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Vi propongo un interessante editoriale de Il Riformista di oggi venerdì 12 febbraio in merito alle intercettazioni che “inguaierebbero” Bertolaso.

….Intendiamoci: non pretendo mica che gli inquirenti trovino una pistola fumante nelle intercettazioni. La pistola fumante è una prova, le intercettazioni possono fornire solo indizi. Ma mi chiedo: quando chi ascoltava le telefonate ha scoperto che Anemone mobilitava un prete per raccogliere contanti, non poteva mandare un paio di agenti in borghese a seguirlo per vedere se quei soldi li ritirava davvero e li dava davvero a Bertolaso? E quando hanno sentito della ripassata di Francesca, non potevano mandare una volante a rintracciarla questa Francesca? Non doveva essere così difficile individuarla e interrogarla, per sapere chi ripassava chi. Questo si legge nelle inchieste con cui l’Fbi incastra i politici americani: dopo la spiata telefonica si organizza la trappola, e zac, si coglie il reo con le mani nel sacco.…continua…

[...]Perché questo odio politico colpisce Berlusconi come forse mai nessuno prima nella storia della Repubblica? Secondo me Berlusconi è oggetto di odio, e non solo di normale avversione politica, perché la sua persona è stata messa davanti alla sua politica. C’è cioè una parte dei suoi oppositori che pensa che la ragione per cui lui vince sia lui medesimo, e non la sua politica. E dunque, se non ci fosse lui, non ci sarebbe neanche la sua politica, e i suoi oppositori andrebbero al governo. È la pericolosa «scorciatoia» cui faceva riferimento Napolitano ieri. Un po’ quello che si pensava di Craxi durante Tangentopoli: fatto fuori lui… E invece, fatto fuori lui, arrivò Berlusconi.[...]

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Ho cura di proporvi l’editoriale di Antonio Polito, direttore de Il Rifomista, sulla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta. Una voce interessante in mezzo a tanto vociare e in mezzo ai tanti cori da stadio che hanno sostituito i normali dibattiti politici.

Cominciamo con lo sgombrare il campo dalle balle. Ma quale regime? La Corte costituzionale ha bocciato ieri la legge cui più teneva Berlusconi, il presunto padrone dell’Italia. Fino all’ultimo i suoi uomini e Umberto Bossi hanno minacciato di conseguenze politiche gravi il collegio giudicante. Subito dopo la sentenza Berlusconi, in un evidente stato di alterazione, ha dichiarato che è una sentenza politica, che la Consulta non è più un organo di garanzia, che è di sinistra come Napolitano. …continua….

In questa settimana si sono susseguiti pochi eventi e molti lanci isterici all’interno del Partito Democratico, che giorno dopo giorno si avvicina sempre di più alle primarie del 25 ottobre. Dove c’era un grande partito riformista, ora abbiamo una guerra fra bande. Di Pietro, Santoro e Repubblica si trovano loro malgrado o a dio piacendo, a guidare l’opposizione (tutta!).

Prima di analizzare per bene la settimana che ha quasi (o de facto) sancito la fine del PD, vi suggerisco questa interessante analisi di Antonio Polito, pubblicata oggi da http://www.ilsussidiario.net

Nel Pd si stanno manifestando quelle tensioni interne che prima vivevano sottotraccia. Era inevitabile, prima o poi bisognava rompere l’unanimismo di facciata andato avanti fino ad ora. Appena si è apre un dibattito serio, sui nomi e sulle idee, si genera l’inevitabile contraccolpo di chi perde e si sente messo da parte, ma questo è l’unico modo se si vuole costruire un partito vero, con una maggioranza che lo governa e delle idee politiche precise. …continua…

e la libertà di informazione…

Pubblicato: 16 settembre 2009 in Politica
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Sabato prossimo si terrà a Roma la tanto conclamata manifestazione sulla libertà di stampa.

La manifestazione avviene in un clima che vede i giornalisti sempre più divisi, dove spesso e volentieri si alternano opinioni in contrasto fra loro. Quindi se per Libero e Il Giornale, la manifestazione di sabato è una manifestazione strumentale di chi vorrebbe fare un uso a senso unico dell’informazione, per Repubblica e L’Unità è il momento massimo per gridare contro il regime di Berlusconi. Una posizione nota e dovuta: dopo che l’inchiesta di Bari si è rivelata tutta sul PD, il pugnale per colpire Silvio porta impresso le parole “libertà di stampa minacciata” da due denuncie del Premier.

Si potrebbe obbiettare che il paradosso massimo l’abbiamo visto ieri quando l’opposizione ha applaudito il presidente della Camera Fini che aveva reso noto tramite il suo avvocato di aver denunaciato Feltri. Applausi e ovazioni dal PD all’Italia dei Valori. Un coro a cui si è unita anche Repubblica e L’Unità, però in questo caso è curioso notare come la denuncia sia legittima e non sia contro la libertà di informazione.

In questo marasma ci sono ben altre posizioni, e sicuramente le più interessanti sono quelle tenute da Il Riformista di Antonio Polito e L’Altro di Pietro Sansonetti. Uno quotidiano della sinistra riformista e uno della sinistra radicale.  Ebbene ambedue dicono a caratteri cubitali la realtà dei fatti, ovvero che non dobbiamo essere ridicoli, la libertà di stampa non è di certo in pericolo! O meglio, come dice Sansonetti, un pericolo c’è:

“alla manifestazione che si terrà sabato prossimo. Quella per la libertà di informazione. Alla quale noi dell’Altro parteciperemo convinti, perché siamo convinti che in Italia ci sia un enorme problema di libertà di informazione. La libertà di informazione è strangolata dal triopolio Berlusconi-De Benedetti-Rcs. Questi tre gruppi politico-industriali controllano il 90 per cento dei grandi mezzi di informazione. E controllano i partiti di riferimento, e attraverso i partiti di riferimento hanno potere assoluto sulla Rai.

Noi speriamo che la manifestazione del 19 non sia – come rischia di essere – una manifestazione dei debenedettiani contro i berlusconiani, sennò è un disastro. Se succederà questo sarà una spinta ulteriore a ridurre e non ad allargare la libertà di informazione. Ma anche in questo caso non faremo l’Aventino. Saremo lì, con la speranza di potere trovare interlocutori che vogliono la stessa cosa che vogliamo noi: che i giornalisti si riprendano in mano l’informazione, e rompano il patto infame – il patto al silenzio, o viceversa allo scandalismo – con i propri editori.” (P. Sansonetti, L’Altro, 15 settembre 2009)