Oggi Firenze s’è svegliata con un nuovo sindaco, con un nuovo consiglio comunale e anche con una nuova opposizione.
Fa strano. Non avremo le sparate di Cioni sui giornali, forse ci mancheranno addirittura le contraddizioni di Domenici. Il fiorentino si sa…è strano.
Firenze è la città più conservatrice del mondo. Durante il fascismo era la città più nera d’Italia, nella prima repubblica ballava fra il partito comunista e l’ala di sinistra della DC, ora nella seconda repubblica la città è in mano alla sinistra. Anzi non più, al centrosinistra (senza trattino e senza spazio).
Al rientro dall’estate del 2008 la città ha vissuto il finimondo. Non ha fatto in tempo a vedersi confermata come LA roccaforte del PD in Italia che i vertici del partito aprono una sana “guerra civile” targata elezioni primarie. Appare fin da subito evidente una cosa: dopo 10 anni di governo domenici e di 15 anni di DS (o PDS o ex PCI) la gente è stufa.
Ma cominciamo con ordine, era autunno e da fiorentini abbiamo assitisto a quella che sembrava essere per l’ennesima volta la primaria “fuffa” del PD. Ovvero un gran polverone per andare a votare ed eleggere democraticamente la guida del partito, che però era già stata (un po’ meno democraticamente) indicata dal partito: citiamo il caso dell’elezione di Prodi, che nel 2005 fu eletto con il 71,1 % dei voti, cifre bulgare..poi si guarda gli sfidanti che erano Mastella e Berntinotti, si guarda al fatto che tutto il partito e tutte le sezioni indicavano Prodi e allora si capisce il risultato.Qulcuno più malizioso si sarà anche chiesto “Potevano eviater di fare le primarie!”..eh no..le primarie sono state un meccanismo azzeccato della sinistra: dai forza diinvestitura popolare ad un candidato che deve andare a vedersela contro Berlusconi. E siccome il carisma o ce l’hai o non ce l’hai, vai di investitura popolare per dare man forte al tuo leader (che hai precedentemente indicato!). Idem per l’elezione di Veltroni nel 2007: 80% (altro che Bulgaria..) contro l’11,6 % della Bindi e il 6,3 % di Letta.
A Firenze sembrava che andasse in scena l’ennesima votazione già scritta: Veltroni dice Pistelli. Pistelli sarà sindaco. Peccato che le cose non sono andate così, si perchè se Veltroni seguiva e sosteneva Pistelli (di estrazione democristiana), D’Alema giocava la carta Daniela Lastri, conosciutissima a Firenze e assessore con esperienza decennale. A questi si aggiungeva il candidato de La Sinistra, Eros Cruccolini, e si faceva avanti proprio alla fine Michele Ventura, storico esponente del PCI fiorentino sostenuto all’ultima giornata da Bersani. Un macello.
A questi si aggiunge il dictact con tanto di strappi per non far candidare Cioni, che si era proposto e che fino all’ultimo ha tentato di entrare in corsa. ma la vera spina nel fianco di queste elezioni è stato Matteo Renzi. Il più giovane presidente di Provincia mai eletto, di estrazione anch’esso democristiana, che dopo il primo mandato ha deciso di fare il salto. Si perchè dicano pure quello che vogliono..una cosa è fare il presidente della Provincia, una cosa è fare il sindaco..aggiungi che siamo a Firenze e tutto torna.
Renzi, in pieno contrasto con i vertici cittadini del PD e anche degli altri candidati, si muove come un carro armato sulla competizione. E non è che alla fine vince. No. Stravince. Quando tutti, fiorentini inclusi si aspettavano addirittura un ballottaggio fra 2 candidati su 5 (se un candidato non superava il 40% si andava al ballottaggio fra i primi due), e soprattutto fra Pistelli e Ventura. Eccolo che arriva i’ Renzi e con il 40,52 % (dati ufficiali) delle preferenze chiude la partita e manda tutti a casa.
Apriti cielo! Le dichiarazioni del dopo voto dei candidati socnfitti e dei vertici del parito parlavano apertamente di “franchi tiratori”, di “elettori di destra che sono andati a votare per un candidato di destra” e via discorrendo, fino all’annuncio di martini che forse per la successione alla guida della Regione Toscana non ci sarebbero state primarie ma nomine interne di partito.
In questo scenario frastornante, il fiorentino si è trovato catapultato nella campgna elettorale per il sindaco di Firenze, con Renzi che da politiche navigato qual’è ha impostato nua campagna elettorlae da uomo di un partito di opposizione e non non come esponente del partito che governa la città da 15 anni. Il consiglio comunale ha passato gli ultimi due mesi di mandato a discutere sul dare la cittadinanza onoraria a Beppino Englero e sul toglierla a Mussolini: per la serie questi sono i problemi di Firenze.
In questo grande caos, il PDl ha puntato tutto su Galli, candidato della società civile. scelta politicamente discutibile visti i già disastrosi risultati di Valentino di 5 anni fa. ma c’è da dire che Galli ha onorato e si spera che onorerà il suo mandato fino in fondo. Diciamo: Galli ce l’ha messa tutta e non voglio sapere quante scarpe ha consumato girando per Firenze.
Sono state elezioni strane. Un pisano (Galli) che lottava per fare il sindaco di Firenze, un democristiano che guidava lo schieramento degli ex PCI, l’assalto dei votli nuovi a palazzo vecchio contro tutto ciò che sapeva di vecchio. Così capita che andiamo a leggere i nomi dei nuovi consiglieri comunali (vedi Corriere della Sera) e spiccano volti nuovi ed esclusioni eccellenti: non ce l’ha fatta Sarra, che per mesi ha troneggiato su Firenze con i suoi manifesti, non ce l’ha fatta Falciani, che era il portabandiera della cittadinanza a Englaro, e spuntano nuovi consiglieri. Su tutti Emanuele Roselli, volto nuovo del PDL, che alla prima uscita pubblica porta a casa quasi 700 preferenze e si impone come terzo eletto nel PDL.
Sono state elezioni strane. Vissute. Così giri per Firenze e trovi chi ti dice “io voto Renzi perchè non posso votare un pisano”, chi dice “non vado perchè se devo votare un democristiano sto a casa”, “mi tocca turarmi il naso e votare DC come diceva Montanelli”, o chi più semplicemente fa campagna elettorale per amici, indipendentemente dal coloro del partito.
A Firenze le urne dei ballottaggi hanno dato come responso la vittoria di Renzi. Vittoria scontata. Penso che sia l’unico caso al mondo in cui si possa parlare di vittoria e di vittoria mutilata. Si perchè è vero che Renzi è sindaco di Firenze ma occorre fare delle considerazioni:
1) Renzi era il candidato non volito dai vertici e dalla nomenklatura del PD. E’ stato bollato come “il democristiano”. “Quello di destra”;
2) La nuova giunta vede un netto sbilanciamento a destra, non nel senso dei numeri di seggi, ma nel senso di geografia politica. Renzi non ha fatto accordi o apprentamenti con le liste di sinistra ( De Zordo e Valdo Spini), come invece fece Domenici. Con il risultato di essere legato mani e piedi. Ora Renzi ha la sua maggioranza e il suo programma.
3) Il PDL non sfonda ma guardagna voti a scpiato del PD. Il risultato del ballottaggio è evidente 59,6 % Renzi vs 40,4 Galli. Il PDL non aveva mai sfondato il muro del 40 %. Con Valentino 5 anni fa , Domenici fu rieletto con il 66 % dei voti contro il 34%. E’ evidente che il centrosinistra ha perso un 6 % al ballottaggio. Per carità sempre grandi numeri per la sinistra e di centro la giunta non rischia la crisi. Però sono numeri. E i numeri fanno riflettere più di tante dichiarazioni e analisi.