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Se Berlusconi dice a Minzolini che la trasmissione di Santoro “non si può vedere”, facile che poi esca sui giornali il diktat “chiudete quella trasmissione!”, così però non si fa un buon servizio ai lettori. La mia, comunque, è solo una precisazione. Le intercettazioni ci mostrano le pressioni dei politici sui giornalisti e questa non è certo una novità. In Italia è la norma, non facciamo finta di scoprirlo oggi. Avendo fatto il direttore di Liberazione e il condirettore de L’Unità ne so qualcosa. Ricevevo le pressioni di ministri, segretari di partito e presidenti del Consiglio…

INCHIESTA TRANI/ Sansonetti: altro che Berlusconi, da direttore ricevevo pressioni da premier di sinistra… | Pagina 1.

“Da molto tempo la violenza fisica non faceva irruzione nella politica, forse ci eravamo dimenticati di lei. Il clima in questi anni è diventato irrespirabile a causa di una battaglia politica senza fine e senza contenuti, portata avanti da due schieramenti simili alle curve di uno stadio. Probabilmente un episodio del genere si poteva mettere in preventivo, purtroppo nessuno lo ha fatto.”

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Nel giro di neanche una settimana i nostri politici ci hanno regalato le seguenti dichiarazioni: ”Siamo circondati da farabutti in tivù, stampa e politica. La Rai è l’unica rete pubblica che parla male del governo con i soldi dei contribuenti“, dichiarato da Silvio Berlusconi a Porta a Porta la sera del 14 settembre. Dichiarazione a cui ha fatto seguito l’immancabile Franceschini affermando “Neanche Ceausescu si sarebbe prestato a questo show“. Ma non è finita, poteva mancare Di Pietro? Eccolo urlare a gran voce davanti ai suoi fedelissimi “È un personaggio pericoloso (Berlusconi ndr.) perchè presto cadrà con il dito alzato, come Saddam Hussein, facendo finta di nulla fino all’ultimo minuto“.

Partiamo dall’opposizione. Il povero Franceschini si scopre ogni giorno sempre più solo e sempre più destinato all’inevitabile sconfitta. I dati pubblicati fra ieri e oggi sulle primarie parlano da soli: fra gli iscritti al PD la preferenza è chiara, Bersani 55,7 % mentre Franceschini resta ancorato al 35,6 %. I dati sono sintomatici di quello che era nell’aria da tempo. Siamo tutti d’accordo che al momento le primarie fra gli iscritti si stanno rivelando un mezzo flop e che le sezioni scrutinate sono poche. Ma il trend è abbastanza definito, tanto che oggi dalle pagine de Il Riformista, Fioroni rimanda la sfida alle primarie (vere e proprie). Sono dichiarazioni dovute e che lasciano il tempo che trovano. La verità è che come leader del PD, il caro Franceschini si è sempre e solo limitato alla polemica gratuita (vedi qui): appagante nel breve periodo perchè fa effetto e non impone sforzi, ma logorate a lunga andare. Aggiungiamoci che Franceschini non ha di certo il carisma di Berlusconi e abbiamo fatto bingo. Quindi il leggenDario pare destinato a tornare in quel limbo in cui stava prima della caduta di Veltroni. Al posto suo Bersani, uomo apparato della vecchia destra PCI, armato di tanta buona volontà. Vedremo se la buona volontà sarà sufficiente a rimettere in carreggiata un partito allo sbando, con una proposta politica pari allo zero e con una bomba a orologeria pronta ad esplodere proprio a dalemopoli (Puglia).

Sempre sul fronte opposizione abbiamo Di Pietro. E’ sicuramente quello che se la passa meglio di tutti. Lui non ha elettori, ha dei fedeli. Se nell’informatica abbiamo Steve Jobs e i fedeli del Mac, in Italia abbiamo Di Pietro e i suoi fedeli elettori. Il giustizialismo politico dell’Italia dei Valori unito alle dichiarazioni al limite della decenza del loro leader sembrano di volta in volta rinforzare il buon Tonino. L’indagine della Corte dei Conti sulle spese del partito è vista nella migliore delle ipotesi come un complotto dei poteri forti, anzi più precisamente dell’immancabile P2. Questa rediviva P2 che è ovunque, nel cibo, nell’aria, nell’acqua, nella televisione, nei giornali…L’ex PM non è mai conciliante, è sempre rissoso. Urla in faccia ad alleati (il PD) troppo deboli per prendere una drastica decisione sull’alleanza, sui nemici (Berlusconi, il PDL e la P2) e sugli altri (l’UDC). Ora avrà anche il suo giornale, Il Fatto, della premiata ditta Travaglio-Colombo-Padellaro. A parte i giudizi in merito c’è da dire una cosa, è l’unico giornale che prima ancora di uscire vanta già 27mila abbonamenti, e questo la dice lunga sulla fedeltà politica degli elettori di Di Pietro. Chi lo sa, magari se il PD decide di lasciarlo dov’è, la sua grande armata elettorale si riduce drasticamente…

E ora passiamo a Berlusconi e al governo, fra tutti Brunetta che nell’ultima settimana prima ha attaccato prima i parassiti che rubano soldi al FUS e ora se la prende con elite che vogliono il colpo di Stato. E’ chiaro che al rientro delle ferie, il Premier ha deciso di contrattaccare alle accuse e al fango degli ultimi cinque. Non sappiamo se proprio Dino Boffo poteva essere il problema o se poteva essere evitato. Io credo che poteva e doveva essere evitato. Di certo è che con una maggioranza così ampia in parlamento e con gradimento così alto nel paese, Berlusconi e i suoi potrebbero anche stare tranquilli e lavorare in santa pace. Questa politica dello scontro diretto promossa ora dalla maggioranza rischia veramente di continuare a logorare un dibattito politico di per se’ molto sterile. A ciò va aggiunto anche un giudizio che possiamo dare su quello che è il causus belli, ovvero gli attacchi di Repubblica. E’ già emblematico che sia Repubblica e non il PD, l’interlocutore di opposizione del governo. Questo la dice lunga sullo stato di salute della sinistra in Italia.

Berlusconi dovrebbe abbassare i toni visto che è palese qual’è la vera portata di questi attacchi continui e ripetuti. Le dieci indagini di Bari stanno già rompendo le fondamenta del centrosinistra in Puglia e non sappiamo fino dove arriveranno. L’aver sbattuto in prima pagina le confessioni della D’Addario mostrano che Ezio Mauro e il fido D’Avanzo la vedono lunga: ci hanno ammorbato per 5 mesi con questa storia solo per coprire le malefatte e le disfatte del PD e compagni. Paghiamo 30 mila euro un’escort, facciamoci dare le registrazioni e con il fango con cui ricopriamo Berlusconi ripariamo i nostri. Stupefacenti. Così tanto bravi che dopo le dichiarazioni del procuratore di Bari, di Tarantino non parla più nessuno e ora si sono inventati la lotta per la libertà di stampa.

Berlusconi deve mettersi l’anima in pace, lo attaccheranno sempre. Quindi può evitare di dare di farabutti a questi signori, e inviti i suoi ad abbassare i toni. Che la libertà di stampa in Italia non è in pericolo lo sanno tutti. Questo è uno slogan, il nuovo slogan contro il Premier. Per i malfidati della libertà di stampa riporto solo due giudizi che possono far riflettere. Il primo è di Giuseppe Crociani, il conduttore de La Zanzara su Radio24, che discutendo con uno spettatore ha posto un interrogativo tremendo tanto colpisce nel segno “se la libertà di stampa è in pericolo in Italia, perchè annullare una manifestazione? per i sei morti? la democrazia non è più importante?“. Evidentemente la manifetsazione è solo un pretesto per fare opposizione. Cosa giustissima e legittima, ma questo è. Mi risuonano sempre in testa le parole del buon Sansonetti (forse l’ultimo giornalista comunista):  ”Noi speriamo che la manifestazione del 19 non sia – come rischia di essere – una manifestazione dei debenedettiani contro i berlusconiani, sennò è un disastro. Se succederà questo sarà una spinta ulteriore a ridurre e non ad allargare la libertà di informazione.”

e la libertà di informazione…

Pubblicato: 16 settembre 2009 in Politica
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Sabato prossimo si terrà a Roma la tanto conclamata manifestazione sulla libertà di stampa.

La manifestazione avviene in un clima che vede i giornalisti sempre più divisi, dove spesso e volentieri si alternano opinioni in contrasto fra loro. Quindi se per Libero e Il Giornale, la manifestazione di sabato è una manifestazione strumentale di chi vorrebbe fare un uso a senso unico dell’informazione, per Repubblica e L’Unità è il momento massimo per gridare contro il regime di Berlusconi. Una posizione nota e dovuta: dopo che l’inchiesta di Bari si è rivelata tutta sul PD, il pugnale per colpire Silvio porta impresso le parole “libertà di stampa minacciata” da due denuncie del Premier.

Si potrebbe obbiettare che il paradosso massimo l’abbiamo visto ieri quando l’opposizione ha applaudito il presidente della Camera Fini che aveva reso noto tramite il suo avvocato di aver denunaciato Feltri. Applausi e ovazioni dal PD all’Italia dei Valori. Un coro a cui si è unita anche Repubblica e L’Unità, però in questo caso è curioso notare come la denuncia sia legittima e non sia contro la libertà di informazione.

In questo marasma ci sono ben altre posizioni, e sicuramente le più interessanti sono quelle tenute da Il Riformista di Antonio Polito e L’Altro di Pietro Sansonetti. Uno quotidiano della sinistra riformista e uno della sinistra radicale.  Ebbene ambedue dicono a caratteri cubitali la realtà dei fatti, ovvero che non dobbiamo essere ridicoli, la libertà di stampa non è di certo in pericolo! O meglio, come dice Sansonetti, un pericolo c’è:

“alla manifestazione che si terrà sabato prossimo. Quella per la libertà di informazione. Alla quale noi dell’Altro parteciperemo convinti, perché siamo convinti che in Italia ci sia un enorme problema di libertà di informazione. La libertà di informazione è strangolata dal triopolio Berlusconi-De Benedetti-Rcs. Questi tre gruppi politico-industriali controllano il 90 per cento dei grandi mezzi di informazione. E controllano i partiti di riferimento, e attraverso i partiti di riferimento hanno potere assoluto sulla Rai.

Noi speriamo che la manifestazione del 19 non sia – come rischia di essere – una manifestazione dei debenedettiani contro i berlusconiani, sennò è un disastro. Se succederà questo sarà una spinta ulteriore a ridurre e non ad allargare la libertà di informazione. Ma anche in questo caso non faremo l’Aventino. Saremo lì, con la speranza di potere trovare interlocutori che vogliono la stessa cosa che vogliamo noi: che i giornalisti si riprendano in mano l’informazione, e rompano il patto infame – il patto al silenzio, o viceversa allo scandalismo – con i propri editori.” (P. Sansonetti, L’Altro, 15 settembre 2009)