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da Libero di oggi martedì 7 settembre

Non è chiaro, cioè, se i «contenuti» politici che loro oppongono a Berlusconi – su federalismo, economia, diritti civili eccetera – siano davvero il fine e non solo il pretesto per giustificare lo strappo col PdL. L’esempio migliore, per capirci, resta quello dei temi eticamente sensibili, tipo testamento biologico, immigrazione, laicità eccetera: domenica, davanti al cuore pulsante dell’ex Msi, Gianfranco Fini non ne ha proprio parlato. Non l’aveva fatto, pure, alla direzione nazionale dell’aprile scorso: questo dopo che il suo interventismo su questi temi aveva scatenato discussioni infinite. Da quanto risulta, poi, in Futuro e Libertà non ci sono più laicisti o baciapile di quanti ne siano rimasti nel PdL, e lo stesso potrebbe dirsi, forse, per altri importanti temi e distinguo politici: non è che nella neonata compagine di Fini, per dire, ci siano più sudisti, meno federalisti, più legalisti e insomma ci sia una destra intrinsecamente diversa da quella che hanno lasciato. Da qui il più semplice dei timori: che le idee possano essere soltanto la scenografia di una banale, banalissima lotta di potere.

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In questo momento politico è facile fare gli ultras, urlare e prendere posizione nelle rispettive trincee per non ascoltare gli altri e fare a gara a chi urla più forte. E lo dico sapendo che è il pericolo che corro io quotidianamente, basta vedere i miei tweet.

Ma in tutto questo marasma voglio fare miei due commenti autorevoli per manifestare quello che penso di tutto lo strappo finiano e del momento politico che stiamo vivendo.

Il primo è una nota pubblicata su facebook oggi dal Governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni:

La strada imboccata da Fini non porta da nessuna parte: nei fatti è una rottura del centrodestra e non solo del Pdl. È politicamente inaccettabile vedere uno dei suoi co-fondatori rinnegare due anni di storia dello stesso Pdl, oltre che 16 anni del centrodestra. Tutto questo costituisce un motivo in più per confermare la nostra volontà di tenere fede al patto assunto con gli elettori e di dare sempre più forza ad un partito unitario rappresentato da tutti i moderati italiani.

Il secondo è la parte finale dell’editoriale del prof. Panebianco uscito oggi sul Corriere della Sera:

Il secondo tema riguarda il federalismo. Fini, va detto a suo merito, non ha eluso del tutto il problema. Ha riconosciuto che se, nella distribuzione delle risorse, si abbandona il criterio della spesa storica per passare a quello dei costi standard (architrave della riforma detta del federalismo fiscale) il Sud dovrà cambiare tanto del suo modo di usare le risorse pubbliche. Ma poi ha subito annacquato l’affermazione evocando il «federalismo solidale». Ma, come Fini sa bene, non c’è possibilità di introdurre veri cambiamenti se non si fanno pagare, nel breve termine, costi assai alti a tutta quella parte del Sud (ma anche a qualche pezzo del Nord) che vive grazie a un pessimo uso del denaro pubblico. Si può invocare quanto si vuole la «solidarietà » ma non c’è verso di introdurre il federalismo senza che questo comporti dolorose riconversioni. Il che non può non implicare, sotto il profilo politico, almeno nel medio termine, la destabilizzazione di settori rilevanti delle classi dirigenti del Mezzogiorno. Quel che si capisce è che Fini chiede, su federalismo e Sud, un compromesso. Ma sta a lui e ai suoi, allora, dimostrare che un compromesso «virtuoso» è possibile, che evocare la solidarietà non sia solo un espediente per difendere l’esistente. Sta a lui, in sostanza, dimostrare che Futuro e Libertà, anche su questo terreno, è la destra moderna che egli ha evocato, e non l’ennesima variante di una qualsiasi «Lega Sud».

Forse Bossi e Tremonti useranno fin troppo l’accetta, ma qualcuno mi deve spiegare perchè dobbiamo accettare situazioni come quella della Regione Sicilia, dove il Presidente passa il tempo del suo mandato a costruire e distruggere maggioranze, per non parlare dei tanti interventi non fatti, come quello a un anno dall’alluvione che ha colpito Giampilieri e Scaletta Zanclea, o situazioni di sanità creativa come quella di Vendola in Puglia. Se poi l’unica soluzione deve essere, come quella che propone l’opposizione sui precari della scuola, di continuare nello status quo, perchè comunque vada lo spreco di risorse dà lavoro…abbiate almeno il coraggio di dirlo chiaramente. E poi altra domanda: se tollerate il continuo spreco di risorse per sanità e altri apparati, perchè volete l’abolizione delle Province che comporterà anch’esso un notevole problema di collocazione di quanti con le Province ci lavorano e vi lavorano?

Non per essere maliziosi, ma è stato letto un comunicato per impedire che qualcuno gli chiedesse della casa a Montecarlo o per impedire che qualcuno gli facesse una qualsiasi domanda su Futuro e Libertà?

Nasce Futuro e Libertà per l’Italia

Pubblicato: 31 luglio 2010 in Politica
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Beh con il nome del partito ci sta bene….copyright di Emiliano Carli