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Dibattito molto interessante peccato che sfugge un’ovvietà: non esiste nessun codice da Feltri, magari occorre interrogarsi perchè se Repubblica-Unità-Manifesto-Corriere-Stampa-Espresso scrivono per mesi del Cavalieri con le puttane e del “lettone di Putin” è libertà di informazione, mentre la Casa di Montecarlo è campagna di fango. Mai sentito parlare di linea editoriale?

Questi giorni di dicembre si annunciano molto caldi per quel che riguarda l’insieme “Berlusconi”. Il Cavaliere ha davanti a se’ dei fronti molto caldi:

- La sentenza CIR di risarcimento di 750 milioni a De Benedetti;

- Il fronte giudiziario;

- Il divorzio da Veronica;

-  I lavori del Parlamento sulle riforme istituzionali e della giustizia.

Il primo fronte è stato appena congelato. Il giudice ha congelato il pagamento dei 750 milioni da Fininvest nelle casse dell’Ing. De Benedetti, chiedendo però in cambio una fidejussione bancaria a garanzia della cifra. Il primo assalto al patrimonio del Cavaliere è stato quindi scongiurato. Il patrimonio. Questo è il nuovo obiettivo del fronte anti-Cav. Capiamoci siamo tutti d’accordo che i magistrati devono fare il loro lavoro e che starà alle indagini e ai processi l’accertamento della verità e non ai proclami. Però è curioso che tutti i procedimenti giudiziari che vedono coinvolto Berlusconi  hanno inizio da quando lui è sceso in politica. Non dico che puzza, però almeno ci colpisce la casualità.

E parimenti non può non saltare all’occhio che ad oggi tutti i fronti aperti contro Berlusconi mirino al suo patrimonio. Il pagamento dei 750 milioni al “nemico” avrebbero sicuramente minato degli Asset di Fininvest e avrebbero ridotto la sua capacità di investire e innovare. Quindi avrebbe minato le fondamenta e lo sviluppo della principale azienda del Premier. Le inchieste del fronte giudiziario, con i magistrati di Firenze e Palermo che dopo 11 anni hanno ripreso le dichiarazioni di Spatuzza, possono portare in caso di accertamento al sequestro dei beni dell’indagato. Indagato per cosa poi? Ancora non lo sappiamo, ma per quanto abbiamo visto e letto, l’unica ipotesi se confermata è quella del famoso “concorso esterno”. Se confermata, questa indagine potrebbe protrarsi per più di 10 anni. Dieci anni di indagini che avrebbero come prima vittima proprio i soldi di Berlusconi. Ciliegina sulla torta finale ce la mette Veronica Lario con la richiesta di 3 milioni di euro al mese. Beh poverina dopotutto c’è la crisi e si deve pur campare in qualche modo.

Non è questa la sede per dilungarsi sul giusto/sbagliato attaccare e indagare sul Cavaliere. Se è vittima o carnefice. Santo o mafioso. Posso solo invitarvi a ricercare l’editoriale di Ferrara uscito sul Foglio sabato scorso e dal titolo “Il reato di chiacchiera”, che ha come tema un bella analisi sul reato di “concorso esterno”.

Quello su cui voglio spostare l’attenzione è la strategia d’attacco del Cavaliere. Questa guerra preventiva che affonda le sue radici fra agosto e settembre. La storia insegna che da aprile a giugno, Repubblica ha picchiato come un fabbro sul povero B. con la storia di Noemi e di Veronica Lario. E lui zitto. I falchi lo incalzavano, le colombe tubavano e  sembrava la fine di tutto. Poi dopo la vittoria alle amministrative/europee e il successo al G8 dell’Aquila, ci fu il guizzo vincente. Non smetterò mai di ripeterlo, ma il tandem Libero-Il Giornale è stata una mossa ben studiata. In principio era Il Giornale, un quotidiano a doppio petto berlusconiano molto noioso e poco incisivo. C’era anche Libero, il quotidiano del Cavallo di Razza del centro destra italiano. L’unico che si permette da direttore de Il Giornale di mandare a quel paese il padrone e di fondare un suo quotidiano che appoggia lo stesso padrone. Geniale.

Libero e Il Giornale. Gli unici due quotidiani di centro destra “militante” che però non avevano alcuna strategia comune. Troppo timido e noioso il Giornale di Giordano, troppo cavallo pazzo Libero di Feltri. E qui sta il colpo di genio. In una settimana Feltri passa alla guida della vecchia ammiraglia “Il Giornale” e Belpietro, allievo di Feltri e fedelissimo di Berlusconi, passa da Panorama a Libero. Qual’è il risultato? Una nuova strategia comunicativa fondata su due giornali che adesso si muovono quasi all’unisono. Da una parte Il Giornale è diventato un quotidiano d’assalto della strategia berlusconiana “ufficiale”: vedi Boffo, Mauro, De Benedetti, Santoro, Marrazzo e Fini. Dall’altra Libero, con al timone un fedelissimo, si muove sui fianchi dell’informazione: ad agosto guida la crociata contro il patrimonio degli Agnelli, mentre oggi ospita l’assalto preventivo al dibattito politico su Spatuzza.

Il fatto che Ingrao e soci si stiano muovendo su Spatuzza per colpire Berlusconi e Dell’Utri è un quadro delineato già da tempo sui quotidiani. Una notizia non notizia che fra gli analisti gira come scenario e possibilità da qualche tempo. Come quel fastidioso chiacchiericcio della signora che ti siede accanto sul bus. Tu vuoi leggere ma non puoi fare a meno di farti distrarre dalle parole della signora che ti sta accanto..e in men che non si dica nella tua testa non risuonano più le parole che stai leggendo ma quelle di chi ti sta accanto. Come fermare tutto questo? Beh nel nostro esempio basterebbe alzarsi e cambiare posto, ma in Berlusconi questo non lo può fare. Quello che può fare è però mettere subito tutto alla luce del sole. Far parlare da subito. Non starsene lì a Palazzo Grazioli ad aspettare di difendersi. Infatti puntale, dopo pochi giorni, ecco che Libero riporta in prima pagina “Berlusconi indagato per Mafia”. Era sabato. Nessuna voce ufficiale. Belpietro aveva mosso le sue truppe e nelle prime 4 pagine del quotidiano milanese c’è spazio per attaccare le procure eversive, mettere in evidenzia i piani per privare B. del suo patrimonio e puntare l’indice su tutto ciò che non torna di quello che in questi anni ha sempre detto Spatuzza. Praticamente ha messo in ginocchio il supertest e l’indagine prima ancora che questa abbia inizio. E ancor più della mossa di Libero sono interessanti le conseguenze di tale sparata: Firenze ha smentito che Silvio Berlusconi sia indagato, Ingrao a Palermo ha buttato lì un no comment che puzza di conferma, Napolitano ha ripreso i magistrati, gli altri quotidiani si sono tuffati nel solco aperto da Libero. Berlusconi ha rilasciato le sue dichiarazioni sulla lotta alla mafia fatta dal governo. Gli analisti di tutti i tipi si sono concentrati sul dibattito. Il sondaggista Luigi Crespi pubblica una ricerca secondo la quale per 8 italiani su 10 Berlusconi non è mafioso. Pd e IdV sono spaccati più che mai sulla manifestazione NoBday del 5 dicembre.

Domanda: se Libero non faceva questo titolone saremmo arrivati all’indomani delle dichiarazioni in aula di Spatuzza con questo clima?

 

 

Ci siamo, dopo un mese passato all’insegna dei richiami di Repubblica sulla libertà di stampa in pericolo, ecco che da destra si leva una nuova voce. L’urlo è sempre lo stesso: firmiamo!, anche se in questo caso è contro il canone RAI.

L’oggetto della firma non cambia molto da quello proposto da Repubblica, questo sta a significare almeno una cosa: comunque la vogliamo vedere la posizione di Repubblica e la posizione del Giornale sono speculari e indice di una contrapposizione che sta passando sempre più dai partiti ai giornali.  L’attacco a Berlusconi da parte di Repubblica (con l’Unità che fa da cassa di risonanza, forse anche per mancanza di idee) ha completamente travolto il clima politico tanto che non solo i leader dell’opposizione faticano a fare proposte alternative al governo (basta vedere Franceschini che si limita sempre a montare la polemica), ma anche il governo e la maggioranza entrano in polemica con Repubblica stessa, dandole de facto il ruolo di interlocutore dell’opposizione.

A Repubblica risponde da fine agosto Il Giornale. Il quotidiano della famiglia Berlusconi, guidato da Feltri, si è imbarcato in una dura campagna di reazione al “fango” su Berlusconi e il governo. In un mese, Vittorio Feltri ha conseguito i seguenti risultati:

1- aumentare di 250 mila copie  le vendite del Giornale;

2- far dimettere Boffo dall’Avvenire;

3- Attaccare Fini e guadagnarci una denuncia;

4- imporsi come bersaglio agli occhi della stampa di sinistra e come guida dei pasionari del centro destra.

Soprattutto l’ultimo punto è il risultato migliore: ha alleggerito la pressione su Berlusconi che prima non aveva alcuno schermo e ha catalizzato il malessere e il tifo di quanto si riconoscono nel PDL. Non a caso a ben guardare nella puntata d’esordio di Annozero, oltre a Berlusconi, il bersaglio è stato proprio Vittorio Feltri, reo di usare un quotidiano per mandare avvertimenti mafiosi (??).

Proprio in questo nuovo ruolo giocato dai quotidiani e da Feltri nello scontro politico, si inserisce il nuovo appello che vede gli italiani chiamati “alle armi”: l’obiettivo è boicottare il Canone Rai. Il Giornale ha lanciato questo fine settimana, in tandem con Libero, una campagna che ha il sapore di essere l’edizione opposta a quella lanciata da Repubblica. Se il quotidiano diretto da Ezio Mauro grida alla dittatura e all’attentato alla libera informazione per le querele e la presenza di Berlusconi in televisione, Il Giornale grida allo scandalo per l’egemonia della sinistra nei talk show politici e  nella presenza-ricatto di Santoro. La campagna lanciata da Feltri e soci è puramente provocatoria e ha il chiaro intento di mettere in evidenza come la tanto citata libertà di informazione non sia affatto in pericolo, anzi i vari Santoro, Fazio, Floris, Gruber sono segno che mai come ora la voce dell’opposizione è garantita. Semmai il problema resta quello della radicalità crescente dello scontro, dell’ideologia galoppante dell’una o dell’altra parte, del proliferare di pasionari pro-Repubblica e pro-Giornale. Dalle colonne de Il Giornale, è Marcello Veneziani che meglio spiega questo clima:

programmi come quelli di Santoro non hanno finalità politica come si ripete, ma settaria. Sono due cose diverse. Una tv politica sposta consensi, fa cambiare opinione, si rivolge a quelli che la pensano diversamente per far loro vedere anche l’altra faccia della luna. I programmi alla Santoro non sono così, radicalizzano le convinzioni di ciascuno, non spostano consensi, confermano ciascuna tifoseria nell’odio o nell’amore e dunque hanno finalità di setta o di curva, producono l’effetto fatwa o Colosseo. Non fanno pensare e dubitare chi la pensa in un modo, ma ti fanno uscire più berlusconiano e più antiberlusconiano di prima, rafforzando le rispettive convinzioni. La missione giornalistica dunque è tradita due volte: la prima perché non informa ma deforma, la seconda perché non fa mutare opinioni ma rafforza la fede in una tesi. (leggi articolo integrale)

E’ iniziata l’era dei falchi. Così sembrerebbe. Il primo tassello di questo nuova fase politica del Presidente Berlusconi è iniziata quando ha chiamato Feltri a dirigere Il Giornale. Si capiva che il vento stava cambiando. Erano mesi e mesi che La Repubblica con il duo Mauro – D’Avanzo andava avanti senza sosta con la storia delle dieci domande a Berlusconi e con le inchieste sulla D’Addario e su Noemi. Polemiche che hanno fatto passare inosservato il voto italiano delle amministrative e delle europee, e che si sono giusto placate cion la riuscita del G8 de L’Aquila. Uno dei G8 più riusciti fra quelli che si sono finora svolti, anche se con molta probabilità ha segnato la fine di tale istituto.

Deve essere maturata lì la volotà berlusconiana di andare all’attacco. In molti cominciavano a mugugnare dentro la maggioranza per la perdita di spirito combattivo del Premier. E così la prima mossa è stata quella di ridare nerbo alla stampa di centro-destra (o meglio di famiglia): via il bravo ma troppo soft Giordano e dentro Feltri. A Libero si piazza Belpietro, guardacaso figlioccio di Feltri stesso. Questo neo attacco a due punte è stata la prima mossa estiva di Berlusconi, poi da bravo se n’è andato in ritiro. Zitto. Non è entrato in polemica con la figlia Barbara. Ha lasciato alla Lega il compito di animare questa estate smorta che rischiava di passare alla storia come “i caldi giorni della morte del PD”.

Ci avviciniamo a ferragosto e Belpietro, fresco di nomina, parte la sua crociata contro Agnelli, che sale alla ribalta per un’indagine dell’Agenzia delle Entrate per una possibile evasione. Si parla di 2 miliardi di euro. Gli altri quotidiani? Zitti. Tentano qualcosa ma dalle colonne del Sole 24 ore, il direttore Riotta si scaglia contro questo insulso giornalismo. I quotidiani mollano e Libero resta attaccato all’osso. E non contento Belpietro inaugura le dieci domande ad Agnelli.

Inizia il Meeting di Rimini di CL e la Festa nazionale del PD a Genova. Si torna a parlare di politica. Berlusconi sempre zitto.

Finalmente Feltri torna in sella su Il Giornale e si vede che qualcosa sta cambiando. Giampaolo Pansa nel suo bestiaro l’aveva detto: si scatenerà una guerra. I primi titoloni di Feltri sono per De Benedetti: riprendendo quanto era emerso dal dossier Mitrokin (di cui molto poco si è parlato perchè in tanti hanno fatto presto a distogliere lo sguardo su altro) sui traffici dell’ingegnere con l’Unione Sovietica. All’ordine del giorno c’era la diffusione di strumentazione elettornico-informatica per scopi militari. Anche Cossiga conferma la notizia. Sono i primi fuochi. E’ la prima brezza che si alza e che fa intuire che sta per scoppiare un temporale. Te lo senti perchè prima c’era quel venticello strano che fino a poco fa era solo un tuo desiderio recondito per sfuggire al tepore del sole. Poi alzi gli occhi e cominci a vedere il nero, ma a quel punto è tardi. Saetta. Tuono. E sei fradicio.

E’ successo così. Il giorno prima tutti parlavano della polemica di Fini sul testamento biologico e della Lega. Si parlava di Draghi che annunciava la quasi fine della crisi. Poi apri il giornale venerdì mattina e leggi “Il supermoralista condannato per molestie”. Apriti cielo. Il lampo. Il tuono. Feltri parte all’attacco del direttore di Avvenire Boffo e mette alla luce una sua macchia giudiziaria di qualche anno fa. Viene fuori anche un caso di omosessualità. Che fa storia in quanto si tratta di Avvenire, il quotidiano della CEI, se era un altro giornale magari nessuno ci faceva caso.

Ecco il primo attacco. Feltri affonda Boffo. Scoppia la polemica. Il mondo del giornalismo è in subbuglio. Repubblica chiama a raccolta le truppe e si scaglia contro una vendetta mediatica premeditata e parla di “intimidazione”.  L’Unità parla di fango. Pansa su Il Riformista apre la nuova era del giornalismo italiano fatto si sesso, potere e droga. Feltri ha rotto il muro. I giornalisti non se ne stanno più in una jepp a sparare agli animali-politici. Ora sono a piedi e possono finire fra le fauci del leone.

E Berlusconi? In questi giorni l’hanno chiamato in causa in tanti. Lui si è limitato a dissociarsi. Logico. E a far causa a Repubblica per diffamazione. In molti hanno chiamato allo scandalo. La Repubblica ha aperto l’ennesimo appello on line per libertà di stampa. Ma la domanda che io mi pongo è: se è libertà di stampa, vorrà dire che il processo finirà in un nulla di fatto. Se temi il processo vuol dire che hai paura di una sentenza di diffamazione. Quindi se è diffamazione non è libertà di stampa..o no? E’ un esercizio di pensiero. Verrebbe quasi da chiederci se a questo punto non è bene riconoscere una certa immunità ai giornalisti. Giusto. Ma poi dopo avvalli il Lodo Alfano. Che casino.

Poco fa Berlusconi si è fatto vivo. Ha rilasciato delle dichiarazioni. E’ stato un Berlusconi diverso dal solito. Arrivato in Libia i giornalisti gli hanno chiesto conto dell’UE che ieri ha chiesto spiegazioni sui respingimenti. Gli hanno chiesto dell’opposizione. Gli hanno chiesto della polemica sulla richiesta libica di far volare le freccie tricolori con il fumo verde in onore dell’islam. Domande normali, niente di che. Ma come il vento che ha cambiato direzione, Berlusconi ha cambiato faccia e strategia:

1) Sul PD: “I miei avversari non hanno nessuna considerazione da parte mia”

2) Sull’UE: “Deve parlare il presidente della Commissione. O l’Italia non darà più il suo voto” e bloccherà di fatto i lavori dell’UE.

3) Sulle freccie tricolori: “Frecce con tricolore o non voleranno”

Tre dichiarazioni. Tre niet. L’Italia berlusconiana è partita al contrattacco dell’Unione Europea. Visto che l’UE si regge anche sulle nostre finanze, farà bene a occuparsi dell’Italia come se ne conviene a uno dei 6 paesi fondatori e non come se fosse l’ultimo atollo in mezzo al pacifico. E’ inutile gridare allo scandalo come fa Schulz “Berlusconi non si sogni di potere chiudere la bocca all’Unione europea. L’Europa ha già dolorosamente sperimentato queste pratiche” o come grida il PD “Berlusconi non può pensare di imporre alle istituzioni europee regole che vogliono imbavagliare chiunque non la pensi come lui”. Il presidente non si inventa niente di nuovo. Ricordiamo alla memoria di quanti fanno i distratti che negli anni ’60, il generale de Gaulle attuò per diversi anni la politica della sedia vuota nell’allora CEE per protestare contro l’allargamento alla Gran Bretagna (e non alla Turchia come si parla oggi) e contro l’allargamento del mercato. Ha fatto bene o male? Forse male in ottica generale, ma sicuramente ha tutelato gli interessi francesi che oggi in Europa sono messi meglio dei nostri. Basta con questo europeismo di facciata e con questa politica che “l’importante è esserci”. Un governo deve tutelare i suoi cittadini. E in questo caso Berlusconi ha solo chiesto che parli Barroso e non un funzionario.

Sulla Libia l’effetto è lo stesso. Basta stare ai capricci di Gheddafi. Siamo alleati. Abbiamo ricucito i rapporti. Siamo amici. Collaboriamo insieme. Ok, ma basta alzate di testa. Siamo l’Italia, mica pizza e fichi. E infatti, le frecce tricolore hanno fatto il loro numero con il rosso-bianco e verde.

E sul PD? Beh fermiamoci a quanto dice Berlusconi e chiudiamo dicendo che per ora “sono arrivati a un livello tale da farmi tacere ogni commento su di loro per amor di patria”.

Feltri, Boffo, Mauro, D’Avanzo e la nuova guerra mediatica che si è scatenata in Italia. Il confine sempre più sottile fra libertà di stampa e diffamazione. Il tutto mentre i giornalisti si scoprono potenziali protagonisti di scoop altrui.

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