Posts contrassegnato dai tag ‘Marino’

Lunga vita al PD

Pubblicato: 31 dicembre 2009 in Politica
Etichette: , , , , , ,

Carissimi, è con un pizzico di emozione ed un po’ di orgoglio che scrivo questo ultimo post dell’anno.

Forse molti di voi si sono chiesti perchè nell’ultimo mese avevo allentato il ritmo dei post e perchè sembravo distratto rispetto ad altri periodi dell’anno.

Il motivo è semplice: ero occupato a rimettere insieme appunti, post e a continuare con le mie analisi della politica italiana e del PD in particolar modo, per dare vita al progetto che vedete di seguito.

Vi comunico che da oggi è disponibile presso il sito http://www.lulu.com il mio libro “Lunga vita al PD: la battaglia delle primarie, il fattore Repubblica e la variabile Di Pietro“. Il libro prende spunto da questi sei mesi di lotta interna al PD, senza tralasciare uno sguardo a quello che succedeva intorno.

Lunga Vita al PD, di cui vedete la copertina a lato vuole essere un dario di viaggio attraverso quello che è stato il vero evento politico dell’anno: le primarie del PD. La lotta per la segreteria del più grande partito di opposizione che in un anno ha cambiato tre segretari. Veltroni, Franceschini, Bersani.

Il libro è disponibile attraverso il catalogo del sito lulu.com e presto anche su amazon.com. Sarà possibile ordinare una copia cartacea o acquistare direttamente la copia ebook dal sito.

Buon Anno a tutti.

Support independent publishing: Buy this book on Lulu.

Un sms Riformista (ep. 6)

Pubblicato: 19 ottobre 2009 in Varie
Etichette: , , , ,

Monocorde

Durante il dibattito del Pd Ignazio Marino afferma che il partito non si rinnova. Poi dà agli altri la colpa per la mancata legge sul conflitto di interessi. Dire qualcosa di nuovo?

Ambrox

Il Riformista, SMS/Mail, pag 16, sabato 17ottobre 2009

Ieri in piazza a Roma si è finalmente svolta la tanto desiderata manifestazione per la libertà di informazione. Occorre subito dire che è stata una manifestazione un po’ sfigata, di quelle che sembrano non volersi svolgere. Fissata inizialmente per il 19 settembre è stata dapprima rinviata a causa dell’attentato di Kabul, poi all’indomani del tanto atteso 3 ottobre, una valanga di fango travolge Messina e addio prime pagine dei giornali.

Al di là dell’impatto mediatico, la manifestazione di ieri ha avuto come leit-motiv quello dell’opposizione al governo e a Berlusconi. Manifestazione legittima e più che benvoluta. Hanno sfilato gli iscritti alla CGIL, i leader del PD, dell’Italia dei Valori, di Rifondazione e dei Comunisti Italiani. C’erano i precari della scuola e i precari dell’informazione. Quei tanti giornalisti che a causa della crisi della carta stampata si ritrovano in bilico o in mezzo ad una strada. Sono tanti i precari dell’informazione, anche se a ben vedere i più consistenti sono quelli del gruppo Espresso- Repubblica: dalla tv satellitare a All Music, passando per la stessa Repubblica.

Quello di ieri a Roma era un popolo apparentemente disomogeneo. Doveva e poteva essere una chiamata a tutti i cittadini per difendere la libertà di stampa dalla dittatura berlusconiana. Quella di ieri è stata una manifestazione “montata” ad arte per cercare di trasmettere il più possibile questo messaggio di trasversalità e di neutralità basato sulla difesa stessa della democrazia. Nessun leader politico sul palco. Solo giornalisti ed editorialisti. Quindi largo spazio a Siddi della Federazione Nazionale della Stampa, a Saviano, e pure a Baglioni. Santoro e Travaglio preferiscono stare in mezzo alla folla. Non ci salgono loro sul palco!

A guardare quello che c’era ieri in piazza colpiva la forte presenza di bandiere con stemmi politici dalla falce e martello, al gabbiano dell’Idv, alla scritta tricolore del PD. Dopo una giornata di sacrosanta manifestazione pacifica, molti se ne sono tornati a casa soddisfatti. Di Pietro non ha avuto il suo show, ma è comunque riuscito a fare sapere a tutti che il Presidente della Repubblica è un vile e anche un Ponzio Pilato. Si è rivisto il buon Walter, con il suo sorriso da 33,7 %, così lontano dalle faccie dei vari Marino, Bersani e Franceschini. Meno soddisfatti erano proprio questi ultimi del PD che in settimana si sono visti incolpare dell’approvazione del provvedimento sullo scudo fiscale (passata per 20 voti, e il Pd contava 23 assenze!) da parte di Di Pietro che ha sempre più mano libera nel togliere voti al “più grande partito riformista” d’Europa (viste le ultime percentuali). Ma dal PD hanno fatto sapere che i trasgressori saranno severamente puniti. Ieri il buon Tonino era soddisfatto, magari già da oggi è al lavoro per respingere le accuse di Micromega e l’assalto alla dirigenze di De Magistris, ma per un giorno si è goduto il bagno di folla.

Una folla disomogenea al quale forse hanno partecipato tante persone semplici come quell’uomo che ha fermato il capo dello Stato dicendogli di non firmare una legge in nome delle “persone oneste”. Gente semplice e a mio dire usata e strumentalizzata dagli slogan e dai motti di coloro che passano 23 ore su 24 a gridare contro le strumentalizzazioni e la disinformazione. Come ha detto Napolitano stesso in una nota diffusa ieri sera, è noto che “la Costituzione non attribuisce al Presidente alcun potere di veto”. Forse sarebbe bene far leggere veramente tutta la costituzione invece di inventarsi poteri che non esistono e di concentrarsi solo su articoli come il 18 e il 21, funzionali appunto per vestirsi da novelli Orlando. Ma su questo punto crediamo che non ci sia peggior sordo di chi non vuole sentire.

Quella di ieri è stata una manifestazione leggittima. Magari sarebbe stato bello parlare dei motivi che l’hanno mossa. Nota giustamente Mentana che è strano che una manifestazione nata dopo la querela a Repubblica e all’Unità, abbia parlato di tutto ma non delle querele:

Se uno degli obiettivi era quello che fossero ritirate le citazioni contro Repubblica e Unità, non è un caso che è l’unica cosa del quale non si è parlato [...]Ho visto che c’erano i simboli di partiti e sono tornato indietro. C’erano tutti. Anche chi ha appena finito di lottizzare la RAI. Ho a cuore la libertà di informazione ma ritengo che manifestare insieme a leader politici sia la negazione in radice della propria autonomia professionale [...] questa mi è sembrata una manifestazione dell’opposizione [...]Ho trovato condivisibile quello che ha detto Saviano. Ma altri interventi sembravano relazioni a un congresso di partito. Il vero problema oggi è che la politica la fa una parte sola mentre l’altra è così debole da avere bisogno di essere surrogata dai giornali nella battaglia contro Berlusconi. Se il Pd non fosse così ripiegato su se stesso, però, non sarebbe stata Repubblica a fare quella campagna. E la questione sarebbe stata incanalata su binari più politici e meno guardonistici.” (Enrico Mentana, Il Riformista, pag. 3, 4 ottobre 2009)

Una manifestazione alla quale hanno partecipato 300 mila persone per gli organizzatori e “solo” 60 mila persone per la questura. Come sempre in questa guerra di cifre la verità starà nel mezzo. Certo se consideriamo che Firenze ha poco più di 300 mila abitanti, arrivare a dire che in piazza del popolo c’erano 300 mila persone equivale a sostenere che per un giorno tutti i fiorentini stavano in una piazza. E’ un po’ dura da immaginare. Un po’ come il corteo del PD di un anno fa, al quale secondo Veltroni erano in piazza 2 milioni di persone: cioè 7 volte Firenze…

Una manifestazione dell’opposizione vestita a festa dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Magari sarebbe bello sapere che peso hanno testate come Repubblica e Unità nel sindacato dei giornalisti e su Franco Siddi, dopotutto si sa che i segretari vengono eletti e non cascano dagli alberi.

Ieri in Parlamento c’è stato l’ultimo.. l’ennesimo.. (non so più che aggettivi usare) tonfo del Partito Democratico.

La notizia, tanto per farla breve, è stato il voto favorevole in seno alla commissione sanità da parte della senatrice Doriana Bianchi all’avvio di un’indagine sulla RU486. Il voto favorevole della senatrice del PD, che subito dopo è stata costretta a dimettersi, ha portato alla luce la fragilità strutturale del Partito Democratico.

Laici e cattolici. Comunisti e democristiani. Mi pare evidente, e dopo ieri forse è diventato evidente anche per una larga parte del PD, che non possono stare insieme. Sembrerà lo stesso ritornello, ma purtroppo è la continua mancanza di volontà nel cercare di risolverlo che porta puntualmente tutti a chiederci “ma come fate a stare insieme?”. E se guadiamo a quello che è successo ieri, e a come la cosa è stata gestita dai vertici del partito, tutto appare limpido.

In commissione sanità si parla da tempo di portare avanti un’indagine parlamentare sugli effetti della RU486, visti sia i casi di decesso accertati, sia gli evidenti contrasti con l’attuale legge sull’aborto.  I senatori del PDL e il governo da questo punto di vista sono decisi e hanno una posizione chiara, invece quelli del PD naufragano in alto mare. La spaccatura fra cattolici e laici è evidente. Tanto sono spaccati che da quanto si legge su Repubblica, la linea adottata dal duo Finocchiaro-Bianchi era quella che va bene mettere ai voti la volontà di fare o meno l’indagine, ma parliamone dopo il congresso. Per la serie, continuiamo a rimandare e a nascondere la polvere sotto il tappeto. La Finocchiaro conferma pure che aveva anche chiesto a Tommasini del PDL di rimandare e di non mettere il PD nei casini proprio ora.

Ovviamente dal PDL hanno visto bene di andare avanti. Forte di un nulla di fatto dal partito, la rutelliana Bianchi ha votato a favore dell’indagine. Il putiferio! Il senatore Marino ha subito dichiarato a caldo “Dorina Bianchi è oramai un problema oggettivo per il Partito Democratico”, mentre Bersani se l’è cavata affermando che quanto ha fatto Dorina Bianchi è un “cattivo uso dei casi di coscienza”. Poteva mancare Franceschini? Con il fiato sul collo del congresso e con la voglia di non perdere voti nell’elettorato laicale, il segretario ha subito detto che “La Chiesa non può imporre come votare” e che “la linea è una e tutti si devono adeguare”. Perfetto. Ora però due domande sorgono spontanee: qual’è la linea e soprattutto perché si deve gridare al complotto papale se una vota secondo coscienza? E viene anche da chiedersi perchè se questo laicismo è la linea del PD, cosa se ne fa il partito dei rutelliani e dei teodem?

Ho sempre ammirato l’aggettivo teodem, lo ritengo un’invenzione semantica eccezionale. Chi è che viene definito teodem? Coloro che votano da cattolici di fronte ai problemi e alle questioni sollevate nel parlamento: cioè quei cattolici che fanno proprio il giudizio della Chiesa sui temi sociali. Quindi visto che nell’ex Ulivo (ora PD) ci sono parlamentari che pur di ottenere il voto laico si presentano si come  cattolici ma però ci tengono a fare i distinguo su tutto e hanno il problema di riconoscere che il loro essere cattolico non c’entra con il loro essere politico. Giusto, dopotutto Gesù Cristo non predicava per la Galilea, stava a casa sua a ricevere la gente su appuntamenti, e pare che invece di parlare di tutto, si intratteneva solo su temi quali la pesca, la pace e la salvezza.  Per carità, è giusto che ognuno creda in quello che vuole. Però personalmente ritengo che sia comica la differenza fra cattolico-democratici e teodem. Differenza forse meno comica per Rutelli e soci che sembrano sempre più sul piede di partenza direzione Grande Centro. Magari fra qualche mese poi Bersani chiede l’alleanza proprio all’UDC…

Comunque mi pare evidente che un problema di questo tipo sia fondamentale per la stabilità e la crescita di un partito. Ma è mai possibile che il PD sia di marmo quando deve infamare Berlusconi o gridare contro i reati finanziari, mentre sembra l’armata Brancaleone quando si tratta di temi come la vita, le relazioni internazionali e la società?

Lo scontro nel congresso pare aver ancora di più acuito le differenze e le ambiguità di un partito che forse faceva meglio a non nascere. Il dibattito stesso sul congresso è nato in chiara polemica (vedi il video messaggio di Franceschini), mentre oggi c’è molta più attenzione ai nove voti del circolo PD in Oceania (che mi immagino fondamentale) che non sulle proposte e le mozioni! Nessuno pare fare adeguata attenzione anche alle contraddizioni delle dichiarazioni dello stesso segretario in carica e dei suoi fedelissimi: da una parte si risponde piccati alla diffusione dei sondaggi che danno in testa Bersani e ai continui aggiornamenti che vedono sempre Bersani in testa, dall’altra si diffonde i dati dell’Australia (!) e soprattutto si rilascia continue dichiarazioni sul fatto che queste fra iscritti non sono le vere primarie, ma che per quelle dovremmo aspettare quando saranno chiamati tutti (iscritti e non iscritti) a votare. Ma scusate, perchè non sciogliete il partito?

AAA PD cercasi

Pubblicato: 3 settembre 2009 in Politica
Etichette: , , , , , , ,

Dicevano che al rientro delle vacanze sarebbe esploso un autunno caldo. Lo annunciavano da sinistra. Lo dicevano i giornali. Sarà che siamo in Italia e tutte le volte che annunciamo qualcosa finisce che va tutto al rovescio. Siamo tornati dalle ferie ma siamo stati accolti dalla nuova era dei falchi di Berlusconi e del PDL (con Lega annessa) e il PD e la sinistra sono scomparsi. Scomparsi dalle cronache politiche. Scomparsi dalla scena. Quello che andato in onda è stato un film diverso da quello che i sostenitori di D’Alema e soci si aspettavano. Speravano di mettersi comodi a guardare “Porzûs”, ma quello che hanno visto è tutto un altro film, un’altra città, altri protagonisti. All’avanzata della resistenza si sono sovrapposte le immagini di “Non ti Muovere”. Aprendo i giornali e sentendo i tg, per ogni italiano è stato come vedere Castellito che possedeva Penelope Cruz nel vicolo. Sotto la pioggia battente. Peccato che quel vicolo è la Puglia. Castellito è un assessore. Penelope Cruz è ora una professionista che vuole un contratto con la PA, ora una madre con figli disoccupata.

Non facciamo in tempo a stigmatizzare Feltri per gli attacchi a Boffo e a ricordare che questa guerra l’hanno iniziata Mauro e D’Avanzo, che sembra non esserci limite allo scandalo. Questa volta non si tratta di un escort. Non si tratta di una donna che prima riceve soldi per andare a letto con il premier (la domanda è da chi li riceve) e, stando a quanto scrivono Libero e Il Giornale, prende circa 30 mila euro per rilasciare dichiarazioni a La Repubblica. Si parla di una madre che vive il dramma della disoccupazione e che ha due figli da sfamare. Cosa non si fa per i figli. E cosa non si fa per un lavoro se pensiamo alla professionista che voleva accaparrarsi una consulenza con la Regione.

Non si parla neanche di Berlusconi. Si parla di due ex assessori della prima giunta Vendola. Vendola. L’uomo nuovo della Puglia. L’estermista (come scrisse lui genialmente in quella campagna di comunicazione che passerà alla storia) che vinse le primarie del PD e che travolse Fitto in Puglia. Il golden boy della sinistra radicale. Vanto di Bertinotti ed erede di quella tradizione di superiorità morale del centrosinistra che tanto è cara a ogni proletario. L’uomo che dopo la vittoria di Ferrero alla guida di Rifondazione, se n’è andato sbattendo la porta. Lui che era il più titolato. E’ l’ennesimo scandalo. Prima la sanità ora il sexgate. Ora una madre disoccupata con figli.

Per carità stiamo parlando di filoni di indagine. E in Italia vige il regime di presunzione di innocenza. Può darsi che tutto finisca in un proscioglimento, ma la notizia fa schifo lo stesso. Tocca il cuore stesso della famiglia. Dell’uomo. Dell’affetto.

E mentre Vendola si trova sempre più isolato, il PD cosa fa? Doveva esserci un grande dibattito congressuale, ma complice il ritiro dei ministri dalla festa del PD e l’attacco di Feltri, non si parla più di Franceschini-Bersani-Marino. In due giorni le dichiarazioni più importanti del PD sono state affidate a Sassoli che ha stigmatizzato il Premier per l’attacco all’UE. Certo non è l’ultimo militante che fa parcheggiare le macchine. Ma non è neanche la punta del partito.

A questo si aggiunge il sempre più nutrito gruppo dei non allineati. Così si chiamano e sono sempre di più. Capeggiati da Chiti, vediamo nomi come Amato, Finocchiaro, Chiamparino, Valtroni, Prodi, Zingaretti. Tre candidati e una massa di gente che se ne sta a guardare. Pare di essere all’Arci a vedere tre vecchi amici che urlano giocando a carte. Prima urlano sui segni, poi sul carico e infine sui punteggi. E all’improvviso il barista si fa coraggio e esce dal banco, si avvicina ai tre che stanno disturbando tutti. La gente lo guarda ed è con lui, ma si limita a guardare e a seguire la scena con gli occhi. Il barista vuole salvare il locale e la clientela. Non vuole che arrivi la polizia per schiamazzi. Ed ecco che i tre lo vedono e si calmano. Visto che ci sono ordinano anche un Fernet.

E’ quello che è  successo ieri. I non allineati si troveranno presto a Firenze per fare un appello per salvare il PD. Hanno preparato un documento che si chiama “salviamo il PD”. Speriamo. Nel frattempo i tre litiganti se ne esco di nuovo d’amore e d’accordo. Niente risse. C’è chi parla di un traghettatore. Tutti ora vogliono le primarie di coalizione e allearsi con l’UDC. E le differenze? Perchè litigavano?

D’Alema ieri con Tabacci ha fatto un piccolo show alla Festa del PD. Si parla di Comitato di Liberazione nazionale contro Berlusconi. Vedremo. Le incognite sono tante.

Innanzitutto c’è la debolezza di un partito che lascia a Ezio Mauro la responsabilità di un’opposizione. Un’opposizione di attacco contro Berlusconi. Giusta o sbagliata che sia, è una forza senza proposta politica. Mauro ora è dentro fino al collo. Berlusconi lo chiama in causa come evasore, e Libero ieri ha fatto vedere le contraddizioni della sua difesa alla festa del PD. Ora la via d’uscita è lanciare appelli on line. Ora per l’Europa, ora per la libertà di stampa. Ma intanto c’è pure una denuncia per diffamazione.

I tre sfidanti al titolo di segretario se ne tornano a casa. Abbassano i toni. Ora Berlusconi ha rifatto la voce grossa, non scanniamoci. Uniamoci. Uniamoci anche con l’UDC. E poco importa se nel 1996 avevamo la maggioranza senza l’UDC. Se nel 2006 siamo andati a governare con il paradosso di aver avuto meno voti in totale ma più seggi. E sempre senza l’UDC.

Ma ora che ci penso, siamo sicuro che Buttiglione, vero leader del partito di centro, voglia allearsi con il PD?

Caro Vannino hai ragione te. Salviamo il PD.