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Nel giro di neanche una settimana i nostri politici ci hanno regalato le seguenti dichiarazioni: ”Siamo circondati da farabutti in tivù, stampa e politica. La Rai è l’unica rete pubblica che parla male del governo con i soldi dei contribuenti“, dichiarato da Silvio Berlusconi a Porta a Porta la sera del 14 settembre. Dichiarazione a cui ha fatto seguito l’immancabile Franceschini affermando “Neanche Ceausescu si sarebbe prestato a questo show“. Ma non è finita, poteva mancare Di Pietro? Eccolo urlare a gran voce davanti ai suoi fedelissimi “È un personaggio pericoloso (Berlusconi ndr.) perchè presto cadrà con il dito alzato, come Saddam Hussein, facendo finta di nulla fino all’ultimo minuto“.

Partiamo dall’opposizione. Il povero Franceschini si scopre ogni giorno sempre più solo e sempre più destinato all’inevitabile sconfitta. I dati pubblicati fra ieri e oggi sulle primarie parlano da soli: fra gli iscritti al PD la preferenza è chiara, Bersani 55,7 % mentre Franceschini resta ancorato al 35,6 %. I dati sono sintomatici di quello che era nell’aria da tempo. Siamo tutti d’accordo che al momento le primarie fra gli iscritti si stanno rivelando un mezzo flop e che le sezioni scrutinate sono poche. Ma il trend è abbastanza definito, tanto che oggi dalle pagine de Il Riformista, Fioroni rimanda la sfida alle primarie (vere e proprie). Sono dichiarazioni dovute e che lasciano il tempo che trovano. La verità è che come leader del PD, il caro Franceschini si è sempre e solo limitato alla polemica gratuita (vedi qui): appagante nel breve periodo perchè fa effetto e non impone sforzi, ma logorate a lunga andare. Aggiungiamoci che Franceschini non ha di certo il carisma di Berlusconi e abbiamo fatto bingo. Quindi il leggenDario pare destinato a tornare in quel limbo in cui stava prima della caduta di Veltroni. Al posto suo Bersani, uomo apparato della vecchia destra PCI, armato di tanta buona volontà. Vedremo se la buona volontà sarà sufficiente a rimettere in carreggiata un partito allo sbando, con una proposta politica pari allo zero e con una bomba a orologeria pronta ad esplodere proprio a dalemopoli (Puglia).

Sempre sul fronte opposizione abbiamo Di Pietro. E’ sicuramente quello che se la passa meglio di tutti. Lui non ha elettori, ha dei fedeli. Se nell’informatica abbiamo Steve Jobs e i fedeli del Mac, in Italia abbiamo Di Pietro e i suoi fedeli elettori. Il giustizialismo politico dell’Italia dei Valori unito alle dichiarazioni al limite della decenza del loro leader sembrano di volta in volta rinforzare il buon Tonino. L’indagine della Corte dei Conti sulle spese del partito è vista nella migliore delle ipotesi come un complotto dei poteri forti, anzi più precisamente dell’immancabile P2. Questa rediviva P2 che è ovunque, nel cibo, nell’aria, nell’acqua, nella televisione, nei giornali…L’ex PM non è mai conciliante, è sempre rissoso. Urla in faccia ad alleati (il PD) troppo deboli per prendere una drastica decisione sull’alleanza, sui nemici (Berlusconi, il PDL e la P2) e sugli altri (l’UDC). Ora avrà anche il suo giornale, Il Fatto, della premiata ditta Travaglio-Colombo-Padellaro. A parte i giudizi in merito c’è da dire una cosa, è l’unico giornale che prima ancora di uscire vanta già 27mila abbonamenti, e questo la dice lunga sulla fedeltà politica degli elettori di Di Pietro. Chi lo sa, magari se il PD decide di lasciarlo dov’è, la sua grande armata elettorale si riduce drasticamente…

E ora passiamo a Berlusconi e al governo, fra tutti Brunetta che nell’ultima settimana prima ha attaccato prima i parassiti che rubano soldi al FUS e ora se la prende con elite che vogliono il colpo di Stato. E’ chiaro che al rientro delle ferie, il Premier ha deciso di contrattaccare alle accuse e al fango degli ultimi cinque. Non sappiamo se proprio Dino Boffo poteva essere il problema o se poteva essere evitato. Io credo che poteva e doveva essere evitato. Di certo è che con una maggioranza così ampia in parlamento e con gradimento così alto nel paese, Berlusconi e i suoi potrebbero anche stare tranquilli e lavorare in santa pace. Questa politica dello scontro diretto promossa ora dalla maggioranza rischia veramente di continuare a logorare un dibattito politico di per se’ molto sterile. A ciò va aggiunto anche un giudizio che possiamo dare su quello che è il causus belli, ovvero gli attacchi di Repubblica. E’ già emblematico che sia Repubblica e non il PD, l’interlocutore di opposizione del governo. Questo la dice lunga sullo stato di salute della sinistra in Italia.

Berlusconi dovrebbe abbassare i toni visto che è palese qual’è la vera portata di questi attacchi continui e ripetuti. Le dieci indagini di Bari stanno già rompendo le fondamenta del centrosinistra in Puglia e non sappiamo fino dove arriveranno. L’aver sbattuto in prima pagina le confessioni della D’Addario mostrano che Ezio Mauro e il fido D’Avanzo la vedono lunga: ci hanno ammorbato per 5 mesi con questa storia solo per coprire le malefatte e le disfatte del PD e compagni. Paghiamo 30 mila euro un’escort, facciamoci dare le registrazioni e con il fango con cui ricopriamo Berlusconi ripariamo i nostri. Stupefacenti. Così tanto bravi che dopo le dichiarazioni del procuratore di Bari, di Tarantino non parla più nessuno e ora si sono inventati la lotta per la libertà di stampa.

Berlusconi deve mettersi l’anima in pace, lo attaccheranno sempre. Quindi può evitare di dare di farabutti a questi signori, e inviti i suoi ad abbassare i toni. Che la libertà di stampa in Italia non è in pericolo lo sanno tutti. Questo è uno slogan, il nuovo slogan contro il Premier. Per i malfidati della libertà di stampa riporto solo due giudizi che possono far riflettere. Il primo è di Giuseppe Crociani, il conduttore de La Zanzara su Radio24, che discutendo con uno spettatore ha posto un interrogativo tremendo tanto colpisce nel segno “se la libertà di stampa è in pericolo in Italia, perchè annullare una manifestazione? per i sei morti? la democrazia non è più importante?“. Evidentemente la manifetsazione è solo un pretesto per fare opposizione. Cosa giustissima e legittima, ma questo è. Mi risuonano sempre in testa le parole del buon Sansonetti (forse l’ultimo giornalista comunista):  ”Noi speriamo che la manifestazione del 19 non sia – come rischia di essere – una manifestazione dei debenedettiani contro i berlusconiani, sennò è un disastro. Se succederà questo sarà una spinta ulteriore a ridurre e non ad allargare la libertà di informazione.”

E’ notizia nota da venerdì. Durante il vertice italo-spagnolo di giovedì a la Maddalena, un giornalista di El Pais chiede conto al Premier Berlusconi della storia delle escort. Non capiamo perchè durante un vertice fra due nazioni alleate che si trovano per definire delle linee di politca estera comune, ci sia qualcuno che invece di entrare nel merito della notizia cerca l’ennesima polemica. Non lo condividiamo, ma capiamo che la stampa a diritto di chiedere quello che vuole.

Fatto sta che proprio poco prima, il procuratore di Bari aveva rilasciato una dichiarazione inequivocabile “Berlusconi non ha responsabilità penali”. Eccoci. Giovedì 10 settembre è chiaro a tutti che Berlusconi non ha responsabilità penali sull’inchiesta di Bari. Quindi ad una domanda posta sull’argomento da parte di El Pais, il Premier replica come tutti replicherebbero dopo 5 mesi nei quali tutti si accaniscono per farti passare come un gangster degli anni 30 e pure drogato. Si lascia andare ad attacchi contro la stampa e dice chiaro e tondo una verità che al momento non pare scalfita “non ho mai pagato per una donna”.

Il vertice italo spagnolo poi va avanti anche la sera nelle residenze del Premier e nessuno pare turbato ne’ la delegazione italiana ne’ la delegazione spagnola. Ci sia consentito di essere maliziosi e di vedere che qualcuno in fondo in fondo era turbato, o forse è meglio dire che stava ribollendo di rabbia: La Repubblica. Nel giro di una giornata si vede cascare lo scoop di Berlusconi puttaniere e magnaccia, si vede entrare D’Alema nel circolo “amici di Tarantini” e capisce che battere sulla pista Fini contro Berlusconi non è proprio il massimo.

In men che non si dica assistiamo al cambio di strategia: il problema non è più che Berlusconi organizza serate con cocaina e puttane, ma che per stare in dolce compagnia ha saltato un incontro (uno) al Quirinale con Napolitano. Non sembra che sia scoppiata una guerra per tale assenza ne’ che qualche potenza straniera abbia richiamato l’ambasciatore. Certo l’idea che sia vero fa un po’ schifo, ma oggettivamente è un argomento abbastanza debole per attaccare un capo del governo.

Tengo a precisare che è giusto che ognuno abbia le sue idee e la propria linea editoriale. Quindi è giusto criticare se si ha la voglia e gli argomenti per farlo. La cosa si fa preoccupante quando si arriva a manipolare le notizie.

Il fattaccio a cui mi riferisco è la dichiarazione di Zapatero in Francia, che alle domande dei giornalisti su Berlusconi e sulle escort risponde “Taccio per rispetto istituzionale”. Giustissimo. La risposta più corretta che un capo di governo può dare quando gli viene chiesto sulle vicende interne di un altro governo. Sarà il caldo, sarà che Zapatero non tradisce, questa dichiarazione diventa il punto di forza per il quotidiano del gruppo Espresso per paventare una rottura diplomatica fra Italia e Spagna.

“Berlusconi, l’imbarazzo di Zapatero”, con tanto di editoriale del fido D’Avanzo. Sembrava che fossimo alle soglie di un gelo internazionale che in Europa non soffiava dai tempi di Franco o di Salazar. Una giornata intera a dibattere su questo. E poi arriva la doccia fredda. Sembra quasi un complotto al rovescio. Sembra quasi che ci si metta d’accordo per far fare brutta figura a Repubblica e che si voglia  svilire il suo contributo nel dibattito politico italiano e internazionale. Prima il procuratore di Bari, ora il Segretario di Stato per gli Affari Europei di Spagna, Diego Lopez Garrido, che interviene in piano TG1 (non solo il telegiornale più importante ma anche il più seguito in Italia) per dire “Le dichiarazioni di Zapatero sono state chiare e non accettano nessuna interpretazione aggiuntiva: nessuna critica alle parole di Berlusconi”. Una mazzata tremenda. E pensare che neanche in Spagna, El Pais e soci, avevano riportato la notizia data da Repubblica. Semmai avevano criticato Zapatero per la cordialità con Berlusconi.

Inoltre non si placano le voci che danno in crisi il gruppo Espresso e che  ha visto il gruppo fare un drastico taglio dei percari e dei collaboratori da All-Music a Kataweb, passando per le tv satellitari e la stessa Repubblica. Povero Ezio Mauro, Berlusconi è sempre lì, il suo esercito è sempre meno numeroso e la metà delle battaglie che porta avanti si rivelano dei boomerang. Proprio ora Franceschini ha rilasciato questa dichiarazione: “Con la querelle sulle vicende private del premier, ci abbiamo perso anche noi: eravamo riusciti a portare il Paese a discutere della crisi con le nostre proposte, e poi è arrivata quest’ondata”. Chi si asppettava che proprio il segretario del PD liquidasse la battaglia giornalistica dell’anno come una querelle. Che il PD si sia stancato di delegare l’opposione a Berlusconi a Ezio Mauro?

Quando qualche mese fa decisi di inaugurare questo blog, lo feci con un post che si intitolava “non ce la facciamo raccontare: cronaca di un’elezione“. Ciò che mi mosse allora non fu la volontà di erigermi alfiere di una parte o dell’altra, ma la ferma volontà di mostrare, dati alla mano, che in quelle elezioni c’era un vincitore e un perdente. Lo diceva la matematica. Lo diceva la logica. Ma non so perchè, non lo dicevano i giornali. O meglio, forse leggendo le pagine interne dei giornali, la notizia sarebbe trapelata, era così palese, il problema è che dalle civette sulle edicole (che sono ben più lette dei giornali) sembrava tutto l’opposto.

Dopo quanto emerso ieri e in questi giorni, mi trovo a fare un post che praticamente ricalca molto lo spirito che mi mosse allora. Oggi è diverso il contesto di rifermento: la guerra della stampa va avanti da mesi. Una guerra che da una parte stanca e dall’altra non pare destinata a finire, anzi. Una crociata portata avanti dal duo Mauro-D’Avanzo che da aprile attaccano il premier non sulla proposta politica ma sul donne, escorte e altro. Una guerra che dopo mesi di azioni a senso unico vede una risposta da parte del blocco di stampa del centrodestra con il tandem Feltri-Belpietro. Una risposta che non capiamo perchè fa gridare all’attacco, all’intimidazione e al killeraggio. Ma abbiamo già parlato di tutto questo.

Le vere novità sono le notizie emerse ieri dalla stampa e soprattutto dal Corriere della Sera. Il quotidiano di via Solferino riesce ad entrare in possesso dei verbali dell’interrogatorio di Tarantini e li pubblica. Alla faccia del segreto istruttorio e dell’etica professionale, sarebbe interessante sapere se c’è stato un venduto all’interno del tribunale e soprattutto quanto hanno sborsato dal Corriere per averli.

Leggendo i verbali e le dichiarazioni dell’imprenditore pugliese emergono tre verità:

1) portava donne da Berlusconi, le presentava come amiche e non diceva al Premier che le pagava

2) partecipava a cene e portava donne a esponenti del PD. E dice che portava donne in camera da letto, che è ben diverso dal portarle ad una festa.

3) Si parla anche di D’Alema.

Quindi la scossa c’è, ma come titolava Libero il 31 luglio (l’ultimo di Feltri) “La Scossa arriva e crolla il PD”. Sanità pugliese, esponenti del PD, vengono tirati dentro D’Alema e Emiliano, mentre pare uscire di scena Berlusconi. E’ curioso che tutta la stampa pare credere a D’Alema e Emiliano che si dissociano, mentre pensa al complotto e al bugiardo se si parla di Tarantino. Dopotutto sai che botta per il giornalismo se dopo 5 mesi nei quali ci hanno ammorbato con la figura del Premier che paga puttane e cocaina, si ritrovano solo l’opposizione in questo quadro da gangester anni ’30. Altro che dimissioni dei direttori, altro che crisi nelle vendite.

La notizia è questa: Berlusconi non sapeva. Certo se io arrivo ad organizzare feste e tutte le volte mi porto a letto sventole da urlo che si da il caso essere sempre un’amica di tale Tarantini, magari delle domande me le faccio o mi chiedo che amiche ha Tarantini. Ma sono io e non Berlusconi. La verità nuda e cruda è questa: non sapeva che l’imprenditore pugliese le pagava. Cade quindi la prima e più infamente accusa a Berlusconi. Inoltre possiamo dire che se si portava a letto queste “amiche”, forse tanto impotente non è. Come la mettiamo cara Concita?

Nei giorni scorsi era anche caduta la bolla Noemi, nonostante le domande della stampa inglese, il risultato era questo. Nulla di fatto.

Ma allora basta? Non c’è niente da dire? No, qualcosa c’è. Si potrebbe parlare delle implicazioni del PD nell’inchiesta della sanità pugliese e nei sei filoni di inchiesta, che per come si stanno sviluppando portano dritte fino a Roma. Si potrebbe parlare dell’istruttoria aperta dalla Corte dei Conti sui rimborsi dell’Italia dei Valori. Ma ne parla solo Il Giornale.

Sarebbe interessante seguire l’analisi di Panebianco sul Corriere della Sera, dove nell’editoriale pone dei seri punti di riflessione sul PD, anche in chiave di alternativa al PDL. E’ sotto gli occhi di tutti l’attuale debolezza del congresso di partito che sembrava dover rivoluzionare il mondo e invece si sta rivelando un litigio sull’ultima scheda elettorale a Bagnolo Po (12 voti in tutto).

Si potrebbe parlare di Casini e dell’UDC. Di tante parole sul riavvicinamento o meno con Berlusconi, ma basta un singolo dato di fatto per capire che UDC e PD non potranno stare mai insieme. L’elettorato dell’UDC si è da sempre distinto come l’elettorato centrista che non voleva seguire i centristi di sinistra. E’ nato come altro e segue e lotta per lo scudo crociato. La DC non era di sinistra. Non si può andare con gli eredi del PCI. Sarei curioso di sapere quanti voti e quanto partito perderebbe Casini se si alleasse con la sinistra. Casini ha già fatto il massimo cercando di stare nel mezzo da solo.

Si potrebbe parlare del fatto che è quindici anni che parlano in tanti di fine di Berlusconi ma nessuno lo smuove da dove è. Riprova ne è il fatto che dopo ieri il Cavaliere ha il record di longevità nel governo. Battuto De Gasperi.  Ho tralasciato volutamente Fini. Di lui ci sarà modo di parlare poi.

La Spada e le bandiere di Ezio Mauro

Pubblicato: 5 settembre 2009 in Politica
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Obama, Patrizia D’Addario e Dino Boffo. Le improbabili bandiere di Repubblica per fare la guerra a Berlusconi. Viaggio in anno di attività frenetica del quotidiano di Ezio Mauro per contrastare l’avanzata di Berlusconi e la debolezza del PD.

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La versione dattiloscritta del video è pubblicata qui

Feltri, Boffo, Mauro, D’Avanzo e la nuova guerra mediatica che si è scatenata in Italia. Il confine sempre più sottile fra libertà di stampa e diffamazione. Il tutto mentre i giornalisti si scoprono potenziali protagonisti di scoop altrui.

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