Ieri in piazza a Roma si è finalmente svolta la tanto desiderata manifestazione per la libertà di informazione. Occorre subito dire che è stata una manifestazione un po’ sfigata, di quelle che sembrano non volersi svolgere. Fissata inizialmente per il 19 settembre è stata dapprima rinviata a causa dell’attentato di Kabul, poi all’indomani del tanto atteso 3 ottobre, una valanga di fango travolge Messina e addio prime pagine dei giornali.
Al di là dell’impatto mediatico, la manifestazione di ieri ha avuto come leit-motiv quello dell’opposizione al governo e a Berlusconi. Manifestazione legittima e più che benvoluta. Hanno sfilato gli iscritti alla CGIL, i leader del PD, dell’Italia dei Valori, di Rifondazione e dei Comunisti Italiani. C’erano i precari della scuola e i precari dell’informazione. Quei tanti giornalisti che a causa della crisi della carta stampata si ritrovano in bilico o in mezzo ad una strada. Sono tanti i precari dell’informazione, anche se a ben vedere i più consistenti sono quelli del gruppo Espresso- Repubblica: dalla tv satellitare a All Music, passando per la stessa Repubblica.
Quello di ieri a Roma era un popolo apparentemente disomogeneo. Doveva e poteva essere una chiamata a tutti i cittadini per difendere la libertà di stampa dalla dittatura berlusconiana. Quella di ieri è stata una manifestazione “montata” ad arte per cercare di trasmettere il più possibile questo messaggio di trasversalità e di neutralità basato sulla difesa stessa della democrazia. Nessun leader politico sul palco. Solo giornalisti ed editorialisti. Quindi largo spazio a Siddi della Federazione Nazionale della Stampa, a Saviano, e pure a Baglioni. Santoro e Travaglio preferiscono stare in mezzo alla folla. Non ci salgono loro sul palco!
A guardare quello che c’era ieri in piazza colpiva la forte presenza di bandiere con stemmi politici dalla falce e martello, al gabbiano dell’Idv, alla scritta tricolore del PD. Dopo una giornata di sacrosanta manifestazione pacifica, molti se ne sono tornati a casa soddisfatti. Di Pietro non ha avuto il suo show, ma è comunque riuscito a fare sapere a tutti che il Presidente della Repubblica è un vile e anche un Ponzio Pilato. Si è rivisto il buon Walter, con il suo sorriso da 33,7 %, così lontano dalle faccie dei vari Marino, Bersani e Franceschini. Meno soddisfatti erano proprio questi ultimi del PD che in settimana si sono visti incolpare dell’approvazione del provvedimento sullo scudo fiscale (passata per 20 voti, e il Pd contava 23 assenze!) da parte di Di Pietro che ha sempre più mano libera nel togliere voti al “più grande partito riformista” d’Europa (viste le ultime percentuali). Ma dal PD hanno fatto sapere che i trasgressori saranno severamente puniti. Ieri il buon Tonino era soddisfatto, magari già da oggi è al lavoro per respingere le accuse di Micromega e l’assalto alla dirigenze di De Magistris, ma per un giorno si è goduto il bagno di folla.
Una folla disomogenea al quale forse hanno partecipato tante persone semplici come quell’uomo che ha fermato il capo dello Stato dicendogli di non firmare una legge in nome delle “persone oneste”. Gente semplice e a mio dire usata e strumentalizzata dagli slogan e dai motti di coloro che passano 23 ore su 24 a gridare contro le strumentalizzazioni e la disinformazione. Come ha detto Napolitano stesso in una nota diffusa ieri sera, è noto che “la Costituzione non attribuisce al Presidente alcun potere di veto”. Forse sarebbe bene far leggere veramente tutta la costituzione invece di inventarsi poteri che non esistono e di concentrarsi solo su articoli come il 18 e il 21, funzionali appunto per vestirsi da novelli Orlando. Ma su questo punto crediamo che non ci sia peggior sordo di chi non vuole sentire.
Quella di ieri è stata una manifestazione leggittima. Magari sarebbe stato bello parlare dei motivi che l’hanno mossa. Nota giustamente Mentana che è strano che una manifestazione nata dopo la querela a Repubblica e all’Unità, abbia parlato di tutto ma non delle querele:
“Se uno degli obiettivi era quello che fossero ritirate le citazioni contro Repubblica e Unità, non è un caso che è l’unica cosa del quale non si è parlato [...]Ho visto che c’erano i simboli di partiti e sono tornato indietro. C’erano tutti. Anche chi ha appena finito di lottizzare la RAI. Ho a cuore la libertà di informazione ma ritengo che manifestare insieme a leader politici sia la negazione in radice della propria autonomia professionale [...] questa mi è sembrata una manifestazione dell’opposizione [...]Ho trovato condivisibile quello che ha detto Saviano. Ma altri interventi sembravano relazioni a un congresso di partito. Il vero problema oggi è che la politica la fa una parte sola mentre l’altra è così debole da avere bisogno di essere surrogata dai giornali nella battaglia contro Berlusconi. Se il Pd non fosse così ripiegato su se stesso, però, non sarebbe stata Repubblica a fare quella campagna. E la questione sarebbe stata incanalata su binari più politici e meno guardonistici.” (Enrico Mentana, Il Riformista, pag. 3, 4 ottobre 2009)
Una manifestazione alla quale hanno partecipato 300 mila persone per gli organizzatori e “solo” 60 mila persone per la questura. Come sempre in questa guerra di cifre la verità starà nel mezzo. Certo se consideriamo che Firenze ha poco più di 300 mila abitanti, arrivare a dire che in piazza del popolo c’erano 300 mila persone equivale a sostenere che per un giorno tutti i fiorentini stavano in una piazza. E’ un po’ dura da immaginare. Un po’ come il corteo del PD di un anno fa, al quale secondo Veltroni erano in piazza 2 milioni di persone: cioè 7 volte Firenze…
Una manifestazione dell’opposizione vestita a festa dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Magari sarebbe bello sapere che peso hanno testate come Repubblica e Unità nel sindacato dei giornalisti e su Franco Siddi, dopotutto si sa che i segretari vengono eletti e non cascano dagli alberi.