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Roselli e Galli all’attacco sul PD

Pubblicato: 30 ottobre 2009 in Cronaca
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Direttamente dal sito del Comune di Firenze:

“Il capogruppo del PD Francesco Bonifazi deve chiarire non solo la posizione politica del suo gruppo rispetto alla delicata situazione del vicepresidente Salvatore Scino, ma anche quella dei consiglieri Livi, Agostini, Ricci e Meucci, che nella passata amministrazione votarono a favore o alle delibere n. 2006/C/00031 e 2007/C/00006 riguardanti il progetto del Centro Unitario di raccolta e riciclaggio del Ferrale, o alle delibere 2005/C/00086 e del 2006/C/00029 riguardanti la variante al Piano Regolatore Generale per l’intervento in via del Podestà”. E’ quanto hanno dichiarato il capogruppo Giovanni Galli (PdL) e il consigliere  del centro destra Emanuele Roselli. “Se il Pd vuole essere serio e coerente rispetto al documento che ha presentato pochi giorni fa alla città deve prendere una posizione politica chiara rispetto ai consiglieri che contribuirono con il loro voto a far approvare le varianti urbanistiche, e che rappresentano una continuità oggettiva con il gruppo consiliare guidato da Formigli. Del resto – hanno proseguito  i due esponenti del centrodestra – non basta il voto di un capogruppo per far passare le delibere. E’ chiara quindi la continuità politica che lega il vecchio gruppo del Pd con quello attuale visto che ben quattro persone – che hanno anche la presidenza di alcune commissioni comunali, tra cui quella dell’urbanistica – sono tutt’oggi seduti tra i banchi del centrosinistra. Paradossalmente – hanno osservato Galli e Roselli – è maggiore la responsabilità politica dei riconfermati rispetto a quella del vicepresidente Scino. Per cui ci attendiamo che il PD faccio una passo chiaro e deciso rispetto a tutte le persone del gruppo coinvolte politicamente in questa vicenda. Non abbiamo nulla di personale contro i consiglieri Livi, Agostini, Ricci e Meucci, ma i fatti (e i verbali delle delibere) diciamo  chiaramente quale sono le loro corresponsabilità politiche sull’approvazione dei documenti sopracitati. “Vedremo dalle decisione e dalle posizioni che prenderà Bonifazi nelle prossime ore, quanto il capogruppo di maggioranza crede davvero in quel che ha scritto rispetto a “legalità etica e trasparenza” o se quel documento voleva essere solo un tentativo goffo e ipocrita per scaricare tutte le responsabilità politiche del centrosinistra sul suo predecessore Formigli. Quanto detto finora fa sorgere inoltre un’altra domanda – hanno concluso Galli e Roselli: ma i consiglieri di maggioranza quando approvano una delibera sanno su cosa stanno votando o sono in aula solo per schiacciare un bottone secondo le indicazioni di partito?”.

I gruppi consiliari del Comune di Firenze

Pubblicato: 16 luglio 2009 in Politica
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Dopo la nomina della Giunta e le successive dimissioni da parte degli eletti al consiglio che hanno assunto incarichi nel governo della città, ecco di seguito i gruppi consiliari del Comune di Firenze:

PARTITO DEMOCRATICO

BONIFAZI Francesco (Capogruppo)

CHIAVACCI Francesca (ViceCapogruppo)

Componenti: AGOSTINI Susanna, ALBINI Tea, BASSI Angelo, BERTINI Enrico, BIEBER Leonardo, BORSELLI Andrea, COLLESEI Stefania, DORMENTONI Mirko, FITTANTE Giovanni, FRATINI Massimo, GIANI Eugenio, GIULIANI Maria Federica, LAURIA Domenico Antonio, LIVI Claudia, MEUCCI Elisabetta, PEZZA Cecilia, PIERGUIDI Michele, PUGLIESE Andrea, RICCI Francesco, SGUANCI Maurizio

POPOLO DELLA LIBERTA’

GALLI Giovanni (Capogruppo)

GIOCOLI Bianca Maria (ViceCapogruppo)

Componenti: ALESSANDRI Stefano, BERTINI Stefano, CELLAI Jacopo, DONZELLI Giovanni, GIANBANCO Antonio, Maria, LOCCHI Alberto, PIERI Massimo, ROSELLI Emanuele, SABATINI Massimo, STELLA Marco, TENERANI Mario, TORSELLI Francesco.

SPINI PER FIRENZE

SPINI Valdo (Capogruppo)

GRASSI Tommaso

PERUNALTRACITTA’

DE ZORDO Ornella (Capogruppo)

FIRENZE C’E’

RAZZANELLI Mario (Capogruppo)

IDV – LISTA DI PIETRO

SCOLA Giuseppe (Capogruppo)

SINISTRA PER FIRENZE

CRUCCOLINI Eros (Capogruppo)

Ieri si è svolto il primo consiglio comunale della nuova era Renzi.

Niente di nuovo e tanto di vecchio. Non sappiamo perchè ma sugli assetti istituzionali dei poteri del consiglio comunale è andato in onda un copione già visto o comunque annunciato.

La presidenza del C0nsiglio Comunale è andata a Giani (eletto alla terza votazione), già assessore di Domenici e oggi rispolverato come garante dei lavori del consiglio. Inutile dire che la candidatura ha molto il sapore di un omaggio ai tempi che furono e che non torneranno. Adios Domenici e soci, c’è un nuovo sceriffo in città.

I ruoli di vicepresidente sono toccati sia a Lista Renzi con Salvatore Scino che al PDL con Jacopo Cellai.

La votazione di Giani non ha visto nessun consenso fra le parti, e non è stata una nomina di garanzia come nel migliore dei casi poteva essere auspicabile. Il PDL su diretta indicazione da Giovanni Galli, che ha fatto ieri il suo esordio, ha votato scheda bianca. Qui i maliziosi fanno notare che l’indicazione di Galli sul voto è andata nettamente in contrasto con quanto auspicato dal coordinatore del pdl cittadino, Alessio Bonciani, che invitava a votare per Giani. Se davvero Galli ha deciso in autonomia è da premiare la compattezza dei consiglieri del PDL che sono andati dietro al loro capogruppo senza tentennamenti.

E’ stato un consiglio comunale abbastanza asettico: oltre alla nomina di Giani c’è solo da sottolineare l’interruzione dei lavori dovuta ad un piccolo blitz degli esponenti del movimento per la casa e il muro contro le mozioni del PDL. Sembrava il paese della concordia e tutti si spendevano in richiami alla reciproca collaborazione, sta di fatto che il blocco PD ha visto bene di respingere in toto gli emendamenti dei consiglieri del PDL rimandando la patata bollente ai prossimi consigli. Se è vero, come fa notare Eros Cruccolini, già presidente del consiglio comunale e ora consigliere, che tali emendamenti non potevano essere discussi, è pur vero che trincerarsi dietro un cavillo formale non è proprio di buon auspicio per il futuro. Come ha sottolineato a caldo il consiogliere del PDL Roselli in un comunicato stampa  «Il sindaco Renzi ha regalato un bel discorso alla città, noi abbiamo scelto di regalare atti concreti per tutti i fiorentini. Oggi, in aula, abbiamo presentato alcuni ordini del giorno  – ha spiegato l’esponente del centrodestra – per chiedere l’istituzione di parcheggi gratuiti agli ospedali e le asl, l’attivazione dei vigili di quartiere, l’abolizione ztl notturna, oltre a chiarimenti in merito alla cittadella viola, alla vendita delle case ai cittadini ed alla linea che il Comune intende seguire in merito ai locali dell’ex Meyer». A Roselli fanno eco anche Pieri, Donzelli e Torselli che sottolineano come la campagna elettorale sia finita e che è tempo di lavorare e di ascoltare l’oppozione.

Nel frattempo Renzi dovrà far passare per la Giunta il decreto “disarma-vigilini” tanto annunciato. Ci speriamo che il sindaco dica anche cosa vuole fare degli ausiliari del traffico visto che saranno pur temuti da tutti i cittadini in quanto “dispensatori di multe”, ma non si può mandare a spasso dall’oggi al domani persone che lavorano (e bene) senza neanche aprire un qualche tavolo di trattativa.

A Firenze si riparte..

Pubblicato: 30 giugno 2009 in Politica
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Ci siamo, dopo la nomina della Giunta Renzi, sembra che a Firenze riprenda una nuova stagione politica.

Bruciando sul tempo la maggioranza, che aveva auspipcato di fare un gruppo unico, soprattutto facendo confluire le liste Renzi nel PD, ieri il centrodestra ha annunciato la formazione di un gruppo unico: la lista Galli confluirà nel PDL e Giovanni Galli sarà il capogruppo. E’ un segno importante questo. Giovanni galli non ci sta a fare il candiato comparsa, non è un Valentino qualunque. Ha accettato la sfida di candidarsi a sindaco e ora starà a fare il suo lavoro nei banchi dell’opposizione. Che a questo giro l’aria era diversa l’avevamo già capito dal fatto che in due mesi di campagna elettorale Galli ha rivoltato la città come un calzino: ha sollevato anche i sassi per conoscere la gente di Firenze.

L’unico appunto che si può fare al centrodestra ad urne chiuse è se ha conti fatti l’operazione di creare una lista Galli abbia veramente pagato. Dal punto di vista del risultato globale il centrodestra può essere contento. Galli porta la coalzione del PDL sopra il muro del 40 %, un dato storico per Firenze. Dall’altra però occorre registare che quel 10 % della Lista Giovanni Galli ha indubbiamente privato il PDL di consiglieri, che nel 2004, sommando FI e AN toccava quota 12. Oggi la lista del PDL porterebbe a casa 9 seggi, un -3 che fa pensare, anche se poi con l’unione di due gruppi tocca quota 13 (quindi +1). Poi non è detto che Mario Razzanelli decida di confluire nel PDL: ciò porterebbe il PDL a quota 14 + Galli. Un risultato storico.

Nel frattempo sembra aperta la caccia alla poltrona di Presidente del Consiglio Comunale. Come già accennato (qui) è davvero improbabile che si apra la “nuova stagione della politica fiorentina” dando la nomina al centrodestra. Bene che vada si parla di un nome di garanzia. Anche se per Eros Cruccolini la garanzia sarebbe Valdo Spini (andiamo bene!). Il più papabile resta Giani: non a caso è curioso che sia l’unico ex-assessore a non aver ancora sbaraccato. Che sia certo di fare il Presidente del Consiglio Comunale? L’altra candidata forte sarebbe Tea Albini, la donna di Cioni. Ebbene si, Cioni vive. Detto questo detto tutto, fra l’altro si capirebbe chiaramente il superamento della quota 40% alle primarie di Renzi.

Intanto, in questo simpatico valzer delle nomine,  scoppiano le prime grande per il sindaco:  l’Ataf (ancora!!!) e l’alta velocità. Si a Firenze non è cambiatio nulla.

Diario di un fiorentino al voto

Pubblicato: 23 giugno 2009 in Politica
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Oggi Firenze s’è svegliata con un nuovo sindaco, con un nuovo consiglio comunale e anche con una nuova opposizione.

Fa strano. Non avremo le sparate di Cioni sui giornali, forse ci mancheranno addirittura le contraddizioni di Domenici. Il fiorentino si sa…è strano.

Firenze è la città più conservatrice del mondo. Durante il fascismo era la città più nera d’Italia, nella prima repubblica ballava fra il partito comunista e l’ala di sinistra della DC, ora nella seconda repubblica la città è in mano alla sinistra. Anzi non più, al centrosinistra (senza trattino e senza spazio).

Al rientro dall’estate del 2008 la città ha vissuto il finimondo. Non ha fatto in tempo a vedersi confermata come LA roccaforte del PD in Italia che i vertici del partito aprono una sana “guerra civile” targata elezioni primarie. Appare fin da subito evidente una cosa: dopo 10 anni di governo domenici e di 15 anni di DS (o PDS o ex PCI) la gente è stufa.

Ma cominciamo con ordine, era autunno e da fiorentini abbiamo assitisto a quella che sembrava essere per l’ennesima volta la primaria “fuffa” del PD. Ovvero un gran polverone per andare a votare ed eleggere democraticamente la guida del partito, che però era già stata (un po’ meno democraticamente) indicata dal partito: citiamo il caso dell’elezione di Prodi, che nel 2005 fu eletto con il 71,1 % dei voti, cifre bulgare..poi si guarda gli sfidanti che erano Mastella e Berntinotti, si guarda al fatto che tutto il partito e tutte le sezioni indicavano Prodi e allora si capisce il risultato.Qulcuno più malizioso si sarà anche chiesto “Potevano eviater di fare le primarie!”..eh no..le primarie sono state un meccanismo azzeccato della sinistra: dai forza diinvestitura popolare ad un candidato che deve andare a vedersela contro Berlusconi. E siccome il carisma o ce l’hai o non ce l’hai, vai di investitura popolare per dare man forte al tuo leader (che hai precedentemente indicato!). Idem per l’elezione di Veltroni nel 2007: 80% (altro che Bulgaria..) contro l’11,6 % della Bindi e il 6,3 % di Letta.

A Firenze sembrava che andasse in scena l’ennesima votazione già scritta: Veltroni dice Pistelli. Pistelli sarà sindaco. Peccato che le cose non sono andate così, si perchè se Veltroni seguiva e sosteneva Pistelli (di estrazione democristiana), D’Alema giocava la carta Daniela Lastri, conosciutissima a Firenze e assessore con esperienza decennale. A questi si aggiungeva il candidato de La Sinistra, Eros Cruccolini, e si faceva avanti proprio alla fine Michele Ventura, storico esponente del PCI fiorentino sostenuto all’ultima giornata da Bersani. Un macello.

A questi si aggiunge il dictact con tanto di strappi per non far candidare Cioni, che si era proposto e che fino all’ultimo ha tentato di entrare in corsa. ma la vera spina nel fianco di queste elezioni è stato Matteo Renzi. Il più giovane presidente di Provincia mai eletto, di estrazione anch’esso democristiana, che dopo il primo mandato ha deciso di fare il salto. Si perchè dicano pure quello che vogliono..una cosa è fare il presidente della Provincia, una cosa è fare il sindaco..aggiungi che siamo a Firenze e tutto torna.

Renzi, in pieno contrasto con i vertici cittadini del PD e anche degli altri candidati, si muove come un carro armato sulla competizione. E non è che alla fine vince. No. Stravince. Quando tutti, fiorentini inclusi si aspettavano addirittura un ballottaggio fra 2 candidati su 5 (se un candidato non superava il 40% si andava al ballottaggio fra i primi due), e soprattutto fra Pistelli e Ventura. Eccolo che arriva i’ Renzi e con il 40,52 % (dati ufficiali) delle preferenze chiude la partita e manda tutti a casa.

Apriti cielo! Le dichiarazioni del dopo voto dei candidati socnfitti e dei vertici del parito parlavano apertamente di “franchi tiratori”, di “elettori di destra che sono andati a votare per un candidato di destra” e via discorrendo, fino all’annuncio di martini che forse per la successione alla guida della Regione Toscana non ci sarebbero state primarie ma nomine interne di partito.

In questo scenario frastornante, il fiorentino si è trovato catapultato nella campgna elettorale per il sindaco di Firenze, con Renzi che da politiche navigato qual’è ha impostato nua campagna elettorlae da uomo di un partito di opposizione e non non come esponente del partito che governa la città da 15 anni. Il consiglio comunale ha passato gli ultimi due mesi di mandato a discutere sul dare la cittadinanza onoraria a Beppino Englero e sul toglierla a Mussolini: per la serie questi sono i problemi di Firenze.

In questo grande caos, il PDl ha puntato tutto su Galli, candidato della società civile. scelta politicamente discutibile visti i già disastrosi risultati di Valentino di 5 anni fa. ma c’è da dire che Galli ha onorato e si spera che onorerà il suo mandato fino in fondo. Diciamo: Galli ce l’ha messa tutta e non voglio sapere quante scarpe ha consumato girando per Firenze.

Sono state elezioni strane. Un pisano (Galli) che lottava per fare il sindaco di Firenze, un democristiano che guidava lo schieramento degli ex PCI, l’assalto dei votli nuovi a palazzo vecchio contro tutto ciò che sapeva di vecchio. Così capita che andiamo a leggere i nomi dei nuovi consiglieri comunali (vedi Corriere della Sera) e spiccano volti nuovi ed esclusioni eccellenti: non ce l’ha fatta Sarra, che per mesi ha troneggiato su Firenze con i suoi manifesti, non ce l’ha fatta Falciani, che era il portabandiera della cittadinanza a Englaro, e spuntano nuovi consiglieri. Su tutti Emanuele Roselli, volto nuovo del PDL, che alla prima uscita pubblica porta a casa quasi 700 preferenze e si impone come terzo eletto nel PDL.

Sono state elezioni strane. Vissute. Così giri per Firenze e trovi chi ti dice “io voto Renzi perchè non posso votare un pisano”, chi dice “non vado perchè se devo votare un democristiano sto a casa”, “mi tocca turarmi il naso e votare DC come diceva Montanelli”, o chi più semplicemente fa campagna elettorale per amici, indipendentemente dal coloro del partito.

A Firenze le urne dei ballottaggi hanno dato come responso la vittoria di Renzi. Vittoria scontata. Penso che sia l’unico caso al mondo in cui si possa parlare di vittoria e di vittoria mutilata. Si perchè è vero che Renzi è sindaco di Firenze ma occorre fare delle considerazioni:

1) Renzi era il candidato non volito dai vertici e dalla nomenklatura del PD. E’ stato bollato come “il democristiano”. “Quello di destra”;

2) La nuova giunta vede un netto sbilanciamento a destra, non nel senso dei numeri di seggi, ma nel senso di geografia politica. Renzi non ha fatto accordi o apprentamenti con le liste di sinistra ( De Zordo e Valdo Spini), come invece fece Domenici. Con il risultato di essere legato mani e piedi. Ora Renzi ha la sua maggioranza e il suo programma.

3) Il PDL non sfonda ma guardagna voti a scpiato del PD. Il risultato del ballottaggio è evidente 59,6 % Renzi vs 40,4 Galli. Il PDL non aveva mai sfondato il muro del 40 %. Con Valentino 5 anni fa , Domenici fu rieletto con il 66 % dei voti contro il 34%. E’ evidente che il centrosinistra ha perso un 6 % al ballottaggio. Per carità sempre grandi numeri per la sinistra e di centro la giunta non rischia la crisi. Però sono numeri. E i numeri fanno riflettere più di tante dichiarazioni e analisi.