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L’estate sta finendo, e la politica soporifera se ne va. Finalmente le vacanze stanno finendo e si tornerà a parlare di politica. Quella seria (si spera), non quella fatta di sterili polemiche costruite ad hoc sui giornali per tirare a vendere qualche copia in più agli italiano sotto l’ombrellone.

Due sono gli appuntamenti che segnano la riapertura della politica. Il primo, importante anche a livello internazionale, è il Meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione. Giunto alla sua trentesima edizione, il meeting si è oramai imposto da anni come il Festival estivo più visitato al mondo.

Tony Blair, i ministri Tremonti, ZaiaCarfagna, GelminiFrattini, Calderoli, ScajolaAlfano, Raffaele Bonanni, Segretario Generale CISL, Renato Schifani, Presidente del Senato, Mario Mauro, Presidente dei Deputati del Popolo della Libertà al Parlamento Europeo, Mario Calabresi, Direttore de La StampaFerruccio De Bortoli, Direttore de Il Corriere della Sera, Giampaolo Pansa, Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, Pier Luigi Bersani, Maurizio Lupi, Vice Presidente Camera dei Deputati, Gianni Alemanno, Sergio Chiamparino, Enrico Letta, Roberto Formigoni, Savino Pezzotta, Roberto Cota, Maurizio Gasparri. Questi sono alcuni dei nomi, legati alla politica, che si legge fra gli ospiti che interverrano negli incontri previsti per tutta la settimana fino a sabato 29 agosto.

Il tema di questo Meeting è “La Conoscenza è sempre un avvenimento“. Basta il titolo per far capire il tono della kermesse riminese. Un luogo dove veramente tutti sono chiamati a dare il loro contributo senza che prevalga l’una o l’altra linea. Senza che ci siano delle conclusioni già scritte ad ogni incontro. Senza che sia un dato diktat politico a fare da padrone.

Per approfondimenti sul Meeting potete trovare qui il programma della settimana e il video di presentazione della trentesima edizione.

Dalla riviera adriatica al mar ligure. A Genova in contemporanea si terrà la Festa nazionale del Partito Democratico. Sarà una festa strana che  si celebrerà in un clima teso. Innanzitutto la testa di tutti, dagli uomini del partito ai sostenitori, è al congresso di ottobre. Sul palco si avvicenderanno i tre candidati alla segreteria. Non sono previsti confronti, ma serate e momenti distinti. L’unico che avrà l’onere (o il vantaggio) di parlare più degli avversari sarà Franceschini, che prenderà la parola sia come candidato alla segreteria che come leader del PD.

E’ una festa che oltre a cadere nel pieno di una battaglia congressuale senza esclusione di colpi, cade anche in un momento abbastanza delicato dal punto di vista dei toni espressi dai candidati alla segreteria e dei rispettivi colonnelli. In settimana Marino ha lanciato un grave j’accuse contro il partito e contro un presunto asse Bersani-Franceschini, nato allo scopo di oscurarlo. Quasi in contemporanea Bersani lanciava moniti contro l’antiberllusconismo sciocco, suscitando le ire di Di Pietro e la reazione di Franceschini, che tramite twitter (guai ad usare l’ansa..è così obsoleta, poi non va più di moda) gridavano che “il nemico è Berlusconi”. Il NEMICO. Andiamo bene. Alla faccia del processo democratico.

Se questo non fosse stato sufficente, ieri ci ha pensato Lino Paganelli, responsabile nazionale della Festa, a buttare altra benzina. Di fronte alla domanda sul perché non fosse stato invitato anche il presidente del Consiglio, la risposta è stata: “Non lo abbiamo invitato perché questa è una festa, non un festino”. Apriti cielo. Nel giro di poche ore tutti i ministri invitati a partecipare alle tavole rotonde hanno fatto sapere che non si presenteranno. Carfagna, Meloni, La Russa e anche Giancarlo Giorgetti (unico della Lega invitato). Ancora Tremonti non ha fatto sapere nulla. Non sorprende la conferma di Fini e Schifani che sono cariche istituzionali. Peccato. Peccato davvero.

Questa volta c’erano le premesse di fare un qualcosa di diverso. Una festa che non fosse la copia sbiadita di una festa dell’Unità e che non si limitasse all’autocelebrazione del partito. Anche perchè siamo seri. Dopo due anni di vita c’è di molto poco da festeggiare. Poteva essere il via ad un dibattito politico nuovo e costruttivo. Evidentemente non l’hanno voluto. Mi rifiuto di credere che un uomo navigato come Paganelli si sia lasciato sfuggire una battuta del genere per leggerezza o per avere i suoi cinque minuti di celebrità. Forse qualcuno voleva evitare questa apertura. Magari memori della Festa dell’anno scorso a Firenze, quando alla presenza di Bossi (snobbatissimo quest’anno), hanno gridato all’invasione e allo scandalo per la vista di tante bandiere verdi a salutare il senatur.

Ovviamente di fronte a tale battuta di così cattivo gusto. Diciamocelo, non farebbe ridere manco i vecchini del Circolo Andreoni a Firenze Sud, le diserzioni dei ministri ci stanno tutte. E’ inutile che la Serracchiani mandi a dire che si facciano due risate. Qui non c’è da ridere. Più che battute queste sono illazioni. Ovviamente nessuno farà niente per riparare alla cosa. Franceschini, prigioniero com’è nella gogna del congresso, non può ne’ mandare scuse a livello ufficiale (come chiedono dal PDL), ne’ riprendere Paganelli. Nella migliore delle ipotesi starà zitto. Nella peggiore, tanto per farsi vedere che è un leader forte, attaccherà il senso antidemocratico del centrodestra. Alla fine i commenti più intelligenti li hanno rilasciati Marino e Bersani. Il primo ha detto chiaro e tondo “Ce ne freghiamo..Chiamiamolo Festino dell’Unità così facciamo contenti tutti, sia destra che a sinistra”, mentre il candidato Bersani ha precisato “Spero non si prenda a pretesto una battuta, ma il programma della Festa democratica dimostra l’interesse, in rispetto delle scelte che ogni partito fa nel formulare gli inviti, e l’intenzione di tenere aperto il confronto civile con tutte le posizioni politiche. Per quel che mi riguarda confermo volentieri la mia presenza alle feste del Pdl alle quali sono stato invitato”.

Si l’estate è agli sgoccioli. L’autunno è alle porte. Si riparte da Rimini e da Genova.


Bersani candidato favorito

Pubblicato: 15 agosto 2009 in Politica
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All’inizio ci ha pensato Storace a dare la sua preferenza di voto per il candidato Bersani. Ancora non erano chiare le alleanze interne al PD che già da destra si guardava con interesse al futuro del Partito Democratico. Oggi, mentre le fazioni del PD si danno battaglia dopo i risultati del sondaggio, ecco che il totosegretario sembra essere lo sport preferito del centrodestra.

Sono tutti schierati con Bersani: Mastella, Gasparri, Bossi, Granata, Rao (UDC). Sembra che a sostegno di Franceschini siano rimasti solo Della Vedova e la Mussolini. Marino non pervenuti.

Mera provocazione? No è troppo riduttivo porre la questione sul piano della provocazione e di sicuro non si tratta di un complotto per indebolire la possibile leadership di Bersani. No è tutto molto più semplice. Bersani piace. Piace perchè amici e avversari sanno chi è. Da dove viene e dove vuole andare. Bersani non ha neanche quel peccato originale che da 15 anni scandalizza la sinistra: quello di essere cattolico. Quindi non avrà il problema di fare provvedimenti e sparata per calmare gli animi di quanti si dicono laici (o meglio laicisti). Andrà avanti per la sua strada senza il problema di essere condizionato da etichette scomode, come fu per Prodi e la Bindi. Se ci pensate è proprio questo, con le dovute differenze, il limite degli altri due candidati.

Franceschini, il cattolico, è caduto nella trappola di Marino sulle coppie di fatto e ha dovuto dare una sferzata alla sua mozione. Sferzata che poi si è concretizzata nel solito “il problema c’è e lo risolveremo insieme”. Marino che parla da laico, ha il problema di dirsi cattolico per cercare di prendere consensi.

“Lo conosco da tempo, è di Piacenza, conosce bene i problemi del lavoro”. “Riporterebbe chiarezza”. “E’ un bel comunista di matrice emiliana, un classico.” Non sono dichiarazioni rilasciati dalla famosa base, nè da esponenti del centrosinistra. Nell’ordine le citazioni sono di Bossi, Mastella e Brunetta.

Potremmo discutere per ore, ma si rischierebbe di prendere un gavettone di ferragosto sul computer, quindi è meglio chiudere. Bersani piace all’elettorato di sinistra e agli avversari. Piace perchè ha una sua identità e non ha il problema di fare mediazione e di tenere insieme tutti. Ha il problema di partire da una proposta. Alla quale si può rispondere si o no. Niente di più semplice.

La Spada…e le Mozioni

Pubblicato: 26 luglio 2009 in Politica
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Un punto sulle tre mozioni dei candidati al congresso del PD: Franceschini, Marino e Bersani. Politiche annunciate e prudenti omissioni.

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La mozione Marino

Pubblicato: 24 luglio 2009 in Politica
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Dopo Franceschini è stato il turno di Ignazio Marino. Ieri il chirurgo ha esposto i punti cardini  del suo programma davanti ai suoi sostenitori.

La mozione di Marino (scaricabile qui) si presenta come un documento abbastanza leggero (22 pagine contro le 40 di Franceschini), forse troppo. Marino e i suoi (soprattutto Goffredo Bettini e Civati) fanno un grande sforzo. Il loro compito è stato quello di cercare di dare una certa struttura politica ad una candidatura nata de facto per un “andare contro” il duo Franceschini-Bersani. Prima della presentazione della mozione, più volte coloro che si succedono dal palco si soffermano sul carattere propositivo della candidatura. Ma Marino non è un politico navigato e chi è intorno a lui lo sa, e chi è andato ad ascoltarlo neanche si aspetta di vederlo.

Così la mozione si presenta come una sorta di  ”io, Ignazio Marino, esule italiano che torno dagli Stati Uniti ecco cosa vedo del mio paese”. In un susseguirsi di citazioni di Bob Kennedy, del Cardinal Martini, di Gramsci e del Vangelo, il chirurgo tenta di dare uno spessore politico ad un documento che alla fine risulta essere un’insieme di proposte di per se’ abbastanza pragmatiche. Come messo in risalto sul suo sito, i punti fondamentali della mozione Marino sono le 6 sfide al PD.

1. Una nuova legge elettorale maggioritaria con collegi uninominali, per garantire la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.
2. Diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia
3. Contratto unico del lavoro, con salario minimo, reddito minimo di solidarietà e formazione continua.
4. Un piano energetico sostenibile per uno sviluppo etico nell’interesse delle future generazioni.
5. Legge sulle Unioni Civili in linea con le civil partnership inglesi.
6. Un piano straordinario per rilanciare scuola, formazione e ricerca come motori dell’innovazione italiana.

Marino tralascia del tutto le iperbole e gli slanci ideali di Franceschini. Punta a fare emergere questi sei punti e del resto si preoccupato poco o niente. Le stesse citazioni appaiono un artificio dialettico per cercare di idealizzare una mozione che più appare come una lista delle cose da fare. Se fino ad oggi il PD di Veltroni e Franceschini guardava ad Obama, quello di Marino vuole guardare a USA e Gran Bretagna per l’idea stessa di società, di cittadinanza e di mercato del lavoro. Si apprezza la meritocrazia e la flessibilità americana anche se si mette in guardia sull’assenza di reti di protezione sociale. Si guarda alla Gran Bretagna e si cerca di far passare come  diritto naturale il riconoscimento delle unioni civili e delle coppie di fatto. Fra l’altro non è presente nel documento alcun riferimento alle unioni omosessuali. Almeno non in termini così diretti ed espliciti come ci si sarebbe aspettato. Si parla di lotta alla discriminazione, all’omofobia, e si rimanda a dopo il congresso la scelta di una politica unitaria su questi temi. Sullo stesso concetto di laicità, Marino non sembra differire molto da Bersani e Franceschini, “ la laicità: ci sarà tempo per parlare in maniera approfondita dei tanti temi che ci stanno a cuore, ma tengo a dire che la laicità, per come la vedo io, E’ UN METODO. Significa affrontare ogni questione con rigore, nell’interesse generale e non di una parte sola. Significa porsi nel dibattito non pensando di possedere la verità. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta. Infine, laicità significa che quando si chiude il dibattito, e si è presa una decisione, la si accetta sentendosi vincolati e sostenendola con lealtà.”.

L’unica frase che forse può nascondere qualche “insidia” sui temi etici, la pronuncia in merito alle adozioni. “Si approvi una legge che consenta a individui singoli di essere valutati, con il rigore che la legge già oggi richiede alle coppie al fine dell’adozione. Lo si faccia avendo in mente soltanto l’interesse esclusivo del minore e nient’altro.” Non è chiaro se questa frase, utilizzata dopo unioni civili e lotta all’omofobia voglia significare apertura verso la possibilità di permettere l’adozione a coppie omosessuali. Se è così Marino non è chiaro. Come non lo è verso gli stessi gay che in lui molto avevano sperato.

Il documento di Marino non si perde in molte accuse contro il governo e contro l’opposizione. Anzi, limita questi attacchi solo su due temi: il pacchetto sicurezza e il lodo Alfano per il primo e la televisione pubblica per l’altro.

Sul fronte elettorale, Il PD di Marino vuole avere un respiro maggioritario ma è cosciente di non potercela fare da solo, quindi porta aperta alle alleanze elettorali. Ma non si sa con chi.

In definitiva leggendo la mozione Marino si ha l’idea di leggere un programma di cose da fare, privo di quello slancio ideale che possa veramente tracciare una rotta di un grande partito. Viene in mente il commento di Lucetta Scarraffia che ieri sul Riformista metteva in guardia dal chirurgo che vuole insegnare la politica perchè conosce la scienza. In politica si ha bisogno di persone che guardano all’insieme dei problemi, non solo su un punto specifico. Non basta essere medico per dettare la linea sul testamento biologico, anche perchè non si dirige un partito solo per lottare su un argomento. Marino guarda a USA e Gran Bretagna per lavoro e società civile ma guarda all’Italia per attuarle. A ben guardare manca quello stesso coraggio su certi temi che avevano favorito l’ascesa del “terzo uomo”. Quel coraggio che era il suo punto di forza. Che il chirurgo si stia politicizzando sempre di più?

Un tempo, a metà luglio la politica andava in vacanza. Oggi con il congresso del PD a ottobre, la politica non ne vuole proprio sapere di mettersi a fare castelli di sabbia.

Capita così che Beppe Grillo mentre si gode il sole, decida di candidarsi alle primarie del PD per far saltare i già fragili nervi del 99,99 % degli iscritti e sostenitori del partito democratico.

Il comico genovese fa breccia nel vuoto politico della sinistra facendo paura a molti. E mentre i sondaggi lo danno come un candidato di peso (sopra il 20 % secondo Luigi Crespi), i gerarchi del PD rispondono con problemi formali ad una sua possibile iscrizione, invece che dare un chiaro segno politico.

Dopo aver annulato una sua prima iscrizione in sardegna, il comico sembra riuscire nell’intento iscrivendosi al circolo Martin Luther King di Paternopoli, in provincia di Avellino, diretta da un signore in cerca di gloria e pubblicità. Tale signore, al secolo Andrea Forgione, di pubblicità ne ha avuta, tanto che il giorno dopo il Riformista intitolava “Trovato il cretino che dà la tessera a Grillo”. Forse il signor Forgioni si aspettava altra pubblicità…

Mentre i vertici del PD si sono subito messi all’opera per invalidare l’iscrizione di Grillo, il fronte di Franceschini comincia a darsi una vera struttura da “coalizione politica”. I volti nuovi Serracchiani e Sassoli si sono uniti per fare la lista “semplicemente democratici”, ma non sono i soli, a breve anche Ermete Realacci scenderà in campo e poi dovremmo vedere come si muoveranno i cattolici, i Rutelli, i Fassino e compagnia bella.

Dal fronte bersaniano invece sui grida all’unità: tutti nella sola lista. Vedremo se ne saranno capaci.

Ci chiederete a che serve fare le liste per le primarie. Per chi non lo sa, le primarie del PD, come già è successo per Veltroni, sono strutturate in modo tale che l’elettore non si limita a dare il voto al futuro segretario/candidato premier, ma vota anche una lista che lo appoggia. In questo modo non solo si dà una chiara preferenza politica verso il leader, ma anche all’establishment che lo circonderà, soppesando le varie rappresentazioni.

Marino dal canto suo continua nella sua opera di laicizzazione sui temi etici e sociali, dicendosi favorevole al riconoscimento delle coppie gay e prendendosi l’appoggio di alcune organizzazioni omosessuali (non tutte perchè sembra che l’Arcigay abbia qualcosa da ridire). Il candidato virtuale Adinolfi non è pervenuto.

Gli eserciti sono in campo. I generali stanno organizzando truppe e alleanze. Si cerca di fare la conta dei nemici e si cerca di impedire l’ingresso di nuove forze. In questo scenario c’è una cosa chiara e una cosa assolutamente non chiara. Quella chiara è che sappiamo che la posta in palio è la guida del PD e l’assetto del potere. Quella non chiara è la proposta politica che si vuole portare avanti. Leggendo i discorsi e i programmi vediamo un Franceschini e un Bersani che sotto l’impulso delle sparate di Marino (e di un pizzico di sano realismo politico) ritarano le loro invettive, arrivando a rendere poco chiare le differenze. Di Marino sappiamo che si dice cattolico ma in realtà opera al solo fine di spostare l’asse del partito più verso posizioni da partito radicale e da Italia dei Valori. Adinolfi non pervenuto.

E Beppe Grillo? Se lo fanno candidare il suo programma è semplice: internet per tutti, acqua per tutti e mandare a casa Bassolino. Oggettivamente non sembra un programma da prendere sul serio. E’ una provocazione. E il fatto che la dirigenza del PD non sappia rispondere politicamente ad una provocazione di un “suo” comico è grave. E’ sintomo di una debolezza nella proposta politica che non fa ben sperare per il futuro. Dopotutto quando l’unica cosa che sembra unier il PD sia il no a Grillo e il richiamare gli scandali (tutti da provare) del Premier Berlusconi, vuole dire che c’è molto da lavorare.