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Riporto l’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Gianfranco Miccichè nella quale annuncia la nascita del Partito del Popolo Siciliano, e promette “io non divorzio da Berlusconi. Li può contare sempre su di me”

Per quale ragione, mi faccia capire.
“Semplice, se Berlusconi mi desse il partito nelle mani, come mi ha offerto, non cambierebbe niente, l’altra metà farebbe la fronda. Non ci starebbero con me”.

E’ un altro divorzio.
“Un momento, io non divorzio affatto da Berlusconi. Lui può contare sempre su di me, ha rapporti filiali con me….”

Non torna a casa, rompe con Lombardo. E poi? La strada è diventata angusta. Che cosa fa?
“Faccio il partito, naturalmente”.

Il partito del popolo siciliano o il partito del sud?
“Il partito del popolo siciliano”.

Berlusconi che ne pensa?
“Valuta con serenità questa prospettiva, sa di potersi fidare di me. La Sicilia è una cosa, il Pdl nazionale un’altra. Il mio partito non nasce contro Berlusconi e il Pdl. Troveremo un accordo alle elezioni politiche. C’è riuscito anche il Mpa con l’1,8 per cento ad entrare nelle Camere, grazie all’alleanza con il centrodestra. Sarò presuntuoso ma credo che il mio partito possa raccogliere maggiori consensi. Non spariremo di certo”.

…leggi l’intervista integrale…

da Libero di oggi martedì 7 settembre

Non è chiaro, cioè, se i «contenuti» politici che loro oppongono a Berlusconi – su federalismo, economia, diritti civili eccetera – siano davvero il fine e non solo il pretesto per giustificare lo strappo col PdL. L’esempio migliore, per capirci, resta quello dei temi eticamente sensibili, tipo testamento biologico, immigrazione, laicità eccetera: domenica, davanti al cuore pulsante dell’ex Msi, Gianfranco Fini non ne ha proprio parlato. Non l’aveva fatto, pure, alla direzione nazionale dell’aprile scorso: questo dopo che il suo interventismo su questi temi aveva scatenato discussioni infinite. Da quanto risulta, poi, in Futuro e Libertà non ci sono più laicisti o baciapile di quanti ne siano rimasti nel PdL, e lo stesso potrebbe dirsi, forse, per altri importanti temi e distinguo politici: non è che nella neonata compagine di Fini, per dire, ci siano più sudisti, meno federalisti, più legalisti e insomma ci sia una destra intrinsecamente diversa da quella che hanno lasciato. Da qui il più semplice dei timori: che le idee possano essere soltanto la scenografia di una banale, banalissima lotta di potere.

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In questo momento politico è facile fare gli ultras, urlare e prendere posizione nelle rispettive trincee per non ascoltare gli altri e fare a gara a chi urla più forte. E lo dico sapendo che è il pericolo che corro io quotidianamente, basta vedere i miei tweet.

Ma in tutto questo marasma voglio fare miei due commenti autorevoli per manifestare quello che penso di tutto lo strappo finiano e del momento politico che stiamo vivendo.

Il primo è una nota pubblicata su facebook oggi dal Governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni:

La strada imboccata da Fini non porta da nessuna parte: nei fatti è una rottura del centrodestra e non solo del Pdl. È politicamente inaccettabile vedere uno dei suoi co-fondatori rinnegare due anni di storia dello stesso Pdl, oltre che 16 anni del centrodestra. Tutto questo costituisce un motivo in più per confermare la nostra volontà di tenere fede al patto assunto con gli elettori e di dare sempre più forza ad un partito unitario rappresentato da tutti i moderati italiani.

Il secondo è la parte finale dell’editoriale del prof. Panebianco uscito oggi sul Corriere della Sera:

Il secondo tema riguarda il federalismo. Fini, va detto a suo merito, non ha eluso del tutto il problema. Ha riconosciuto che se, nella distribuzione delle risorse, si abbandona il criterio della spesa storica per passare a quello dei costi standard (architrave della riforma detta del federalismo fiscale) il Sud dovrà cambiare tanto del suo modo di usare le risorse pubbliche. Ma poi ha subito annacquato l’affermazione evocando il «federalismo solidale». Ma, come Fini sa bene, non c’è possibilità di introdurre veri cambiamenti se non si fanno pagare, nel breve termine, costi assai alti a tutta quella parte del Sud (ma anche a qualche pezzo del Nord) che vive grazie a un pessimo uso del denaro pubblico. Si può invocare quanto si vuole la «solidarietà » ma non c’è verso di introdurre il federalismo senza che questo comporti dolorose riconversioni. Il che non può non implicare, sotto il profilo politico, almeno nel medio termine, la destabilizzazione di settori rilevanti delle classi dirigenti del Mezzogiorno. Quel che si capisce è che Fini chiede, su federalismo e Sud, un compromesso. Ma sta a lui e ai suoi, allora, dimostrare che un compromesso «virtuoso» è possibile, che evocare la solidarietà non sia solo un espediente per difendere l’esistente. Sta a lui, in sostanza, dimostrare che Futuro e Libertà, anche su questo terreno, è la destra moderna che egli ha evocato, e non l’ennesima variante di una qualsiasi «Lega Sud».

Forse Bossi e Tremonti useranno fin troppo l’accetta, ma qualcuno mi deve spiegare perchè dobbiamo accettare situazioni come quella della Regione Sicilia, dove il Presidente passa il tempo del suo mandato a costruire e distruggere maggioranze, per non parlare dei tanti interventi non fatti, come quello a un anno dall’alluvione che ha colpito Giampilieri e Scaletta Zanclea, o situazioni di sanità creativa come quella di Vendola in Puglia. Se poi l’unica soluzione deve essere, come quella che propone l’opposizione sui precari della scuola, di continuare nello status quo, perchè comunque vada lo spreco di risorse dà lavoro…abbiate almeno il coraggio di dirlo chiaramente. E poi altra domanda: se tollerate il continuo spreco di risorse per sanità e altri apparati, perchè volete l’abolizione delle Province che comporterà anch’esso un notevole problema di collocazione di quanti con le Province ci lavorano e vi lavorano?

La vicenda è nota. Ieri poco dopo le quattro il sito di Generazione Italia, risposta finiana ai Promotori delle Libertà, pubblica sul suo sito la notizia che la Brambilla sta organizzando squadre di disturbatori da portare a Mirabello per il Festival finiano di Futuro e Libertà. Notizia questa che è stata confermata dal quotidiano finiano Secolo d’Italia con tanto di nome del neo gola profonda Vitale Mattera.

Giusto un paio di considerazioni su una vicenda che può essere letta in un verso o in un altro a seconda del punto di vista. E per la quale le parole di Feltri da una parte e di Rossi dall’altra sono adrenalina pura per gli ultras dell’una e dell’altra parte.

Innanziatutto questa vicenda rappresenta l’ennesimo colpo di mano dei falchi per accellerare lo strappo fra i leader e i due movimenti. E’ indubbio che se da una parte lo strappo può essere traumatico per il centrodestra, rappresenta una bella opportunità di potere e di visibilità per gli attori in campo.

Basta pensare alle truppe finiani composte tutte da personalità di seconda e terza fila del centro destra e del PDL: Bocchino, Granata, Briguglio, Raisi, Della Vedova non sono di certo figure che hanno avuto chissà quale peso (ad eccezione di Bocchino) e rilevanza nazionale. Anzi spesso e volentieri le varie sparate dell’uno o dell’altro sono spesso sembrate un pretesto per avere i propri secondi di gloria. Magari la stessa cosa l’avrà pensata Vitale Mettara, nonostante dichiari a FFWeb Magazine (quotidiano on line finiano di quelli cattivi) di essere “un semplice cittadino che fa politica sul territorio. Non ho nessun ruolo dirigente nel Pdl, non ho nessuna ragione o intenzione di screditare il partito.” Grazie per l’umiltà ma la valutazione politica è completamente errata visto che sei riuscito a screditare parte del partito, magari diventerai coordinatore del nuovo partito futurista in Campania sotto la protezione di Bocchino.

Ma così come ci guadagnano le neo star finiane, ci guadagnano anche molti nel PDL: adesso c’è più spazio per nuovi incarichi e per nuove battaglie. Gli ex colonnelli di AN possono finalmente stendere la loro lunga mano su tutti gli ex AN ancora fedeli al Premier. Che di per sè non sono pochi: le proporzioni vedono un 70 contro 30 a favore del Cavaliere.

E qui si apre un altro aspetto sulle possibili contestazioni a Mirabello: la festa di Mirabello era un appuntamento dell’MSI poi AN e non era una festa di Fini. L’ha inaugurata Almirante e non il Presidente della Camera. Intitolava bene oggi il Foglio quando scriveva “ma è una resa dei conti fra fasci”, soprattutto considerando che lo strappo finiano sembra aver diviso in modo verticale tutti gli ex centri di potere dell”ex AN: dalla fondazione che gestisce i beni immobili del partito e il Secolo d’Italia, arrivando fino agli organizzatori della festa. Con i finiani ortodossi che rivendicano la festa dicendo in sostanza che Fini era il capo prima, quindi la festa era sua, e adesso spetta a loro. Mentre i lealisti al Premier annunciano battaglia anche in nome di una gestione collegiale dell’eredità del partito e di continuità ideale fra AN e il PDL. Anche perchè dice bene la neo star Mattera “Vengo da 13 anni di An:  abbiamo sempre lavorato per la trasparenza, per la legalità. Le cose in cui credo non sono cambiate.” Peccato che è cambiato tutto il resto: famiglia, sicurezza, valori.

Dibattito molto interessante peccato che sfugge un’ovvietà: non esiste nessun codice da Feltri, magari occorre interrogarsi perchè se Repubblica-Unità-Manifesto-Corriere-Stampa-Espresso scrivono per mesi del Cavalieri con le puttane e del “lettone di Putin” è libertà di informazione, mentre la Casa di Montecarlo è campagna di fango. Mai sentito parlare di linea editoriale?