italia, fu invitato da me a colazione. Mi portò in dono un bel libro sulla Scozia e disse che mi era grato di molte cose e, soprattutto, del fatto che io avevo sempre detto ambasciatore britannico e non ambasciatore inglese“. Una storia d’Italia così umana che spazza via tutte le nubi e le polemiche sui segreti e sui complotti. Da leggere.